UN PROGETTO DI

Scoperta la tecnica di caccia del marangone, l’uccello marino che tende agguati sott’acqua: sfrutta rocce e fondale

Un marangone dal ciuffo (Gulosus aristotelis) filmato in Sardegna usa tunnel e ombre sottomarine per tendere agguati ai pesci. È la prima volta che viene documentata la strategia di caccia in questo uccello marino simile al più noto cormorano.

24 Marzo 2026
12:27
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Un marangone dal ciuffo (Gulosus aristotelis) riposa sugli scogli. Foto di Francesco Riccio

Qualcuno, durante un'immersione nelle acque di Is Arutas, in Sardegna, ha puntato la telecamera su un uccello acquatico molto simile e strettamente imparentato al più conosciuto cormorano. Pochi minuti di riprese, probabilmente senza grandi aspettative. Quello che però ha catturato Daniele Grech, invece, era qualcosa che non si era mai visto prima: un giovane marangone dal ciuffo si muoveva tra il fondale eseguendo "manovre" che non sembravano affatto casuali.

Entrava in un tunnel sottomarino. Si fermava. Si appostava nell'ombra delle rocce. E poi scattava, improvviso, verso un banco di pesci che non lo aveva visto arrivare. Quell'uccello marino, come conferma un nuovo studio recentemente pubblicato sulla rivista Behaviour, stava eseguendo un agguato sfruttando l'ambiente a suo favore: una tecnica di caccia complessa, e per certi versi ingegnosa, mai documentata prima.

Un'imboscata pianificata in tre fasi distinte

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Le tre fasi dell’imboscata del marangone. Illustrazione di Andrea Accennato

I marangoni dal ciuffo (Gulosus aristotelis) – e il gruppo dei cormorani in generale di cui fa parte questa specie – sono sempre stati descritti come predatori da inseguimento, animali che si immergono sott'acqua e rincorrono le prede fino ad acciuffarle grazie alla velocità o alla resistenza. Al massimo, si è parlato di prey-flushing, la tecnica con cui "smuovono" le prede nascoste tra le rocce spingendole a farle uscire allo scoperto.

Nessuno aveva mai ipotizzato un agguato. Un'imboscata pianificata. Eppure è esattamente quello che descrivono nello studio un gruppo di ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, in collaborazione con il Marine Research Institute dell'Università di Klaipėda, in Lituania, il gruppo Subacquei per la Scienza e l'Università degli Studi di Trieste.

L'analisi del video ha permesso di ricostruire l'intera sequenza di caccia, articolata in tre fasi distinte. Prima l'herding: l'uccello spinge attivamente il banco di latterini (Atherina sp.) verso la riva o lungo traiettorie prevedibili. Poi l'agguato vero e proprio, l'ambush: il marangone scompare dietro una struttura rocciosa o dentro un tunnel, sfrutta l'oscurità per nascondersi, e poi attacca da distanza ravvicinata. Infine, il riposizionamento, l'uccello recupera la posizione di vantaggio e ricomincia la sequenza da capo.

"Bastano pochi minuti nel posto giusto"

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La sequenza fotografica dell’imboscata. Immagine da Salvador et al., 2026

"Siamo rimasti sbalorditi", racconta a Fanpage.it Rosario Balestrieri, ornitologo del CRIMAC – Centro Ricerche sulle Migrazioni e la Conservazione degli Uccelli – della Stazione Zoologica Anton Dohrn, e coautore dello studio. "Sono bastati pochi minuti di riprese subacquee per documentare un comportamento mai descritto prima in questa specie. Questo dimostra che non servono sempre spedizioni oceanografiche per aggiungere nuovi tasselli alla nostra conoscenza: a volte basta l'occhio attento di un appassionato nel posto giusto".

Quello che colpisce, leggendo lo studio, è proprio questo: la scoperta non è nata in laboratorio, non è frutto di anni di monitoraggio con strumentazione satellitare. È partita grazie a un video amatoriale. E questo cambia anche il modo in cui gli autori interpretano i propri risultati con la cautela necessaria, ma anche con la consapevolezza che il mondo subacqueo degli uccelli marini del Mediterraneo è ancora largamente sconosciuto.

Un dettaglio aggiuntivo rende la scena ancora più vivida: durante la sequenza di caccia erano presenti anche alcune spigole (Dicentrarchus labrax). Il loro movimento sul fondo potrebbe aver contribuito a disorientare i latterini, facilitando così il compito del marangone. Non è una cooperazione vera e propria, come documentato in un caso analogo sulle coste croate, ma una coincidenza molto utile: un giovane uccello predatore sfrutta il contesto, animato e inanimato, come se conoscesse già le regole del gioco.

