
Sta sempre di più emergendo una narrazione, tanto sui social che su alcuni media, del dog sitter come "lavoro da sogno", con tanto pure di testimonianze di persone che avevano un lavoro a tempo pieno e che per "amore dei cani" si sono dati a questo tipo di attività. In aggiunta da TikTok o altre piattaforme di video sharing, emergono sempre più profili di chi porta a spasso i cani in città e quanti più ne ha a seguito più si ottengono visualizzazioni e chiamate per quella che dovrebbe invece essere una professione praticata solo da persone che hanno davvero esperienza e conoscenza del "miglior amico dell'uomo".
Presentarsi come dog sitter è decisamente diverso dal saperlo realmente fare e in Italia, ma come del resto accade per tutte le professioni cinofile, non esiste alcuna regolamentazione in merito: nessun corso accreditato e riconosciuto dalla nostra legislazione che attesti le capacità di chi entra all'interno di una relazione, quella tra persone e cani, che fa parte ormai della quotidianità del 22,1% delle famiglie italiane che ha uno o più cani secondo gli ultimi dati Istat.
Alla base c'è sempre una superficiale concezione del cane, fondamentalmente. Si pensa: "E che ci vorrà mai a portare un cane a spasso" e non è così raro infatti vedere anche adolescenti nelle città del nostro Belpaese che, come primo lavoretto, si propongono come dog sitter. A parte poi che già l'etimologia della parola dovrebbe farci capire che è pure sbagliato chiamare così chi porta a passeggio il cane di un altro: se proprio infatti dobbiamo puntualmente mutuare i termini dal mondo anglosassone, bisognerebbe parlare di "dog walker", mentre il "dog sitter" è colui o colei che viene a casa a tenere compagnia al nostro compagno a quattro zampe quando non ci siamo.
Detto ciò, e ritornando alla legittimità di chi può praticare questa professione, la fotografia nazionale è presto fatta: in Italia non esiste un albo per i dog sitter, come del resto non c'è nemmeno per addestratori, educatori o istruttori cinofili. Sono tutte professioni che, però, incidono sempre di più sul bilancio familiare, tanto da un punto di vista economico quanto in quello legato alla qualità della relazione che si ha con il cane di famiglia. Perché ognuna delle figure citate può decisamente influire sul benessere del cane e sul rapporto tra quest'ultimo e non solo gli altri componenti della famiglia, ma anche nel modo in cui Fido si comporta poi con altri cani e persone durante le passeggiate.
In Italia solo la Regione Piemonte nel 2023 ha creato un albo regionale rivolto ai dog sitter, a cui però ci si può iscrivere volontariamente e che dunque nulla comporta da un punto di vista strettamente legale. L'idea di partenza era però buona: potevano farne parte infatti solo chi dimostrava di aver frequentato un corso specifico di almeno 60 ore o di possedere una qualifica riconosciuta, ad esempio come istruttore cinofilo o educatore. Sarebbe potuto essere dunque un buon punto di riferimento per chi cerca qualcuno di affidabile, ma la realtà dei fatti però è che ad oggi non esiste manco sul sito della Regione una pagina dedicata dove poter vedere l'elenco e solo facendo qualche ricerca si arriva all'unico elenco pubblicato, in un file pdf per giunta, in cui ci sono appena 8 nominativi. Questo elenco, poi, è rimasto comunque fermo al 2023 quando nel bando era scritto che ogni anno sarebbe stato rinnovato.
Insomma, quella che era stata annunciata come una prima riforma, seppure simbolica e seppure a livello regionale, nel voler dare maggiore peso a questa figura professionale è rimasta lettera morta, allo stesso modo di quanto accaduto nel Lazio dove proprio sulla scia della proposta piemontese si era ipotizzato qualcosa di simile ma poi non se ne è fatto più nulla.
Non sarà passato inosservato, però, che la regola stabilita dalla Regione Piemonte prevedeva l'aver appunto fatto un corso per potersi presentare come dog sitter ma, come si scriveva più su, per realizzare questo tipo di formazione ad ora ci si può rivolgere solo a privati che svolgono questo tipo di formazione. E ciò vale anche nel caso di educatori, istruttori o addestratori cinofili. E anche qui si finisce in un gran marasma, perché mentre ci sono associazioni di grande valore che trasformano effettivamente le persone che "amano i cani" in professionisti competenti nell'approccio con i quattro zampe, altrettanto c'è un fiorire anche solo di proposte online a cui, a fronte dello sborsare anche un bel po' di soldi, in poche ore si ottiene un pezzo di carta che qualifica la persona come un "professionista cinofilo".
Insomma, la mancanza di una regolamentazione di tutte le professioni cinofile è un danno nei confronti di chi davvero si forma attraverso anche master universitari nel caso di educatori e istruttori (come ad esempio avviene alle facoltà veterinarie di Parma e Pisa) o di quei centri cinofili seri in cui si portano avanti anche corsi proprio solo dedicati a dog sitter, mentre intanto spopolano nelle nostre città sedicenti "portatori di cani" che chiedono pure tariffe salate perché magari sono diventati famosi attraverso i social network.
In questa carenza di professionalità riconosciute o difficoltà nel sapere dove trovarle perché in realtà ci sono, l'unico consiglio che si può dare è quello di rivolgersi a centri cinofili della propria città che hanno un approccio cognitivo zooantropologico o cognitivo relazionale. Significa che si tratta di persone che si sono formate secondo i più recenti studi sui cani, che aborrano metodi coercitivi e che puntano a essere dei mediatori della relazione per venire incontro alle esigenze delle persone ma capendo anche quelle dei cani. E sicuramente vedere un tizio che porta in giro dieci e più cani contemporaneamente deve farci scattare un campanello d'allarme rispetto a come ogni singolo cane si vive la passeggiata, che dovrebbe essere un momento di relax e non di stress. Cosa molto difficile che avvenga se non si ha almeno la garanzia che ci sia stata una seria valutazione da parte di chi ha messo insieme così tanti individui, basata sulla conoscenza di ognuno di quei cani che è dotato della sua personalità e delle sue necessità specifiche che vanno al di là del fare il "giretto cacca/pipì".