
E' nei nostri mari da quasi dieci anni ma solo ora vengono a galla, nel vero senso della parola, gli effetti negativi della sua presenza. La noce di mare, il cui nome scientifico è mnemiopsis leidyi, sta per diventare tristemente famosa come il granchio blu a causa della sua potenziale minaccia ecologica nei confronti degli animali autoctoni che vivono lì dove si è stanziata, ovvero nel Mar Adriatico in cui prospera e si riproduce, portando significativi cambiamenti negativi all'intero ecosistema marino, soprattutto nelle zone lagunari come Venezia.
Questo ctenoforo è considerato una delle 100 specie invasive più pericolose al mondo, e a rendere pubblico il suo impatto sulla biodiversità nelle acque della Serenissima era stato già ormai due anni fa un team di ricerca dell'Università di Padova e dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Applicata (OGS) attraverso uno studio pubblicato su Springler e che ora ne ha pubblicato un altro come follow up del precedente in cui ancora di più si mettono in evidenza le sue caratteristiche e gli effetti della sua presenza.
La noce di mare a prima vista può essere confusa con una medusa ma, come accennato, si tratta invece di uno ctenoforo, ovvero un invertebrato che ha il corpo trasparente e gelatinoso. Per muoversi questi animali usano le otto file di ciglia vibratili che si chiamano "cteni" e il nome scientifico deriva dall'insieme di due parole greche che descrivono proprio questa caratteristica, tanto che vengono chiamate anche "portatori di pettini" (Ktenos – pettine e phoros – portatore).
"Lo ctenoforo invasivo Mnemiopsis leidyi rappresenta una minaccia ecologica negli ecosistemi costieri invasi, come la Laguna di Venezia, a causa della sua elevata fecondità e adattabilità a diversi climi – scrivono i ricercatori – Sebbene le sue dinamiche siano state studiate in altre regioni, le informazioni provenienti dalle lagune mediterranee, caratterizzate da una forte variabilità spaziale e stagionale delle condizioni ambientali, rimangono limitate".
I risultati a cui gli esperti sono arrivati, dopo aver appunto analizzato l'impatto dell'animale nell'habitat lagunare nell'arco di due anni, dimostrano che la specie presenta "un andamento stagionale, con fioritura in tarda primavera e tra fine estate e inizio autunno, probabilmente correlato a temperature più calde e salinità ottimale; infatti, la sua abbondanza è positivamente correlata alla temperatura e alla salinità dell'acqua".
Praticamente la laguna è l'ambiente ideale per proliferare e ciò avviene a discapito di specie locali cui, sostanzialmente, toglie le risorse alimentari e preda determinate specie in fase larvale o giovanile. La noce di mare infatti si ciba di uova e larve di pesci e di zooplancton, creando sproporzione rispetto alla crescita di altri animali e anche difficoltà di sopravvivenza per gli adulti che hanno difficoltà a sopravvivere accanto a un così vorace competitore.
I motivi per cui questa specie, come le altre che sono definite "invasive" in qualsiasi parte del mondo si trovino, è riuscita a trovare un habitat confacente alle sue necessità è principalmente da riscontrare nel cambiamento climatico. E' questa infatti la spiegazione a cui giungono i ricercatori nello studio, precisando che "il cambiamento climatico in corso potrebbe spostare la laguna verso condizioni più favorevoli per questa specie, intensificando potenzialmente gli eventi di fioritura e i loro impatti ecologici a cascata. Questi risultati evidenziano la necessità di un monitoraggio mirato e di una gestione adattiva per mitigare le conseguenze ecologiche e socio-economiche dell'espansione di M. leidyi".
Nel 2021 l'Istituto Nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale di Trieste ha anche lanciato un'App aperta a tutti come strumento di Citizen Science per segnalare la presenza di noci di mare. "AvvistApp" è ancora attiva e può essere scaricata sia per Ios che per Android e consente appunto ai cittadini di partecipare in maniera attiva alla raccolta di informazioni sugli avvistamenti, sia fotograficamente sia con una semplice descrizione.