
Conosciuta come un’azienda agricola dove andavano anche le scolaresche in visita, dentro era l’inferno per gli animali che sono sopravvissuti alle condizioni orribili in cui sono stati trovati. Sopravvissuti, appunto, perché quello che hanno anche riscontrato i Carabinieri Forestali di Parma e l’USL nella periferia ovest della città è stata la presenza di almeno 40 cadaveri di animali in avanzato stato di decomposizione. Asini, cani, conigli, galline, maiali e capre morti e i cui corpi erano abbandonati all’interno di quella che è conosciuta come “Fattoria Wendy” nel parmense.
Gli animali ancora in vita, invece, erano tutti in condizioni pessime: denutriti, disidratati e con difficoltà anche solo a stare in piedi o camminare per la totale assenza di qualsiasi minimo standard di benessere animale, lasciati nell’incuria totale.
L’indagine è in corso e i veterinari dell’azienda locale hanno disposto un provvedimento di sequestro preventivo e hanno trasferito cento animali recuperati dalla condizione di degrado.
Le ipotesi di reato a carico della titolare dell’azienda sono maltrattamento e uccisione di animali e l’associazione Horse Angels ha conferito all’avvocata Laura Mascolo l’incarico per il deposito di di una querela, al fine di contribuire all’accertamento delle responsabilità penali e amministrative. “Se tutto quanto riferito dagli organi di stampa troverà conferma nelle indagini svolte dall'autorità giudiziaria, siamo di fronte a una vicenda molto grave. Per questo la Horse Angels ha deciso di agire: per veder accertate tutte le eventuali responsabilità”, commenta a Kodami l’avvocata.
L’associazione in un comunicato ha anche precisato che aveva manifestato ai Carabinieri Forestali la disponibilità alla presa in carico degli animali sequestrati, mettendo a disposizione strutture idonee, competenze e personale qualificato. “Tuttavia – aggiungono – da quanto ci risulta, gli equidi sarebbero stati affidati a soggetti privati individuati dalla ASL veterinaria. Una scelta che riteniamo debba essere chiarita con la massima trasparenza, anche alla luce del fatto che molti di essi risulterebbero registrati come destinabili alla macellazione”.
Il caso ha scatenato anche le reazioni della politica locale, con interrogazioni da parte di diversi consiglieri regionali alla Giunta relativamente agli obblighi a carico delle aziende sanitarie locali di effettuare i controlli sul territorio e anche rispetto al fatto che dalle pagine social della titolare dell’azienda si facevano raccolte fondi, cosa legittima perché risulta essere un’Aps ma che solleva ovviamente dubbi visto ciò che è stato riscontrato dalle Forze dell’ordine.