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8 Gennaio 2026
8:27

Maiali e capre vive non saranno più le cavie su cui i medici militari Usa si allenano

Dai tempi della guerra fredda i militari Usa imbracciano i fucili al poligono mirando ad animali vivi, in particolare maiali e capre. Durante la guerra in Vietnam furono utilizzati anche cani. Da quest'anno il National Defense Authorization Act ha definitivamente vietato questa pratica.

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Accade da anni e pochi lo sanno: i medici che fanno parte dell'esercito degli Stati Uniti utilizzano animali per fare pratica. Si tratta di maiali e capre che vengono sottoposte al "live fire training", ovvero al fuoco di fila dei soldati o ad altre tecniche di ferimento per poi essere sottoposti ad interventi d'urgenza dal personale medico.

E' un vero e proprio "percorso della morte" che risale addirittura ai tempi della guerra fredda ma che ancora era permesso: ora però la legge annuale sulla difesa degli Stati Uniti contiene lo stop definitivo a questa crudele pratica.

Le forze armate dovranno dunque trovare un nuovo metodo per addestrare i medici che sono a seguito dei contingenti negli scenari di guerra dove effettivamente poi operano per la cura dei soldati sul campo.

La nuova legge fa parte del "National Defense Authorization Act" entrato in vigore nel nuovo anno e in cui è appunto bandito l'uso di animali che sono vere e proprie vittime sacrificali, imponendo alle forze armate di modernizzarsi approfittando di tutte le tecnologie esistenti che possono sopperire alla funzione assolta da capre e maiali cui non vengono, chiaramente, evitate orribili sofferenze.

Vern Buchanan, politico repubblicano molto noto in Florida, è stato tra i promotori della necessità di un aggiornamento della legge con lo specifico obiettivo di eliminare questa usanza e diversi media locali riportano la sua opinione, ora che sarà un obbligo: "Un passo avanti importante nella riduzione delle sofferenze inutili nelle pratiche militari”.

Annunciata così sembra che la misura porti a non permette più che accadano casi del genere e che non vi sia alcun animale sfruttato sul campo. Ma tra le mani dei medici militari rimangono comunque altri esseri viventi su cui ci si può "allenare" direttamente: ad esempio mutilandoli di una parte del corpo per ricucirli o provocandogli ustioni per capire come agire poi  qualora si trovassero di fronte a soldati in condizioni simili.

Sulla questione combattono da tempo le associazioni di tutela e difesa dei diritti degli animali e la Peta ha definito questa decisione "storica", ritenendo che si tratta di un passo importante per poi arrivare al divieto assoluto di qualsiasi pratica finalizzata a questo scopo sugli animali.

Una delle pratiche più citate in questi giorni sui media statunitensi risale ai tempi della guerra in Vietnam. L'uso di animali vivi per l'addestramento dei medici più utilizzato era quello di appendere i cani nei poligoni di tiro, dopo averli anestetizzati, dentro delle reti di nylon. I soldati imbracciavano i loro fucili e miravano agli animali in un centro di addestramento nel Maryland.

La scoperta di questa modalità emerse nel 1983 e fu quello il momento in cui l'opinione pubblica americana venne a sapere che era del tutto legale e che episodi simili avvenivano in diverse strutture delle Forze armate Usa. Fu l'anno in cui però per la prima volta si riuscì a bloccare almeno questo tipo di violenza su animali indifesi grazie alle proteste dei cittadini e, soprattutto, di attivisti e esperti di diritto che spinsero Caspar Weinberger, l'allora Segretario alla Difesa della presidenza Reagan, a dichiarare che aveva vietato l'uccisione del "migliore amico dell'uomo" agli uomini delle Forze armate a stelle e strisce.

L'anno dopo, come si può leggere da questa copia digitale di una pagina del New York Times del 24 gennaio 1984, diversi media riportarono la notizia che  nelle basi militari si continuavano ad uccidere animali di varie specie, in particolare capre e maiali, sempre a scopo di addestramento del personale sanitario.

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