
Il 5 marzo scorso a Lussemburgo è successo qualcosa di unico. Per la prima volta in assoluto la Commissione europea ha dovuto rispondere nella sede della Corte di Giustizia dell'UE ad un ricorso presentato da diverse associazioni e organizzazioni animaliste di tutto il Vecchio continente per non aver dato prosecuzione ad un impegno assunto nel 2021 nel presentare la legge che metta fine all'allevamento in gabbia degli animali d'allevamento.
Il punto è che la Commissione era stata travolta, letteralmente, dalla richiesta di 1 milione e mezzo di cittadini europei attraverso l'ICE nata dalla campagna "End the Cage Age". Ad essere ammessi come associazione italiana c'era la Lav e di tutta la genesi e di quanto successo dopo che la Corte di giustizia dell'Unione europea aveva dato ragione agli animalisti ne parliamo su Kodami con Lorenza Bianchi, responsabile Area Animali negli allevamenti di LAV e presente all'udienza.
Ricostruiamo tutta la vicenda complessa dell'ICE contro l'allevamento in gabbia?
L'iniziativa dei cittadini europei “End the Cage Age” (ETCA) chiede la fine dell’utilizzo delle gabbie nell'allevamento di animali a scopo alimentare. Viene lanciata a Bruxelles l'11 settembre 2018 da CIWF. A sostegno dell'iniziativa si costituisce la coalizione europea End The Cage Age, che include 170 associazioni in 28 Paesi, di cui 22 italiane: la più grande coalizione europea di ONG mai riunitasi su questi temi.
In Italia, viene organizzata una conferenza stampa dalle principali organizzazioni di tutela degli animali, tra cui LAV, con la partecipazione e il sostegno dell'allora Ministra della Salute Grillo. La raccolta delle firme si conclude un anno dopo, con oltre 1.4 milioni di firme validate in 18 Paesi superando ampiamente la soglia minima richiesta, pari a 7 Stati membri. Nell'ottobre 2020, le firme raccolte vengono consegnate alla Commissione europea. Nel giugno del 2021, dopo una discussione formale al Parlamento europeo, la Commissione prende una posizione pubblica impegnandosi per un graduale superamento dell'utilizzo di gabbie a partire dal 2027, con la presentazione di una bozza di legge entro il 2023 per iniziare l'iter legislativo verso il divieto.
Fin dall'inizio LAV porta avanti attività di campagna per chiedere che l'Italia prendesse una posizione favorevole al superamento delle gabbie. In questo ambito, ha realizzato un report di ricerca sul settore delle galline allevate per la produzione di uova, presentandolo in un convegno a Roma nel maggio del 2022.
La Commissione disattende però l'impegno preso e per questa ragione a novembre 2023 LAV insieme alle altre associazioni della coalizione ETCA presenta un reclamo all'Ombudsman (il Mediatore europeo) per chiedere conto della mancata azione. A seguito di questa richiesta, la Commissione risponde nel febbraio 2024 non fornendo indicazioni chiare ma confermando la sua intenzione di proseguire il suo impegno per vietare l'uso di gabbie negli allevamenti, tuttavia nessuna azione concreta si realizza.
Il Comitato promotore ha così deciso di fare ricorso contro la Commissione davanti alla Corte di Giustizia europea. LAV ha sostenuto questa azione legale a giugno 2024 e, con solo altre due organizzazioni, abbiamo ottenut l'ammissione ad intervenire.
Questo ricorso è particolarmente rilevante, anche perché è il primo nella storia dell’UE in cui la Commissione europea è chiamata a rispondere della propria inazione in merito a un’Iniziativa dei Cittadini Europei. Quanto è simbolico questo aspetto rispetto al fatto che si tratti di animali?
