
I gatti possono essere colonizzati da diverse tipologie di parassiti intestinali. Il contatto con ambienti esterni contaminati, l’ingestione di piccoli roditori o insetti, o persino l’assunzione accidentale di uova presenti nelle feci di altri animali possono favorire l’infestazione.
Anche i gatti che vivono esclusivamente in casa non sono completamente immuni, soprattutto se entrano in contatto con altri animali o noi portiamo la contaminazione nell'ambiente domestico, ad esempio con il terriccio rimasto sotto le scarpe.
I 5 parassiti intestinali più comuni nei gatti
Tra i parassiti più diffusi nei gatti ci sono cinque principali tipologie, ognuna riconoscibile da particolari caratteristiche dell'infestazione.
- Ascaridi (Toxocara cati): si tratta di vermi lunghi e sottili che possono arrivare fino a dieci centimetri. Colpiscono prevalentemente i gatti giovani, sui quali rallentano la crescita e creani seri disturbi digestivi. Le uova degli ascaridi possono persistere nell’ambiente per mesi, causando in questo modo continue infestazioni. Curare il micio non basta, serve bonificare anche l'ambiente in cui vive;
- Coccidi (Isospora): la coccidiosi si manifesta soprattutto nei soggetti giovani e quelli con sistema immunitario compromesso. A provocarla sono piccoli parassiti (protozoi) che vivono all’interno delle cellule dell’intestino. Le specie più diffuse sono Isospora felis e Isospora rivolta. Per molto tempo i gatti possono non manifestare segni clinici evidenti, ma negli individui giovani possono palesarsi sintomi aspecifici come diarrea, abbattimento, vomito, perdita di peso, disidratazione per la perdita di liquidi e dolori addominali. Raramente l’infestione è fatale;
- Anchilostomi (Ancylostoma tubaeforme): si tratta di vermi sottili che si ancorano alla parete intestinale, nutrendosi del sangue del gatto. Possono provocare anemia, debolezza e perdita di peso, soprattutto nei giovani animali. La trasmissione avviene sia per ingestione sia per contatto cutaneo con larve presenti nel terreno;
- Tricocefali (Trichuris spp.): non sono molto diffusi. Questi vermi hanno una forma sottile a “frusta” e vivono nell’intestino crasso. Possono causare diarrea intermittente, talvolta con tracce di sangue. La diffusione avviene tramite l’ingestione di uova mature presenti nell’ambiente;
- Tenie (Dipylidium caninum e Taenia spp.): i gatti si infestano principalmente ingerendo pulci infette o piccoli roditori. Le tenie si segmentano in piccoli pezzi visibili nelle feci, causando prurito anale e disagio. Possono crescere fino a decine di centimetri, pur rimanendo spesso asintomatiche all’inizio.
Come capire se il gatto ha un parassita intestinale: i sintomi
Riconoscere un’infestazione intestinale non è sempre facile perché non sono specifici. I segnali più comuni comprendono diarrea persistente, feci molli o con muco, perdita di peso nonostante l’appetito normale, vomito occasionale e gonfiore addominale.
In alcuni casi il gatto può apparire apatico, con pelo opaco o arruffato, oppure manifestare prurito intorno all’ano, soprattutto quando sono presenti tenie. Nei gatti giovani, anziani o dalla salute già compromessa, i sintomi possono essere più gravi.
I parassiti intestinali del gatto sono contagiosi per l'uomo?
Alcuni parassiti dei gatti possono rappresentare un rischio anche per gli esseri umani, seppur con modalità diverse. Gli ascaridi, per esempio, possono provocare infezioni se le uova ingerite accidentalmente raggiungono l’intestino o altri tessuti, soprattutto nei bambini piccoli.
Gli anchilostomi possono penetrare nella pelle, causando irritazioni o dermatiti cutanee. In generale, un’igiene accurata e la periodica bonifica dell’ambiente domestico riducono i rischi di trasmissione.
Le cure e i rimedi più diffusi per i parassiti intestinali del gatto
Il trattamento dei parassiti intestinali si basa principalmente su farmaci antiparassitari, somministrati sempre sotto indicazione del veterinario. Si tratta di compresse, sospensioni orali o spot-on, a seconda del tipo di parassita e dell’età del gatto.
In caso di infestazioni gravi, può essere necessario ripetere il trattamento più volte per eliminare le uova presenti nell’intestino. Oltre alla terapia farmacologica, è importante mantenere pulito l’ambiente e monitorare regolarmente le feci, in modo da prevenire reinfestazioni.