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Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato il disegno di legge che prevede l'obbligo di conseguire un "patentino" per chi vuole convivere con cani che appartengono a 26 tipologie inserite in una "save list". Così è stato definito dai consiglieri della Lega e Fratelli d'Italia che hanno portato avanti la proposta l'elenco di cani "potenzialmente pericolosi", ovvero 26 razze che di nuovo vengono etichettate come tali tra cui Rottweiler, Cane corso, Dogo argentino, Pastore Tedesco, American Bulldog e Terrier di tipo Bull come il Pitbull.
Abbiamo chiesto all'avvocato Filippo Portoghese, avvocato civilista esperto di diritto e tutela del benessere degli animali che da tempo si occupa di queste tematiche proprio in Lombardia, di spiegarci il contenuto di questa normativa e gli effetti che potrebbe avere dal suo punto di vista.
Cosa cambia in Lombardia ora con l'approvazione della legge regionale “Norme specifiche per alcune tipologie di cani a tutela del loro benessere e della pubblica incolumità”?
Di fatto nulla trattandosi, anche dopo l’approvazione in Commissione sanità, di una proposta formulata dalla Regione Lombardia e indirizzata al nostro Legislatore dove, ci auguriamo, possa iniziare un serio iter dove vengano introdotti correttivi a tale proposta da me fortemente criticata. Mi hanno insegnato che le leggi si fanno a consuntivo, andando a cristallizzare un comune sentire, un compromesso che appare ormai definito nel consesso sociale. Ancora una volta ci troviamo davanti ad una proposta che non è stata preceduta da un serio e articolato dibattito pubblico. Il tema "cani pericolosi" non mi pare sia stato individuato dai radar dell’opinione pubblica. Salvo qualche eccezione che conferma la regola. Trattandosi però di un argomento che coinvolge tantissime famiglie lombarde (e non solo) avrebbe richiesto forse un loro coinvolgimento, anche mediante dibattiti pubblici e confronto con le categorie professionali interessate.
Che ne pensa, in generale, di questa legge?
Nulla di buono, purtroppo. Ho avuto la sensazione, anzi certezza, che alcune professionalità siano state escluse dalla partita più di altre. Penso ai veterinari, non unici perché sono tanti i soggetti coinvolti da una simile proposta e non mi risulta siano stati tutti concretamente coinvolti. Sono pronto ad ammettere di essermi sbagliato qualora vi fossero evidenze contrarie, come mi auguro. Diversamente, ne risulterebbe inficiato il pregio della proposta.
Nessun lato positivo, avvocato?
L’unico lato positivo è avere – spero non fintamente – tentato di accendere una luce su di un tema, quello degli incidenti dovuti ad aggressioni a umani e non umani. Incidenti che il più delle volte sono tragedie annunciate. Dalle quali iniziano percorsi di dolore, prima che giudiziari. Sia chiaro, i motivi ispiratori sono condivisibili: irresponsabilità di taluni detentori di certe tipologie di cani, che spesso hanno frequentazione con il codice penale; una non oltremodo trascurabile tutela della incolumità di persone e animali; la necessità di arrestare l’affollamento dei canili; timida messa all’indice di improvvisati allevatori. Vedremo cosa ne uscirà dal frullatore romano ma recenti riforme vendute come riforme copernicane hanno invero deluso. E tanto.
Quali sono, dunque, gli aspetti negativi?
Purtroppo ne vedo tanti. Ritorna la tanto discussa lista di cani attenzionati ma destinatari indiretti di tale proposto pacchetto normativo sono anche quei cani che, sebbene non rientrino nelle tipologie sopra indicate, abbiano procurato gravi lesioni a persone o ad altri animali come verificato dalle autorità sanitarie competenti.