Un predatore che conosce e sfrutta il fondale

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Un marangone dal ciuffo che nuota al largo della Spagna

C'è un altro aspetto interessante al centro di questa storia. Gli autori spiegano infatti che il marangone dal ciuffo non ha una vista eccezionale sott'acqua: la sua acuità visiva subacquea è piuttosto modesta, lontana dalla nostra e da quella di certi pesci predatori. Eppure riesce comunque a catturare con successo prede veloci in acque che conosce molto bene. Come ci riesce?

La risposta che emerge dallo studio è che la conoscenza tattica del territorio può compensare i limiti sensoriali. Il fondale diventa così un alleato: le rocce e i tunnel non sono solo ostacoli da evitare, ma "strumenti" da sfruttare per trarne un vantaggio. È una forma di intelligenza spaziale – la capacità di leggere l'ambiente e integrarlo nel comportamento di caccia – che finora non era mai stata attribuita a questa specie.

Gli autori sono in ogni caso prudenti, come si deve sempre con le "prime volte". Si tratta per ora di una singola osservazione, con un singolo individuo, in un singolo sito. Le conclusioni restano quindi ipotetiche, e lo studio è piuttosto esplicito nel dirlo. Ma l'ipotesi formulata dai ricercatori resta comunque valida, oltre che estremamente affascinante.

Chiunque abbia un video può fare ricerca e aiutare gli scienziati

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Un marangone dal ciuffo. Foto di Rosario Balestrieri

È da questa consapevolezza che nasce #InVOLOinunMAREdiVIDEO, il progetto di citizen science – la scienza partecipata, costruita dal basso insieme a chi il mare lo frequenta davvero – coordinato dallo stesso Balestrieri insieme all'etologo Piero Amodio.

L'obiettivo è semplice quanto ambizioso: raccogliere filmati subacquei di uccelli marini – cormorani, marangoni, berte, qualunque specie – per studiare le loro tecniche di caccia, le profondità raggiunte, le interazioni tra individui della stessa specie o con altri animali. Sappiamo per esempio che il pinguino imperatore riesce a scendere oltre i 500 metri. Ma cosa fanno i marangoni del Mediterraneo quando spariscono sotto la superficie? Emettono vocalizzazioni subacquee, come in alcune specie artiche? I giovani imparano osservando gli adulti?

Nessuno lo sa con certezza. Ma forse la risposta è già all'interno di qualche hard disk, tra le riprese di un'immersione dimenticata. "Ogni video che riceviamo", dice ancora Balestrieri, "è una finestra aperta su un mondo che credevamo di conoscere e che, invece, non finisce mai di sorprenderci. Quello che per voi è il ricordo di un'immersione, per noi potrebbe essere il dato mancante per decifrare i comportamenti degli uccelli sotto la superficie".

Chiunque abbia filmati – recenti o di anni fa, girati in Italia o all'estero – può inviarli all'indirizzo citizenscience.crimac@szn.it.

Il mare che non abbiamo ancora visto

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Un marangone dal ciuffo in volo. Foto di M. Ambrosino

C'è qualcosa di avvincente nell'idea che un uccello così conosciuto, che vediamo spesso sui pontili, che si asciuga le ali al sole sugli scogli come una statua. oche nuota tra pescatori e bagnanti, stia in realtà elaborando una mappa mentale del fondale. Che sappia inoltre dove si nasconde un banco di pesci, dove la luce non arriva e dove la roccia può offrire copertura. E nessuno l'avevo mai notato prima d'ora.

Ma grazie alla collaborazione tra ricercatori e sub, pescatori e semplici appassionati, ora è possibile svelare un mare che è sempre stato sotto ai nostri occhi, ma che non avevamo ancora visto davvero.

Scoprire che la biodiversità e la vita animale sottomarina è molto più ricca e complessa di quanto pensassimo, dà così profondità a qualcosa che rischiava di sembrare piatto come la superficie calma, e magari anche di poco conto da un punto di vista conservazionisti. E invece un uccello acquatico che tende agguati nell'oscurità merita di essere raccontato e ,soprattutto, di avere ancora un posto in cui poterlo fare. Anche per questo dobbiamo proteggere le nostre coste e i nostri fondali.

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