
Un'enorme rete fantasma turbava la tranquillità degli abitanti marini dell’area marina protetta Regno di Nettuno, che circonda le isole di Ischia e Procida. Anche dopo essere state perse o abbandonate in mare, le reti continuano a intrappolare piccoli organismi marini e pesci di ogni tipo, e le più grandi, come quella di 300 metri recuperata al largo delle coste campane, era fra queste.

La rete è stata recuperata nell’ambito di una complessa operazione della guardia costiera lungo la Secca della Catena, a poche miglia dalla costa di Ischia. L’attrezzo da pesca professionale, abitualmente utilizzato per catturare banchi di pesci pelagici, era stato abbandonato nella zona A dell’area marina protetta, zona di riserva integrale, dove è interdetto ogni tipo di operazione di pesca.

L'area marina protetta Regno di Nettuno aveva segnalato la presenza del rifiuto e ha partecipato alla rimozione in collaborazione con il Reparto Ambientale Marino della Guardia Costiera presso il Ministero dell’Ambiente. L'operazione è avvenuta d’intesa con l'Ispra, che ha dato parere favorevole. In campo – anzi in mare – è sceso il 2° Nucleo Operatori Subacquei della Guardia Costiera, coordinato dal capitano di corvetta Giuseppe Giannone, l’intera flotta in dotazione al Circomare Ischia, al comando del tenente di vascello Antonio Magi, e la nave da supporto Gregoretti, nata proprio con l’obiettivo di svolgere funzioni di vigilanza sulle attività di pesca ai fini di tutelare il patrimonio ittico.

La rete da circuizione era impigliata in più punti lungo la falesia che caratterizza la Secca, a profondità comprese tra i 15 e i 30 metri: per provvedere al recupero è stata così necessaria una fase di studio e un’articolata operazione di rimozione, con l’attrezzo diviso in più parti, ora destinato a una corretta procedura di smaltimento.
Le indagini della guardia costiera potrebbero ora consentire anche di risalire al peschereccio responsabile dell’illecito di natura penale.
94% dei rifiuti in mare sono reti abbandonate
“Proteggere l’ambiente marino e costiero è una delle nostre mission. – sottolinea il capitano di corvetta Salvatore Malaponti, che ha coordinato le operazioni – La rimozione della rete di circuizione nel mare di Ischia ha rappresentato una sfida operativa complessa, i cui effetti benefici sugli ecosistemi saranno immediati. Il fenomeno delle cosiddette reti fantasma è una delle minacce più significative per i nostri mari”.
Secondo l’Ispra, in effetti, l’86,5% dei rifiuti in mare è legato alle attività di pesca e acquacoltura. Nel 94% le responsabili sono proprio le reti abbandonate: continuano a catturare pesci o molluschi (addirittura il 5% della quantità di pesce commerciabile a livello mondiale), persino uccelli, tartarughe marine e cetacei (il 45% di quelli indicati nella Lista rossa delle specie minacciate dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura è stato colpito dalle reti fantasma). Per un totale di 344 specie investite dal problema.
"Proteggiamo la salute del nostro mare"
“Continueremo a monitorare con attenzione lo stato di salute del nostro mare, vigilando sul cosiddetto ghost fishing e operando in piena sinergia con la guardia costiera – commenta il direttore del Regno di Nettuno, Antonino Miccio – L’operazione di queste ore è ancor più significativa perché l’attrezzo da pesca era stato abbandonato in zona A della nostra area protetta: si tratta di luoghi considerati particolarmente preziosi per il ripopolamento della fauna ittica. Anche per questo è ancor più importante proteggerli”.