Vengono introdotti alcuni divieti, ma vediamo di cosa si tratta. Ad esempio come quello per i minori di anni 18 di acquistare o detenere taluni cani ivi elencati e per coloro che hanno avuto a che fare con la giustizia penale per una serie di reati pure elencati. E' un divieto pleonastico dal momento che l’acquisto è già vietato dal codice civile che fissa ai diciotto anni l’età minima per disporre dei propri diritti e assumere obblighi (si chiama "capacità di agire").
Per quanto riguarda la detenzione, e ricomprendendovi in essa la mera conduzione, come si potrà accertarne la sua violazione? La polizia locale chiederà l’esibizione del documento di identità a chiunque conduca un cane? Un minore di anni 18 non potrà più condurre il cane appartenente di fatto alla propria famiglia? Si è perso in considerazione che un certo cane verosimilmente non sarà intestato al soggetto che ha riportato quella certa condanna ma ad un familiare, magari incensurato? E comunque a questi può essere ceduto da colui al quale si opponessero i divieti di cui sopra. Poi, avendo la norma efficacia per il futuro, oggi saremmo costretti ad allontanare tutti i cani intestati a questi soggetti trasferendoli nei canili già stracolmi?
Altro divieto introdotto è quello di addestrare questi cani esaltandone l’aggressività anche con operazione di selezione o di incrocio tra varietà di cani. Nulla si dice però su cosa sia l’aggressività, come riconoscerla, come distinguerla da quella aggressività tipica di ogni cane se in forma benigna e come tale declinabile in tante forme. Nulla si dice circa le modalità con le quali si darà realizzazione a tale divieto. Chi, come e quando dovrà vigilare?
Andando nello specifico, cosa ne pensa delle regole stabilite per il conseguimento del patentino?
Il discorso si fa delicato. La terminologia mi irrita e nel linguaggio giuridico l’utilizzo delle parole non è secondario. Venendo a profili più concreti, la prima aporia che intravedo è che il patentino è legato alla proprietà del cane. Ho sempre ritenuto – sin dalla approvazione del Regolamento Tutela e Benessere animale del Comune di Milano – che legare il conseguimento del patentino alla proprietà del cane quale risultante dall'anagrafe canina (unico parametro legale, peraltro contestabile e inveritiero) era ed è una follia.
Per ipotesi, non rara né remota, colui che è proprietario potrebbe trovarsi nella condizione di mai condurre il proprio cane: si pensi l'ipotesi di un cane la cui proprietà è riferita ad una persona che per motivi di lavoro trascorre la maggior parte del proprio tempo all'estero, lontano dalla famiglia. Che senso avrebbe avrebbe il patentino? La correzione però con l’estensione finanche al conduttore (riferita al patentino milanese), ha creato più danni della formulazione originaria. Chi è il conduttore? Chiunque in un certo momento della giornata porta a passeggio il cane? Quindi anche un amico del proprietario? Un dog sitter? Un parente? Ma l'obbligo è alternativo? Rimane comunque sempre un obbligo di conseguimento in capo al proprietario? Non si vede coerenza con quanto dispone l'art. 2052 del codice civile che disciplina quella che rimane la questione più importante di tutte e cioè la responsabilità per danni cagionati da animali.
Avvocato, è corretto usare ancora la terminologia "cani potenzialmente pericolosi"?
E’ oggettivamente difficile affermare, sostenere e dimostrare che esiste una razza di cane più pericolosa di un'altra o che comunque possa definirsi pericolosa. Non esistono cani buoni e cani cattivi. Ci sono invece cani male condotti che hanno però, rispetto ad altri, una dimensione della mandibola che può fare la differenza. E ignoranza e maleducazione imperversano. Tutti amanti degli animali. Così tanto che sono bellamente indifferenti al dolore che possono provocare ad altri animali e ad altre persone per il solo fatto di non avere utilizzato un semplice guinzaglio.
