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10 Febbraio 2026
8:44

Quasi 400 mila animali sono stati usati per la sperimentazione in Italia in un anno. I dati del Ministero della Salute

I dati del Ministero della Salute sul numero di animali che vengono utilizzati ogni anno per la ricerca scientifica. Rispetto all'anno precedente (2023 su 2022) si sono ridotti i casi ma ancora sono centinaia di migliaia i soggetti coinvolti tra cui anche i cani. Al primo posto dei più utilizzati ci sono sempre i topi e i ratti.

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Sono 365.130 gli animali che in Italia, nel solo 2023, sono stati utilizzati per la sperimentazione scientifica. Il dato è ufficiale: è stato diffuso dal Ministero della Salute insieme alle relative tabelle da cui si evince anche quali sono le specie che ancora vengono sacrificate in nome della ricerca. Al primo posto di questa classifica della morte ci sono topi e ratti, poi polli domestici, porcellini d'India e i pesci zebra. Rispetto all'anno precedente, i numeri degli animali coinvolti nella ricerca sono diminuiti: nel 2022 il dato finale si attestava su 402.506 soggetti.

La ripartizione è in netto sfavore per la specie mus musculus, ovvero il topo: sono 216.428 gli animali che vengono utilizzati soprattutto per la ricerca biomedica, seguono i ratti (74.093), i polli domestici (31.975), i porcellini d'India (14.385), i pesci zebra (14.311), i conigli (5.957) e dai dati emerge anche l'utilizzo di 450 cani, mentre non sono stati mai utilizzati i gatti. Dalle tabelle si risale anche alla provenienza di questi animali e per quanto riguarda i cani, come previsto dalla legge che vieta sul territorio nazionale l'allevamento a fini di sperimentazione, si tratta di 78 individui che provengono da altri paesi europei che ancora lo consentono e il resto viene indicato come "nati in altre parti del mondo".

Secondo quanto reso noto dal Ministero, "in Italia il numero di animali adoperati per la sperimentazione è in continua diminuzione, in linea con i principi di riduzione e sostituzione: si è passati dalle 777.731 unità del 2010 alle 607.097 del 2016, una tendenza che dal 1999 è rimasta costante".

Come precisato sul sito dell'Associazione Nazionale Medici Veterinari però dal 2020 sono state ampliate le categorie di specie animali inserendo i tacchini per i volatili, le spigole, i salmoni e i guppy per i pesci.  "Sono state inserite nuove categorie nella ricerca di base (biologia dello sviluppo) e nella ricerca traslazionale (alimentazione animale). Infine, per quanto concerne la produzione di anticorpi monoclonali è stata inserita un ulteriore suddivisione riguardo la produzione esclusivamente con il metodo ascitico".

Recentemente poi nel decreto Milleproroghe sono stati abrogati alcuni divieti relativi alla sperimentazione animale, come richiesto dall'Europa da molti anni. Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, infatti, è stato recepito nel nostro Paese quanto stabilito dall'Unione europea in una Direttiva (2010/63) che contiene i dettami relativi alle prassi stabilite a Bruxelles rispetto all'utilizzo degli animali nei laboratori scientifici. In Italia la questione andava avanti da molti anni, ovvero da quando era entrata in vigore la regolamentazione europea ma da noi si erano succedute diverse sospensioni del decreto legislativo (26/2014) che aveva recepito le indicazioni, sulla scia di un'interpretazione restrittiva volta alla tutela degli animali. Ora non sarà più così.

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