
Ovunque leggerete che Penny, una Doberman di 4 anni, è "il cane più bello del mondo" perché è stata eletta "best in show" alla 150esima edizione del Westminster Kennel Club Dog Show, una delle mostre canine più famose che si svolge a New York. Di lei leggerete anche tutte cose molto positive e divertenti (?), così come sono state riportate dai media americani e semplicemente tradotte in Italia e in altre parti del mondo, come il fatto che durante la mostra "ha dato una spintarella alla gamba di un visitatore" o le parole della sua persona di riferimento che la descrive come "molto esigente e molto intelligente, ama accontentare gli altri: farebbe qualsiasi cosa per avere del cibo".
Insomma, dalle cronache dell'evento di New York emerge solo una narrazione positiva di un animale che, fondamentalmente, è stato in mezzo a ben oltre 2000 altri suoi conspecifici, tutti esposti come una sorta di oggetti di lusso da valutare principalmente in base all'estetica e alla loro capacità di obbedienza. Quest'ultima poi che si sostanzia nel fare le cose che i conduttori chiedono ai cani, in funzione della valutazione dei giudici e che in media si traducono nello stare fermi e essere osservati o sfilare nei ring per la gioia degli spettatori.
E fin qui, ancora e purtroppo, viene da commentare con un "nulla di strano", in un mondo che continua a valutare i cani in base a questo tipo di criteri e che a New York raccoglie poi migliaia di persone nel pubblico, facendo girare un'economia legata all'allevamento che porta milioni di dollari nelle tasche di chi poi conquista un posto sul podio durante questo tipo di competizioni.
Ma cosa non viene però proprio notato nel riportare la notizia della vittoria di Penny su tutti i media? Guardate bene questo cane nelle foto e nel video a seguire e guardate bene pure gli altri Dobermann costretti a partecipare alla gara: hanno tutti le orecchie e la coda tagliata. E ciò è perfettamente normale negli Stati Uniti, dove la la conchectomia e la caudectomia sono ancora legali.

Queste due pratiche chirurgiche in Italia e in altre parti del mondo da tempo sono invece vietate, proprio per mettere fine a quella che nel tempo è diventata un'operazione prettamente estetica e del tutto inutile, o meglio funzionale solo a provocare dolore e danni al cane.
Come spiega Laura Arena, veterinaria esperta in benessere animale "il termine ‘taglio delle orecchie' non è adatto a descrivere questa pratica chirurgica. Non possiamo semplificare l’invasività ed il risultato della pratica con la parola ‘taglio', più appropriata per le unghie o per il pelo dell’animale. Nel caso del padiglione auricolare si tratta appunto di un’amputazione di estremità vitali del corpo, composte da vari tessuti (cute, cartilagine, vasi sanguigni, nervi), ma anche funzionali". E lo stesso, precisa sempre la dottoressa Arena, vale per la cudectomia: "Queste amputazioni oltre a essere state finalmente riconosciute come maltrattamento animale sono considerate socialmente anacronistiche. Nell’era in cui la cinofilia a stento prova ad alleggerire gli standard di razza che mettono a rischio la salute e il benessere animale e nell’era in cui la sensibilità delle persone mira ad una sana convivenza più che ai meri canoni estetici, queste pratiche non trovano ormai più giustificazione".
E invece negli Stati Uniti non solo sono appunto ancora del tutto parte della cinotecnia, ovvero la disciplina che si occupa dell'allevamento, della selezione, dell'addestramento e della gestione delle razze canine, ma anche di una cultura dura a morire che, diciamo come stanno le cose, anche qui in Italia ci porta a guardare quelle immagini che arrivano da New York senza porci alcuna domanda, non solo su un aspetto così evidente ma anche in generale su che tipo di vita fanno questi cani che sono esposti come trofei in una dimensione prettamente umana, sottoposti allo stress dello stare immobili nei kennel tra un'esposizione e un'altra e a dover eseguire compiti specifici pena la perdita della gara da parte del loro conduttore. Insomma, basterebbe pensare al concetto di benessere in generale per capire che di certo una mostra non è il luogo ideale in cui portare il proprio cane, e questo vale per qualsiasi manifestazione di questo tipo che anche in Italia sono frequenti e attirano migliaia di persone.
Ma poi, "cui prodest? "davvero il prendere parte alle mostre cinofile? Ovviamente non al cane ma solo e soltanto al proprietario. Guardiamo ad esempio questo video, tratto da un momento del Westminster Kennel Club Dog Show, in cui un giudice valuta proprio la categoria dei Dobermann di cui fa parte Penny che è stata eletta la "più bella del mondo". Un esperto di etologia canina facilmente riconoscerà nelle posture dei cani la loro difficoltà emotiva, la fissità con cui vengono obbligati a stare fermi in cambio dei "premietti" dei loro conduttori. Ma per chi ha difficoltà a riconoscere il comportamento canino, e ci sta che non tutti abbiano questo tipo di conoscenza, l'invito è invece di guardare gli esseri umani: non si potrà non notare l'impegno e la concentrazione che ci mettono per ottenere lo sguardo del giudice e le loro posture tradiscono l'emozione ma soprattutto il grado di competitività che ognuno ci mette, distaccandosi completamente dalle emozioni dell'animale che è solo un oggetto che deve svolgere il suo compito a favore della soddisfazione che la vittoria gli darebbe.
Del resto basterebbe solo riflettere su un ultimo dato, di non poca rilevanza, che ci arriva da New York e che riguarda la persona di riferimento di Penny. Si chiama Andy Linton e ha ottenuto la sua seconda vittoria dopo quasi quattro decenni. Aveva infatti già vinto il premio Best in Show nel 1989 con Indy, un altro Dobermann. E non è solo la reiterazione di questa sua passione per le mostre che ci deve infine far riflettere, cosa che gli porta in buona sostanza un grande beneficio visto che alleva questa razza e vende così cuccioli con pedigree ancora più blasonati grazie ai titoli vinti.

Ma l'elemento più eclatante è che Lindon è un veterinario e i suoi cani, ovviamente, sono tutti senza coda e senza orecchie. Con buona pace del rispetto del benessere degli animali da parte anche di chi anche negli Stati Uniti come in Italia quando si laurea fa un giuramento, come accade in medicina umana, in cui si promette tra le altre cose di operare per la prevenzione della sofferenza dei soggetti di cui si avrà cura.
