UN PROGETTO DI
26 Marzo 2026
11:11

Scoperto in Turchia il cane domestico più antico del mondo: viveva con l’uomo 15.800 anni fa

Uno studio appena pubblicato su Nature identifica in Anatolia i cani domestici più antichi mai confermati dalla scienza: vivevano con una popolazione di cacciatori-raccoglitori 15.800 anni fa, anticipando così l’origine certificata scientificamente del legame uomo-cane.

Immagine
Incisioni rupestri dell’età della pietra

Che il legame tra cani e uomini avesse radici molto più lontane nel tempo di quanto ancora comunemente si pensi è assodato dalla scienza in diversi studi, tanto che gli esperti parlano di una relazione che può essere iniziata fino a 40 mila anni fa. Una nuova scoperta, adesso, attesta che i cani più antichi del mondo, “certificati” dagli esperti, erano in Turchia e vivevano insieme a una comunità umana già 15.800 anni fa, retrodatando di quasi 5.000 anni l'origine dei nostri amici cani con un dato certo ricavato dal ritrovamento di ossa che sono state analizzate e, appunto, attribuite definitivamente alla specie più vicina all’essere umano dalla notte dei tempi.

Cane e uomo convivevano già 5 mila anni prima di quello che sappiamo: lo studio su Nature

Lo studio si chiama, semplicemente: “Durante il Paleolitico i cani erano ampiamente diffusi nell'Eurasia occidentale” ed è stato appena pubblicato su Nature a cura di un team internazionale di ricercatori di varia formazione che provengono da diversi enti e università della Gran Bretagna, Turchia, Germania, Stati Uniti, Singapore e altre nazioni.

La scoperta di questi resti risale all’estate del 2004, quando Douglas Baird, un noto archeologo irlandese, stava analizzando i fossili di un’antica popolazione di cacciatori-raccoglitori nel sito di Pınarbaşı, nella Turchia centrale. Durante gli scavi emerse una tomba in cui sono state trovate le ossa di quattro cuccioli di canide. All’epoca non si riuscì a comprendere se si trattasse di lupi o cani, a parte propendere per questa seconda specie proprio per la prossimità con l’uomo.

A distanza di 22 anni, ecco la prova definitiva: l’analisi del DNA ha permesso di avere la conferma che i fossili appartenessero a dei canis lupus familiaris retrodatando in questo modo di quasi 16 mila anni l’inizio del rapporto tra cani e umani e diventando il ritrovamento più antico di resti del “miglior amico dell’uomo”.

Anticipare di quasi 5.000 anni le più antiche prove genetiche relative ai cani domestici significa certificare che già in epoca così remota i cacciatori-raccoglitori nutrivano questi animali e li seppellivano ritualmente molto prima della comparsa dell'agricoltura e significa anche che, come si evince dallo studio, in quella data i cani erano già presenti in Europa e nell’Asia occidentale e che le popolazioni di questa specie erano geneticamente simili tra regioni lontane. Ciò, secondo gli esperti, può essere spiegato solo in due modi: gli animali venivano scambiati o si spostavano insieme ai gruppi umani del Paleolitico.

Lachie Scarsbrook, uno dei principali autori dello studio, ha così commentato i risultati raggiunti: "Significa che già 15.000 anni fa, cani con origini molto diverse esistevano in tutta l'Eurasia, dal Somerset alla Siberia. Ciò solleva la possibilità che la domesticazione sia avvenuta durante l'ultima era glaciale, più di 10.000 anni prima della comparsa di qualsiasi altra pianta o animale domestico".

Chi era il cane "più antico del mondo" finora e perché è importante stabilirlo

Ad oggi l’ultimo ritrovamento verificato con certezza e che ne faceva il cane geneticamente più antico di cui si avesse conferma era un individuo di 11.000 anni fa, ritrovato in un sito nella Russia nord-occidentale. Tanti sono i ritrovamenti fatti nell’arco soprattutto degli ultimi anni in cui gli esperti hanno registrato il ritrovamento di crani più corti e più larghi che hanno sempre fatto pensare al cane e non a specie simili ma le informazioni genetiche raccolte non sono state sufficienti o, comunque, non si è proceduto a verificarle.

Per questo lo studio del team internazionale di ricerca appena pubblicato ha una grande rilevanza a fronte della relazione interspecifica più antica e unica che c’è sul pianeta Terra per andare a cercarne le origini e la diffusione.

Il lavoro che è stato fatto per arrivare a definire quei fossili come ossa di cane è stato sequenziare il dna di uno dei cuccioli e metterlo a confronto con altri ritrovamenti, come le ossa di presunti cani ritrovate nella grotta di Gough, nell'Inghilterra del sud, e in un’altra che si chiama Kesslerloch, nella Svizzera settentrionale. Questi siti risalgono rispettivamente a circa 14.300 e 14.200 anni fa e il paragone ha portato gli esperti ad avere la certezza che i cucciolo turco fosse un cane al 100% e così anche gli altri resti rinvenuti in Europa: il loro DNA mitocondriale corrispondeva strettamente a quello di resti canini risalenti a 14.000 anni fa, provenienti dalla Germania occidentale e dall'Italia meridionale, rivelando che i cani erano diffusi in tutta Europa a quell'epoca.

Immagine
Mandibola del cane di Gough’s Cave in vista laterale (Credits: studio originale)

“Il ritrovamento di cani in contesti di cacciatori-raccoglitori del Magdaleniano, dell'Epigraveziano e dell'Anatolia in tutta l'Eurasia occidentale indica che i cani erano integrati con gruppi umani culturalmente, geograficamente e geneticamente distinti”, scrivono i ricercatori nello studio, aprendo così nuove strade per arrivare a risolvere l’enigma dell’origine di un cammino evolutivo di due specie che si sono unite dalla notte dei tempi.

Sfondo autopromo
Segui Kodami sui canali social
api url views