
Sono sempre di più i post sui social ma soprattutto le pagine online in cui si sta facendo disinformazione rispetto all'obbligo di microchippatura e iscrizione nel SINAC, il Sistema Informativo Nazionale degli Animali da Compagnia, dei gatti di proprietà. E' facile infatti leggere online che dall'inizio di quest'anno tutti devono provvedere a fare queste due cose, tanto se si adotta o compra un micio quanto se già lo si ha con sé. Ma ad oggi in realtà non è ancora stato nemmeno approvata dall'Europa questa modalità di tracciamento. Ciò che ad oggi è avvenuto è che è stato discusso il disegno di legge a Bruxelles, che ha visto l‘accordo tra Consiglio e Parlamento europeo per il disegno di legge (procedura UE 2023/0447) che prevede regole più stringenti per tutti gli Stati membri su diversi temi che riguardano il benessere e la tutela degli animali, come appunto la microchippatura dei gatti e l'iscrizione ad un sistema interoperante.
Lo stato dunque di questa normativa a livello europeo, come si legge del resto sul sito dell'osservatorio legislativo che informa sui procedimenti in corso che devono essere vagliati, è che la procedura legislativa ordinaria di questa normativa è "in attesa della posizione del Parlamento in prima lettura". Ciò che ad oggi il Parlamento europeo ha fatto è stato solo accettare con 457 voti favorevoli, 17 contrari e 86 astensioni gli emendamenti alla proposta di regolamento sul benessere di cani e gatti e sulla loro tracciabilità.
Significa, in sintesi, che non c'è nulla di approvato ad oggi e qualora pure ci fosse, c'è un'altra disinformazione diffusa relativamente ai tempi di applicazione a cui una persona o un allevatore si dovrebbe attenere. Andando a leggere il testo, infatti, si scopre che l'attuazione sarà comunque molto lunga nella pratica perché la regola dell'iscrizione obbligatoria, che vale tanto per i privati quanto per gli allevatori, prevede che per i primi può avvenire al massimo dopo dieci anni per i cani e 15 per i gatti, mentre gli allevatori saranno obbligati a mettersi in regola entro 4 anni dalla operatività del disegno di legge.
Insomma, non c'è prima di tutto ancora stata la promulgazione della norma europea e, di conseguenza, non c'è nessuna applicazione in Italia ad oggi e quando ci sarà comunque prima che l'obbligo di microchip diventi una pratica "normale" passeranno ancora molti anni.
Come accennato, all'interno della proposta non si parla poi solo dell'obbligo di microchippatura dei gatti e della creazione di un data base internazionale che riguarda anche i cani, ma si toccano altri punti importantissimi dedicati alla tutela degli animali d'affezione. Tra le varie voci infatti si incide particolarmente sulle regole di allevamento, indicando ad esempio uno stop definitivo in tutti i Paesi della pratica delle mutilazioni, come il taglio delle orecchie e della coda dei cani o la rimozione degli artigli dei gatti e l'obbligo di mettere in atto procedure di sterilizzazione solo "in anestesia e analgesia prolungata da un veterinario" che può anche "prendere in considerazione la sterilizzazione non chirurgica in sostituzione della castrazione".
Qundi ad oggi nessuno, che sia in Italia o in altra Nazione che non prevede già di suo l'obbligo di microchippatura dei gatti, deve procedere per legge a farlo. Ci sono solo tre regioni nel nostro Paese che hanno già previsto questa ipotesi, anticipando un sistema di controllo utile per controllare il commercio degli animali e per responsabilizzare le persone. La prima a farlo è stata la Lombardia nel 2020, poi la Puglia e recentemente il Friuli Venezia Giulia.