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27 Gennaio 2026
11:48

Pericolo noce di mare, ctenoforo che da anni prolifera nella laguna di Venezia: è tra le 100 specie più invasive al mondo

Segnalata già da diversi anni, la noce di mare è uno ctenoforo che si sta sempre più espandendo nel mar Adriatico, soprattutto nella laguna di Venezia. Uno studio conferma la sua pericolosità come specie invasiva tra le 100 più pericolose al mondo.

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Noce di mare (mnemiopsis leidyi)

E' nei nostri mari da quasi dieci anni ma solo ora vengono a galla, nel vero senso della parola, gli effetti negativi della sua presenza. La noce di mare, il cui nome scientifico è mnemiopsis leidyi, sta per diventare tristemente famosa come il granchio blu a causa della sua potenziale minaccia ecologica nei confronti degli animali autoctoni che vivono lì dove si è stanziata, ovvero nel Mar Adriatico in cui prospera e si riproduce, portando significativi cambiamenti negativi all'intero ecosistema marino, soprattutto nelle zone lagunari come Venezia.

Questo ctenoforo è considerato una delle 100 specie invasive più pericolose al mondo, e a rendere pubblico il suo impatto sulla biodiversità nelle acque della Serenissima era stato già ormai due anni fa un team di ricerca dell'Università di Padova e dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Applicata (OGS) attraverso uno studio pubblicato su Springler e che ora ne ha pubblicato un altro come follow up del precedente in cui ancora di più si mettono in evidenza le sue caratteristiche e gli effetti della sua presenza.

La noce di mare a prima vista può essere confusa con una medusa ma, come accennato, si tratta invece di uno ctenoforo, ovvero un invertebrato che ha il corpo trasparente e gelatinoso. Per muoversi questi animali usano le otto file di ciglia vibratili che si chiamano "cteni" e il nome scientifico deriva dall'insieme di due parole greche che descrivono proprio questa caratteristica, tanto che vengono chiamate anche "portatori di pettini" (Ktenos – pettine e phoros – portatore).

"Lo ctenoforo invasivo Mnemiopsis leidyi rappresenta una minaccia ecologica negli ecosistemi costieri invasi, come la Laguna di Venezia, a causa della sua elevata fecondità e adattabilità a diversi climi – scrivono i ricercatori – Sebbene le sue dinamiche siano state studiate in altre regioni, le informazioni provenienti dalle lagune mediterranee, caratterizzate da una forte variabilità spaziale e stagionale delle condizioni ambientali, rimangono limitate".

I risultati a cui gli esperti sono arrivati, dopo aver appunto analizzato l'impatto dell'animale nell'habitat lagunare nell'arco di due anni, dimostrano che la specie presenta "un andamento stagionale, con fioritura in tarda primavera e tra fine estate e inizio autunno, probabilmente correlato a temperature più calde e salinità ottimale; infatti, la sua abbondanza è positivamente correlata alla temperatura e alla salinità dell'acqua".

Praticamente la laguna è l'ambiente ideale per proliferare e ciò avviene a discapito di specie locali cui, sostanzialmente, toglie le risorse alimentari e preda determinate specie in fase larvale o giovanile. La noce di mare infatti si ciba di uova e larve di pesci e di zooplancton, creando sproporzione rispetto alla crescita di altri animali e anche difficoltà di sopravvivenza per gli adulti che hanno difficoltà a sopravvivere accanto a un così vorace competitore.

I motivi per cui questa specie, come le altre che sono definite "invasive" in qualsiasi parte del mondo si trovino, è riuscita a trovare un habitat confacente alle sue necessità è principalmente da riscontrare nel cambiamento climatico. E' questa infatti la spiegazione a cui giungono i ricercatori nello studio, precisando che "il cambiamento climatico in corso potrebbe spostare la laguna verso condizioni più favorevoli per questa specie, intensificando potenzialmente gli eventi di fioritura e i loro impatti ecologici a cascata. Questi risultati evidenziano la necessità di un monitoraggio mirato e di una gestione adattiva per mitigare le conseguenze ecologiche e socio-economiche dell'espansione di M. leidyi".

Nel 2021 l'Istituto Nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale di Trieste ha anche lanciato un'App aperta a tutti come strumento di Citizen Science per segnalare la presenza di noci di mare. "AvvistApp" è ancora attiva e può essere scaricata sia per Ios che per Android e consente appunto ai cittadini di partecipare in maniera attiva alla raccolta di informazioni sugli avvistamenti, sia fotograficamente sia con una semplice descrizione.

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