
Alcuni uccelli migratori non si spostano solo tra nord e sud col passare delle stagioni, ma anche lungo i versanti delle montagne. Le specie che nidificano in alta quota, infatti, in inverno scendono a valle, mentre in primavera risalgono di nuovo in quota. Si è sempre pensato lo facessero per sfuggire al freddo e alla neve, ma come spesso accade in ecologia, la realtà è sempre più complessa.
Un nuovo studio pubblicato su Science Advances dimostra infatti che gli uccelli che nidificano montagna non si muovono per inseguire temperature più miti, ma per ottimizzare il proprio "bilancio energetico". In altre parole, fanno su e giù per trovare più cibo spendendo meno energia possibile.
Che cos'è la migrazione altitudinale (o verticale)
Questo fenomeno è noto come migrazione altitudinale, o anche migrazione verticale. A differenza della migrazione latitudinale "classica" – quella che porta molte specie a spostarsi verso sud in inverno, per esempio in Africa – qui gli spostamenti avvengono lungo un gradiente di quota: su e giù per la montagna.
I ricercatori guidati da Marius Somveille, dell’Università dell'East Anglia (UEA), hanno analizzato i cambiamenti stagionali di quota di 10.998 popolazioni di uccelli, appartenenti a ben 2.684 specie, distribuite in 34 regioni montane del mondo. I dati provengono da eBird, una piattaforma di citizen science (cioè scienza partecipata) dove birdwatcher e appassionati registrano le proprie osservazioni ornitologiche.
Il risultato? Oltre il 30% delle popolazioni che vivono tutto l'anno in montagna compie spostamenti verticali significativi, con differenze medie stagionali superiori ai 200 metri. In alcuni casi, certi uccelli si spostano addirittura di oltre 1.000 metri.
Non è solo una questione di temperatura

Per anni si sono confrontate due ipotesi principali. La prima sostiene che questi movimenti siano una risposta diretta ai cambiamenti di clima stagionali: quando fa troppo freddo in quota o arriva la neve, gli uccelli scendono. La seconda, detta ipotesi dell'efficienza energetica, suggerisce invece che le specie si muovano per massimizzare l'energia ottenuta dal cibo e minimizzare invece quella spesa per sopravvivere e competere con altri individui.
Se fosse soprattutto la temperatura a guidare gli spostamenti, nelle regioni tropicali – dove le variazioni stagionali sono minime – dovremmo osservare pochi movimenti altitudinali. E invece non è così. Anche nelle montagne equatoriali la migrazione verticale è parecchio diffusa.
Secondo gli autori, questo significa che il motore principale della migrazione verticale non può essere il freddo, ma la disponibilità di risorse: insetti, frutti, semi. Quando il cibo cambia distribuzione lungo il pendio, anche gli uccelli si spostano per seguirlo. I ricercatori hanno anche confrontato i dati reali con modelli informatici che simulavano il comportamento più "efficiente" dal punto di vista energetico. E i risultati coincidevano: gli uccelli si comportano proprio come previsto da chi cerca di ottimizzare il proprio budget energetico.
Una versione "compressa" delle grandi migrazioni
Secondo gli autori, i gradienti altitudinali – cioè le differenze ecologiche tra valle e cima – possono essere considerati una versione in miniatura dei gradienti latitudinali, quelli che separano l'Equatore dai poli. La migrazione verticale, quindi, svolge la stessa funzione ecologica delle lunghe migrazioni verso sud: permettere agli uccelli di sopravvivere in ambienti che cambiano nel tempo, seguendo il cibo e riducendo i costi energetici.
Qui in Italia questo comportamento coinvolge diverse specie. Il pettirosso (Erithacus rubecula), per esempio, che tutti associamo ai giardini cittadini in inverno, in primavera può spingersi più in alto raggiungendo i boschi montani. Lo stesso vale per il codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros): in primavere e in estate vive e nidifica tra le pietraie e le praterie dall'alta quota alpine e appenniniche, mentre inverno scende a valle e in città.
Perché è importante capirlo

Comprendere cosa guida la distribuzione stagionale degli uccelli in montagna non è solo una curiosità ornitologica, ma è fondamentale in un'epoca di grandi cambiamenti climatici globali. Le attività umane stanno inoltre modificando la disponibilità di habitat e risorse, soprattutto alle quote più basse, mentre il surriscaldamento globale soffoca quelli in alta quota.
Se il motore della migrazione verticale è la ricerca di energia – e quindi di cibo – ogni alterazione degli ecosistemi montani può avere effetti diretti su dove e come gli uccelli si distribuiranno in futuro. E da questo continuo saliscendi dalle montagne dipende anche il futuro di decine di migliaia di uccelli in tutto il mondo che ogni anno si spostano in bilico tra ricerca di cibo, habitat adatti, competizione e lotta per la sopravvivenza.