Non ritengo affatto inutile trasferire sull'essere umano quelle necessarie conoscenze di etologia e benessere animale unite a corrette modalità di conduzione di un cane. Anzi. Ritengo inutile la soluzione del patentino, almeno come prospettata dal regolamento milanese oggi dalla proposta lombarda.Una norma difficilmente metabolizzabile dalla collettività e probabilmente eludibile. Con l’aggravante di possedere un effetto potenzialmente "criminogeno", tipico di ogni norma che non viene applicata. Ritengo, ma probabilmente sbaglio e sono disponibile al confronto, che sia necessaria prima di ogni altra norma un'efficace politica di educazione e informazione al cittadino perché sia resa possibile una autentica ed efficace coabitazione tra animali e cittadini. Occorrerà, credo, percorrere una strada assai diversa da quella del patentino per i cani cosiddetti pericolosi.
E' un dato di fatto che accadono episodi gravi ma è attraverso leggi di questo tipo che davvero cambierà la capacità delle persone di comprendere l'etologia del cane che scelgono?
Assolutamente no. Pericoloso, significa, vocabolario alla mano: "controindicato, sconsigliabile; che ha in sé la possibilità di determinare o di costituire un pericolo, che può procurare o provocare danni fisici o d’altra natura, direttamente o indirettamente". Forse un tantino esagerato per accostarlo ad un cane. Diversamente, possiamo sostenere che qualunque tipologia di cane è sicuramente pericoloso, qualunque sia l’accezione.
L’obiettivo di una seria proposta non può che essere quello di limitare il danno. Tradotto occorre un’azione di prevenzione organica e non solo emergenziale. Siamo di fronte ad un fenomeno, quello delle aggressioni da parte dei cani, dotato di leggi proprie che siamo ben lontano da aver compreso.
Un esempio? Quando un cane uccide la morte della vittima è effettivamente voluta oppure è tutto accidentale e conseguente alle lesioni? Esistono studi che ci possano venir in aiuto. Un cane è un essere vivente che agisce per motu proprio. Questo “motu proprio” potrebbe essere determinato da modificazioni comportamentali riconducibili a patologie che ignoriamo o non percepiamo. Quando questo si verifica un occhio poco attento non riuscirebbe a dare una spiegazione a quella certa aggressione. Il fatto proprio dell’animale tanto avrà conseguenze più severe quanto più vi sarà pericolosità riconducibile non al cane ma alle conseguenze di quel fatto riconducibile a quel cane. Alla sua mandibola, alla sua forza. Alle sue caratteristiche naturali o da noi indotte su quel cane. Alla sua memoria di razza. E dunque prima di mettere mani ad una seria e definitiva proposta dobbiamo interrogarci sulle competenze reali di tutti i soggetti coinvolti e protagonisti di questo variegato mondo. Un mondo lasciato spesso alla improvvisazione, ai luoghi comuni, ad un tifo da stadio sui social.
Dalla "black list" si è passati alla "save list". Cambiano i nomi ma, nella sostanza, ritiene che ciò basti a creare consapevolezza?
Ovviamente no. Non è solo scrivendo una nuova norma che ci garantiamo il risultato. A quella norma dobbiamo arrivare preparati. Sin da piccoli. E se quella norma è pure inidonea siamo davvero messi male.
E secondo il nuovo dettato, come si diventa appunto consapevoli del cane che si ha al fianco?
Hanno introdotto il cosiddetto "test CAE 1". Secondo la proposta lombarda si tratterebbe di una valutazione psicofisica e caratteriale affidata a esperti (ma non si sa di cosa) e giudici ENCI i quali utilizzeranno questo test per il controllo dell’affidabilità e dell’equilibrio psichico dei cani e dei relativi proprietari/detentori. Una sorta di verifica dell’efficacia del conseguito patentino. Ma non era più opportuno affidare tale delicato compito a veterinari (e tra questi soprattutto ma non solo a quelli comportamentalisti), a etologi, scienziati di varia natura e diversa competenza come psicologi, medici psicocoterapeuti, educatori cinofili di accertata competenza? Gli evidenti progressi nel campo del benessere degli animali imporrebbero una tale scelta.