Molto, soprattutto perché rappresentativo di una necessità condivisa da cittadine e cittadini. Il fatto che la ICE contro le gabbie sia tra le poche ICE di successo, e la prima dedicata agli animali allevati a scopi alimentari, fa capire che sempre di più la questione della sofferenza degli animali rinchiusi negli allevamenti e la necessità di cambiare sono riconosciute e sentite.

Siete stati auditi dalla Commissione. Cosa avete messo in evidenza durante il vostro intervento?
Siamo intervenuti nel ricorso contro la Commissione, iniziato dal Comitato dei cittadini promotore della ICE, dove siamo stati ammessi ad intervenire: già questo non era un risultato scontato e riconosce tutto il lavoro fatto da LAV contro le gabbie. Con il nostro avvocato, davanti ai giudici della Corte di Giustizia dell'UE, abbiamo quindi contestato alla Commissione la sua inazione e mancato seguito ad una mobilitazione democratica di grandissima portata e su una questione su cui la Commissione stessa si era impegnata pubblicamente: vietare gradualmente le gabbie.
Nel corso dell'udienza, durata quasi quattro ore, gli avvocati che rappresentavano il Comitato dei cittadini promotori dell’Iniziativa, sostenuto da CIWF e le tre associazioni ammesse in qualità di ‘interveners’ come la nostra hanno presentato in aula prove a sostegno della causa degli oltre 300 milioni di animali ancora allevati in gabbia ogni anno nell’UE. Insieme abbiamo ribadito che la Commissione è tenuta, in virtù dell’impegno legalmente vincolante assunto nel 2021, a definire e presentare una tempistica chiara della proposta di legge per vietare l’utilizzo delle gabbie in tutti gli allevamenti. E' stato infine chiesto accesso al dossier della Commissione sull'Iniziativa End the Cage Age.
La Camera di cinque giudici ha rivolto domande ai ricorrenti e agli interveners, toccato la questione dell’interpretazione legale dell’Iniziativa dei cittadini europei e incalzato i rappresentanti della Commissione europea, chiedendo cosa ha impedito all’esecutivo di presentare una tempistica. Le associazioni di protezione animale hanno difeso la causa in modo chiaro e convincente e ora attendono con fiducia la risposta dei giudici.
Sono 300 milioni gli animali ancora allevati in gabbia ogni anno nell’UE. A che siamo però dal punto di vista legislativo?
A nessun punto. Dopo la promessa fatta dalla Commissione nel 2021, con l'indicazione che una bozza di legge sarebbe stata presentata entro il 2023, nessun altro passo avanti concreto è stato fatto. L'ultimo Eurobarometro (sondaggio sulle opinioni dei cittadini UE) e i risultati diffusi pochi giorni fa dalla Commissione UE sull'ultima consultazione pubblica sull' "animal welfare" degli animali allevati, mostrano come la stragrande maggioranza delle persone sia favorevole al superamento delle gabbie, uno strumento crudele di costrizione e confinamento. La ICE era stata lanciata nel 2018, chiusa nel 2019. Oggi, 8 anni dopo, non c'è stata ancora alcuna azione concreta.
Avete realizzato uno spot per mostrare le condizioni degli animali. Da anni si fa questo tipo di comunicazione: dal vostro osservatorio che tipo di risultati ha prodotto?
Sempre più persone, che sono cittadini e al contempo consumatori, sono consapevoli di cosa si nasconde dietro le porte chiuse degli allevamenti, sempre più persone iniziano a mettere in dubbio questo modello e a fare scelte personali che vanno nella direzione del cambiamento. sono sempre più frequenti, inoltre, i cittadini che si mobilitano contro nuovi progetti zootecnici sul loro territorio, avendo preso coscienza dell'impatto che gli allevamenti hanno non solo sulle vite degli animali, che sono completamente assoggettati alle logiche produttive e ridotti a macchine, ma anche sull'ambiente e sulla salute umana. Per questo è importante continuare e consolidare un movimento di persone determinate a chiedere un cambiamento, che le istituzioni non potranno ignorare per sempre.