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5 Marzo 2026
17:45

Migliaia di uccelli marini morti sulle coste europee: è la più grande moria di massa degli ultimi 10 anni

Migliaia di uccelli marini stanno morendo lungo le coste europee dopo settimane di tempeste nell’Atlantico: molti, soprattutto pulcinella di mare, sono morti di fame.

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Tra le specie più colpite c’è il pulcinella di mare (Fratercula arctica)

Nelle ultime settimane migliaia di uccelli marini morti stanno comparendo lungo le spiagge del Nord Atlantico, dalla Penisola Iberica fino alla Gran Bretagna. Pulcinella di mare, urie, sterne e gazze marine, vengono portate a riva dalle onde del mare in quella che, secondo alcuni ricercatori, potrebbe trattarsi della più grande moria di massa di uccelli marini avvenuta in Europa nell'ultimo decennio.

Uno degli episodi più emblematici è stato osservato a Newquay, in Cornovaglia, nel sud-ovest del Regno Unito. Qui due pulcinella di mare sono stati trovati senza vita tra alghe e frammenti di plastica sulla spiaggia. A notarli è stata Rebecca Allen del Cornwall Wildlife Trust, mentre correva lungo la costa.

"È stato davvero triste – ha raccontato al Guardiansono uccelli bellissimi e molto carismatici". I loro corpi erano estremamente magri: lo sterno sporgeva, non avevano quasi più grasso e i muscoli erano consumati. Segni tipici di un animale letteralmente morto di fame.

In cosa consiste il "seabird wrck", il fenomeno descritto dagli scienziati

Quando numeri sproporzionatamente grandi di uccelli marini vengono trovati morti o esausti, accumulandosi sulle spiagge senza una causa immediatamente evidente, gli scienziati parlano di "seabird wreck". Il termine indica letteralmente un "naufragio di uccelli marini" e descrive quegli eventi in cui gli animali muoiono in mare aperto e vengono poi trascinati a riva dalle correnti.

Secondo le prime analisi, questa moria potrebbe essere legata alle violente tempeste che hanno colpito l’Atlantico negli ultimi mesi. Tra gennaio e febbraio una serie di perturbazioni – tra cui Goretti, Ingrid e Chandra – ha agitato parecchio il mare per settimane.

Per molti uccelli marini questo può diventare un problema serio. Il pulcinella di mare, per esempio, caccia immergendosi in acqua e individuando le prede a vista. Se il mare è troppo mosso e l’acqua torbida, diventa molto più difficile trovare pesci. Inoltre, le correnti e le tempeste possono spingere altrove pesci e altre prede, riducendo drasticamente la disponibilità di cibo nelle aree di foraggiamento invernali.

Il risultato è che gli animali consumano più energia per cercare da mangiare e finiscono per morire di fame.

Quasi 40mila uccelli morti o debilitati trovati sulle spiagge europee

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Gli uccelli vengono trovati molto magri o fortemente debilitati

I numeri raccolti nelle ultime settimane sono impressionanti. Solo in Cornovaglia sono stati trovati oltre 300 pulcinella di mare morti entro la fine di febbraio. Ma il fenomeno non riguarda solo il Regno Unito. Secondo i dati raccolti lungo tutta la costa atlantica europea circa 32.000 uccelli sono stati segnalati solo sulle spiagge della Francia, 5.000 in Spagna e 1.200 in Portogallo.

In totale, dall'inizio di febbraio sono stati registrati più di 38.000 uccelli marini spiaggiati lungo la costa atlantica europea. Tra le specie più coinvolte non ci sono solo i pulcinella di mare, ma anche urie, gazze marine, sterne e altri uccelli pelagici che si nutrono in mare aperto.

Alcuni sono arrivati a riva ancora vivi, ma completamente debilitati. Diverse centinaia sono stati trasferiti in centri di recupero per la fauna selvatica in vari paesi europei. In Scozia, un pulcinella di mare portato nel un centro di recupero dell'Aberdeenshire aveva 34 anni, un'età eccezionale per questa specie. Anche lui però non è sopravvissuto.

Catastrofi del genere diventeranno sempre più frequenti

Secondo Samuel Wrobel, responsabile delle politiche marine della Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) – la LIPU britannica -, gli uccelli trovati sulle spiagge rappresentano probabilmente solo una piccola parte delle morti reali. "Il numero di animali che vediamo a riva è probabilmente solo una frazione di quelli morti in mare", ha spiegato al Guardian.

Gli scienziati temono che l'evento ancora in corso possa raggiungere dimensioni simili a quelle del 2014, quando circa 55.000 uccelli marini furono trovati morti lungo le coste europee. Prima ancora, un episodio simile era avvenuto nel 1983, quando 34.000 uccelli furono registrati nelle sole acque britanniche.

Le preoccupazioni maggiori riguardano però soprattutto il fatto che eventi metereologici estremi come questi potrebbero diventare sempre più frequenti a causa del surriscaldamento globale e dei cambiamenti climatici. L'aumento delle temperature, inoltre, può alterare correnti e flussi di nutrienti in mare, determinando effetti negativa a cascata sulla l'intera rete trofica. L'evento più emblematico in tal senso è quello registrato in Alaska tra il 2014 e il 2016.

Qui, una singola ondata anomala di calore in mare che ha ridotto la disponibilità di cibo per gli uccelli, conosciuta come "warm blob", ha dimezzato la popolazione nidificante di urie, uccidendo 4 milioni di uccelli. Da allora la popolazione non si è più ripresa.

Un fenomeno da monitorare nei prossimi mesi

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Nelle prossime settimane, quando gli uccelli torneranno alle colonie riproduttive, avremo un quadro più chiaro sull’impatto di questa moria di massa

Gli scienziati stanno ora osservando con attenzione ciò che accadrà nei prossimi mesi. Quando gli uccelli marini torneranno alle colonie di nidificazione per riprodursi, sarà possibile capire meglio quanto la moria abbia inciso sulle popolazioni. Se sempre meno individui faranno ritorno alle colonie, l'impatto di questa moria potrebbe essere allora molto più grave di quanto suggeriscano i numeri attuali.

Nel frattempo gli esperti raccomandano di non raccogliere o toccare eventuali uccelli morti trovati sulle spiagge. Anche se questa moria non sembra legata a malattie, i corpi degli animali potrebbero comunque trasportare patogeni, come il virus dell'influenza aviaria.

Per molti ricercatori, questo evento è l'ennesimo campanello d'allarme che rischiamo di ignorare. Se tempeste più violente e crisi ecologiche continueranno ad aumentare nei prossimi anni, episodi come questo potrebbero diventare sempre più frequenti lungo le coste europee. E per alcune specie di uccelli un tempo comuni nei nostri mari, il futuro potrebbe diventare sempre più incerto.

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