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2 Aprile 2026
11:20

Osservare il proprio cane può aiutare a prevenire le sue malattie: la scoperta in uno studio recente

Le persone che vivono con un cane, secondo un recente studio scientifico, riescono a riconoscere alcuni segnali di dolore negli animali, nella postura e nei movimenti. La ricerca evidenzia l’importanza dell’osservazione quotidiana per la prevenzione.

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Riconoscere il dolore fisico, e quello cronico poi, nel nostro compagno di vita non è facile. Un leggero zoppichio, un orecchio infiammato che si piega o anche un semplice mal di pancia: la convivenza con Fido è fatta di profonda osservazione e riuscire a capire quali sintomi possono essere forieri di patologie anche gravi non è così complicato come si potrebbe immaginare.

Uno studio di alcuni ricercatori del Dipartimento di Fisiologia della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Burdur, in Turchia, ci dice qualcosa di più, infatti: le persone che vivono con un cane sanno riconoscere quando sta male.

Lo studio ha analizzato le risposte date da 124 umani di riferimento che hanno partecipato a un questionario stabilito dagli esperti per comprendere il grado di relazione tra persona e cane e così riuscire a valutare quanto l’osservazione quotidiana favorisce anche la prevenzione rispetto alle patologie cui va incontro l’animale.

Alle persone è stato chiesto di riferire cosa vedevano rispetto a eventuali cambiamenti relativi alla postura, ai movimenti quotidiani e di prestare attenzione a segnali specifici come la posizione delle orecchie e della coda. Sono trenta i comportamenti che andavano monitorati in totale e di questi 13 sono stati rilevati come quelli cui le persone fanno più riferimento per capire lo stato di salute del loro compagno a quattro zampe.

Il risultato comprensivo, secondo i ricercatori, è che le persone riescono a rilevare comportamenti e posture che traducono in segnali di allarme rispetto a come si sentono i loro cani, delineando quello che può essere definito come un “quadro di percezione attiva” da parte degli umani di riferimento.

“I proprietari sono stati in grado di riconoscere i cambiamenti che possono essere correlati al dolore durante l'attività o i cambiamenti di posizione (ad esempio, alzandosi in piedi e saltando sul divano)”, scrivono gli esperti, sottolineando però che questi dati devono anche essere correlati all’età dei cani valutati. “La maggior parte dei cambiamenti comportamentali correlati al dolore è stata riscontrata nei cani giovani adulti. Nei cani anziani, la ridotta attività generale, la resistenza a camminare e ad alzarsi, la difficoltà a girarsi su entrambi i lati mentre si sdraiavano e la rigidità durante la deambulazione sono state segnalate con una frequenza significativamente maggiore nei cani che si presumevano soffrissero di dolore”.

Si tratta del primo studio di questo genere che restituisce alle persone capaci di “leggere” il proprio cane un ruolo fondamentale per la tutela della sua salute. “Questa ricerca è la prima a dimostrare che i proprietari sono in grado di notare alcuni dei cambiamenti comportamentali correlati al dolore nei loro cani … Pertanto, potrebbe essere importante prestare maggiore attenzione a questi elementi comportamentali nello sviluppo di scale del dolore cronico affidabili per i cani, al fine di includere le valutazioni dei proprietari. Scale del dolore utilizzabili dai proprietari aiuterebbero a individuare il dolore cronico nelle fasi iniziali e, di conseguenza, a migliorare la qualità della vita dei cani”, concludono gli esperti.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it/kodami sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra il paziente ed il proprio veterinario.
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