
C'è chi lo fa quando sente la sirena dell'ambulanza, chi quando parte una canzone alla radio. Molti cani non si limitano ad abbaiare e ululano, e a volte sembrano farlo anche "a tempo", quasi come se seguissero il ritmo della musica. Ma è davvero così? E soprattutto: stanno imitando i lupi, loro antenati selvatici?
A queste domande ha provato a rispondere un nuovo studio, recentemente pubblicato su Current Biology, che ha approfondito se e come alcune razze di cani sono in grado di modulare il tono del proprio ululato in risposta ai suoni esterni, esattamente come fanno i lupi.
L'esperimento fatto in casa

Per capirlo, i ricercatori hanno coinvolto direttamente alcune famiglie, chiedendo loro di partecipare a un esperimento domestico. Sono stati poi selezionati alcuni cani di razze considerate più "antiche", ovvero più vicine dal punto di vista evolutivo ai lupi, come il Samoiedo e lo Shiba Inu. I partecipanti dovevano registrare i propri cani mentre ululavano ascoltando suoni specifici, tra cui appunto musica e sirene.
Ma c'era un dettaglio in più: gli stessi brani venivano modificati, alzando o abbassando la loro tonalità di tre semitoni. In musica, un semitono è la più piccola distanza tra due note consecutive: cambiarne tre significa rendere un suono sensibilmente più acuto o più grave. L'obiettivo era infatti capire se i cani fossero in grado di modificare e adattare il proprio ululato a queste variazioni.
In totale, sono stati sei i cani che hanno soddisfatto i criteri dello studio: quattro Samoiedo e due Shiba Inu. I ricercatori hanno quindi analizzato tre caratteristiche acustiche dei loro ululati: la durata, la frequenza media (cioè quanto è acuto o grave il suono) e il cosiddetto "centroide spettrale". Quest'ultimo è un parametro usato nell'analisi del suono per individuare dove si concentra l'energia del segnale: semplificando un po’, aiuta a capire se un suono è più "brillante" (acuto enfatizzato) o più "scuro" (suono basso enfatizzato).
Da Lady Gaga agli Imagine Dragons: le canzoni "ululate" dai cani

I risultati sono stati sorprendenti. Tre dei quattro Samoiedo – Atlas, Luna e Albus – ululavano seguendo brani con voce umana, tra cui Believer degli Imagine Dragons, Shallow di Lady Gaga e Bradley Cooper dal film A Star Is Born e Grapevine del DJ olandese Tiësto. Questi cani erano in grado di modificare la frequenza del loro ululato in base alla tonalità del brano che stavano ascoltando, ma senza cambiare il centroide spettrale.
Un altro Samoiedo di nome Alfie, invece, mostrava un controllo ancora più raffinato: mentre ululava su Let the Bright Seraphim del compositore George Frideric Händel, modificava sia la frequenza sia il centroide spettrale, suggerendo una maggiore flessibilità nel controllo della propria "voce": un vero e proprio talento per il "canto". Molto diverso il comportamento degli Shiba Inu: nessuno dei due ha cambiato la frequenza dell'ululato, anche se uno ha mostrato una variazione nel centroide spettrale. In tutti i casi, però, la durata degli ululati è rimasta invariata.
Secondo gli autori, questi risultati indicano che la capacità di controllare il tono della voce può svilupparsi anche senza un vero e proprio apprendimento vocale complesso, come quello umano. Vuol dire che i cani non stanno "imparando" la musica nel senso in cui lo facciamo noi, ma possiedono comunque una certa flessibilità nel modulare i suoni.
Un legame profondo col passato selvatico

Questa capacità ricordo molto da vicino quella dei lupi, che modificano con una certa flessibilità il tono dei loro ululati. L'antenato selvatico del cane, infatti, quando ulula in gruppo è in grado di modulare le proprie vocalizzazioni. Questo capacità potrebbe servire a far sembrare il branco più numeroso e quindi più "minaccioso" agli occhi (e alle orecchie) di eventuali rivali. Gli ululati dei lupi, infatti, sono spesso rivolti (ma non sempre) ad altri branchi confinanti o ad estranei.
Il fatto che alcune razze canine (come appunto il Samoiedo) conservino questa abilità suggerisce quindi che non sia andata persa durante la domesticazione, almeno nei cani più "antichi" e simili ai loro parenti selvatici.E forse è proprio per questo che, quando parte una canzone alla radio, alcuni cani non resistono: non stanno solo "cantando", ma stanno facendo qualcosa di antico e che, in fondo, li ancora lega profondamente al loro passato selvatico.