Ciò detto, ho indagato cosa fosse questo test CAE-1. In buona sostanza si prende un binomio, cane e conduttore, lo si fa girare all’interno di un ring simulando ora un fatto ora un altro (un rumore, un bambino che piange, un tizio che si avvicina al cane o al suo conduttore) e si valuta la reazione dell’umano e del non umano. La valutazione del professionista, ovvero il veterinario esperto in comportamento animale, è solo successiva ad una segnalazione di un cane potenzialmente pericoloso.
Simulare all’interno di un ring quello che accade laddove un cane realmente vive con tutte le variabili assolutamente non calcolabili (penso solo a stati patologici non conosciuti o incompresi dell’animale) significa illudere. Fare sembrare una cosa come invero non è. Come dire che chi supera l’esame della patente auto non farà mai un incidente e mai ne sarà coinvolto. Possiamo accettare una cosa del genere? Cosa succede se quella verifica del binomio per avventura, con fervida fantasia, dovesse mai essere negativa? Quello che ci dice la proposta è imbarazzante. Qualche attenzione è riservata alla parte umana del binomio? Non sarebbe opportuno attenzionarli anche separatamente e non solo come binomio come se si trattasse di un qualsiasi concorso di bellezza o agility? Possiamo accettare che un test costituisca filtro tra un prima e un dopo? Chi ci assicura che non non si tratti di una preparazione mirata del cane per il superamento di un esame?
E cosa succede se non si supera il test?
Se non ho letto male, qualora non conseguissi il patentino o il mio cane non ottenesse una valutazione favorevole al test CAE-1 verrebbe certificata la mia incapacità di gestione del cane e il Comune, su richiesta dell’ATS competente, sequestrerà il mio cane con affido definitivo ad una struttura. Ma in questo modo il male che si vuole prevenire (l’intasamento dei canili da parte di cani non gestibili) si riproporrebbe ancora più virulento.
Questa legge è stata proposta anche in Commissione Salute alla Camera. A livello nazionale sarà avvertito come un "passo in avanti", uno "spunto" da cui prendere le mosse oppure non se ne farà nulla?
Devo e voglio essere sincero: da spifferi percepiti temo che in alto, cioè in cabina di comando (che non coincide con il Parlamento la cui funzione è in caduta libera) ci sia disinteresse per i non umani. Per alcuni più di altro.
Lei ritiene che possa essere utile un intervento legislativo in generale che preveda per qualsiasi tipologia di cane un percorso di adozione consapevole da parte delle persone?
Certo che sì: un intervento che, come detto, deve partire da lontano. Anche dalle aule felici degli asili. E qui, purtroppo, si spengono le luci e si naviga a vista. Occorre andare alla radice del problema non concentrandoci sull’ultimo miglio. Dobbiamo rivedere il nostro rapporto con quel meraviglioso essere vivente che è un cane. Dobbiamo interrogarci ed esaminare tutti i soggetti che sono coinvolti da questo fenomeno e tutte le variabili. A partire dagli allevatori per poi verificare le competenze accertabili e reali di tutti coloro che svolgono o sono coinvolti in attività che coinvolgono cani. Per poi indagare chi decide di vivere con un cane, quale esso sia e in particolare se di un certo tipo. Rivendichiamo che il cane non è una cosa ma spesso lo trattiamo da cosa. Lo acquistiamo su Internet, nei negozi, ce lo facciamo consegnare a casa, e poi lo cediamo se qualcosa non va per il verso giusto. Quando addirittura non lo abbandoniamo. Le attuali norme, civili, penali e amministrative intervengono quando il danno è stato gìà prodotto. E io di questo mi occupo. Occorre impedire che il danno venga fatto. Accettare forse l’idea che alcuni tipologie di cani non sono per tutti.