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2 Aprile 2026
13:42

Lupo ferito a fucilate muore al CRAS di Genova: nuovo caso di bracconaggio dopo il declassamento della protezione

Un lupo ferito da colpi di fucile è stato soccorso nei boschi genovesi, ma è morto durante un intervento chirurgico. Il caso riaccende il tema del bracconaggio e della tutela della specie dopo il recente declassamento dello status di protezione.

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Il lupo e e la radiografia che mostra i pallini di piombo nelle zampe posteriori. Foto di ENPA Genova

Un lupo maschio adulto è morto dopo essere stato recuperato in condizioni gravissime nei boschi di Propata, nell'entroterra di Genova. L’animale, soccorso dal Centro di Recupero per Animali Selvatici (CRAS) gestito da ENPA insieme alla vigilanza regionale, era stato trovato mentre si trascinava con le zampe posteriori gravemente ferite. I soccorritori sono intervenuti per sedarlo, ma al loro arrivo il lupo era ormai collassato a terra, sfinito.

Gli esami radiografici hanno poi rivelato una situazione estremamente critica: fratture a tibie e peroni e numerosi pallini di piombo conficcati nelle zampe posteriori, segno evidente di uno o più colpi d'arma da fuoco esplosi mentre l'animale era in fuga. Le ferite, già infette, erano prossime alla necrosi, cioè alla morte dei tessuti. Secondo i veterinari, il lupo si trascinava in queste condizioni probabilmente da giorni, senza riuscire a nutrirsi e perdendo lentamente sangue.

I medici del CRAS hanno tentato un intervento chirurgico d'urgenza per stabilizzare le fratture con chiodi endomidollari e placche metalliche, ma l'animale ormai debilitato da giorni di sofferenza non ha superato l'anestesia. Secondo l'ENPA di Genova, non si tratta di un caso isolato. Il bracconaggio continua a uccidere tantissimi lupi in Italia, spesso in un clima di ostilità alimentato da disinformazione e paure infondate.

Alta mortalità, pericoli e bracconaggio: il futuro del lupo in Italia è a rischio

Accanto agli abbattimenti illegali, inoltre, molti animali muoiono sempre più spesso anche per investimenti stradali o avvelenamento: dal 2019 al 2023 sono 1.639 i lupi morti in Italia e la maggior parte di loro hanno perso la vita per cause riconducibili direttamente agli esseri umani. Secondo i dati raccolti dal progetto Dead Wolf Tracker dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana nel solo 2025 sono stati ritrovati morti almeno 271 lupi. Numeri a cui vanno aggiunti gli animali mai rinvenuti e quelli morti nei centri di recupero.

E in questo clima di alta mortalità e bracconaggio diffuso, il dibattito sul futuro del lupo in Italia continua a essere sempre più acceso. Dopo il recente declassamento dello status di protezione della specie al livello europeo, presto le regioni potranno introdurre quote di abbattimento per ridurre il numero di animali sul territorio. Eppure, numerosi studi dimostrano come uccidere i lupi molto spesso non riduce significativamente le predazioni ai danni degli animali allevati.

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I numeri dicono che le morti di lupo riconducibili direttamente alle attività umane sono in aumento

Anzi, in molti casi quando i branchi vengono disgregati eliminando alcuni individui, i singoli lupi si disperdono sul territorio comportandosi in modo ancora meno prevedibile, talvolta prendendo di mira proprio gli allevamenti, dove gli animali sono più facili da abbattere da soli. Proprio per questo motivo, molti esperti considerano questa decisione una scelta puramente politica e priva di evidenze scientifiche.

Secondo molti, la convivenza tra attività umane e grandi predatori passa soprattutto dalla prevenzione: recinzioni elettrificate, cani da guardiania e una corretta gestione degli allevamenti sono gli strumenti più efficaci e già sperimentati con successo in diverse aree.

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