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26 Gennaio 2026
12:44

Quando il tuo cane fa pipì comunica le sue emozioni e intenzioni: un nuovo studio sul linguaggio di Fido

Uno studio a cura di un team di veterinari dell'Università di Bari e dell'istruttore cinofilo Michele Minunno aggiunge un tassello importante sulla strategia cognitiva che i cani mettono in atto attraverso le marcature.

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Per molti portare il cane ad espletare le sue funzioni fisiologiche significa solo consentirgli di fare il giretto sotto casa per "svuotarsi". In pochi ancora, invece, sanno che quando Fido fa pipì sta comunicando con i suoi simili, dando risposte ad odori lasciati da altri cani ed esprimendo le sue emozioni e le sue intenzioni. Il momento delle "marcature" è fondamentale per un cane per conoscere quello che sta succedendo nel mondo: attraverso l'olfatto, il suo senso più sviluppato, si apre un profondo canale comunicativo e attraverso il naso il "miglior amico dell'uomo" raccoglie informazioni utili per farsi un'idea di quello che accade intorno a sé e decidere cosa dire e come dirlo, dichiarando il suo stato d'animo.

Studi sulla comunicazione olfattiva del cane con focus su minzioni e deiezioni si sono succeduti negli ultimi anni con sempre maggiore approfondimento. In generale, la ricerca scientifica sui cani è diventata sempre più specifica, lì dove per moltissimo tempo questo animale è stato considerato poco interessante da approfondire perché la sua co evoluzione con la nostra specie ci ha indotto a credere di sapere già tutto mentre ignoravamo in realtà profondamente le basi proprio dell'etologia canina.

Un nuovo studio su questo aspetto è stato pubblicato su Science a cura di un team di esperti del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università degli Studi di Bari. La ricerca mette in luce che nell'urina siano contenute informazioni che sono una vera e propria cartina di tornasole per comprendere lo stato emotivo del cane attraverso l'analisi dei feromoni, degli ormoni e dei metaboliti che sono contenuti all'interno.  Annusando una marcatura, fondamentalmente, un cane riesce a conoscere diversi aspetti della vita di un suo conspecifico: l'età, il sesso, lo stato riproduttivo e anche quanto quel soggetto è stressato o ha intenzioni aggressive.

In particolare lo studio di Siniscalchi e colleghi, a cui ha partecipato anche l'istruttore cinofilo Michele Minunno, aggiunge un tassello in più rispetto a informazioni già note: a seconda dell'odore che i cani raccolgono, modulano la loro strategia cognitiva durante la marcatura che poi rilasciano. E per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno studiato la concentrazione degli ormoni principalmente coinvolti nelle risposte fisiologiche agli stress sociali (cortisolo, ossitocina, adrenalina e testosterone) e dei neurotrasmettitori maggiormente responsabili della flessibilità cognitiva (noradrenalina e dopamina).

Per arrivare a queste conclusioni, il team ha raccolto campioni di urina di una femmina in fase di estro, ovvero nella fase fase fertile che nel linguaggio comune viene chiamata "calore", e di un maschio con spiccate caratteristiche di aggressività nei confronti dei suoi conspecifici dello stesso sesso. Nell'osservazione dei cani che sono entrati in contatto con i due odori, i ricercatori hanno valutato il comportamento da tutti i punti di vista, analizzando anche la distanza della marcatura di "risposta" e la mimica facciale dei cani sottoposti al test. Poi è stata analizzata l'urina prodotta sulla base di una corrispondenza della presenza di ormoni che sono legati al comportamento. Il cortisolo, ad esempio, è legato allo stress, l'ossitocina alla socialità e il testosterone alla sessualità e alla competizione in questo senso. Oltre agli ormoni e ai feromoni, come accennavamo, attraverso la pipì possono essere identificati anche i neurotrasmettitori come norepinefrina e dopamina che sono protagonisti dal punto di vista proprio dell'atteggiamento che poi il cane manifesta e delle motivazioni che mette in atto.

La chimica degli odori rilasciati, così identificati, è dunque una mappa delle emozioni che fa comprendere quanto i cani regolano il loro comportamento in base ai messaggi che rilasciano e che intercettano, e che le risposte che lasciano sono funzionali a mettere in atto un processo comunicativo che nasce dalla cognizione e non semplicemente da una reazione meccanicistica. Ciò che praticamente avviene è una risposta che determina cambiamenti chimici che mettono in atto quella che appunto è stata definita una "strategia cognitiva". Dietro quella che per noi umani è una "semplice pipì", in sintesi, c'è invece un pensiero elaborato da parte del nostro compagno canino.

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