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12 Marzo 2026
16:45

Lo zoo di Ichikawa invita al rispetto piuttosto che al pietismo: “Il macaco Punch non è bullizzato e non dobbiamo ricavarci profitto”

I responsabili del giardino zoologico di Ichikawa, in Giappone, dove si trova il cucciolo di macaco "star" dei social rispondono alle accuse: "Punch non è bullizzato e non modificheremo le nostre cure perper aumentare il numero di visitatori del nostro zoo o i profitti"

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Punch, il cucciolo di macaco abbracciato al suo peluche

E alla fine è uno zoo a provare a spiegare al mondo che c'è una bella differenza tra l'empatizzare con un animale e provare solo banale commiserazione piuttosto che comprendere il comportamento etologico di un animale e i suoi conspecifici. La storia del cucciolo di macaco Punch praticamente la conosciamo tutti e in tutto il mondo.

La storia del macaco Punch diventato virale sui social

Giusto per i pochi che ancora non si sono ritrovati di fronte a video, immagini e soprattutto una marea di commenti su quella scimmietta che stringe al petto un pupazzo di uno noto marchio di mobili, cerchiamo di riassumerla brevemente. Come ha scritto Salvatore Ferraro su Kodami è importante però riportare la vera storia e non quella strappalacrime che ora anche lo stesso staff del Giardino Zoologico e Botanico della città di Ichikawa, in Giappone, ha deciso di debellare negando le accuse ricevute e rispondendo anche alle preoccupazioni.

Punch è un macaco giapponese (Macaca fuscata) di poco più di sei mesi che è nato proprio in quella struttura. Subito dopo la nascita, però, la madre non si è presa cura di lui, cosa che in natura accade spesso e per diverse ragioni. Fatto sta che Punch è stato così svezzato dallo staff del giardino zoologico con il biberon e i keeper gli hanno dato anche il famoso peluche che il cucciolo usa come oggetto di conforto emotivo. Da quando sono iniziate a girare le sue immagini, però, ecco che si è scatenata una tempesta perfetta di emotività tutta umana: milioni tra condivisioni, commenti e pure un hashtag dedicato: #HangInTherePunch.

Tutto questo qualcuno può pensare che si sia trasformato in grande pubblicità per lo zoo, ma invece i responsabili della struttura ora hanno deciso di chiarire come stanno le cose e quanto le emozioni umane possano deviare l'attenzione dall'importanza di conoscere davvero l'etologia. Ma non è accaduto però nel momento in cui sono emerse le prime, tenere immagini ma solo quando si è "sparsa la voce" che gli altri oranghi starebbero bullizzando Punch,ovvero dopo che è stato postato un video in cui si vede una scimmia adulta che lo trascinava a terra. Il video, che ha ottenuto oltre 1,2 milioni di visualizzazioni, ha suscitato preoccupazione tra i "fan" di Punch.

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Un altro scatto della vita in cattività di Punch

Il chiarimento dello zoo Giapponese: "Punch non è bullizzato"

"Sebbene Punch sia stato rimproverato molte volte da altre scimmie – hanno scritto dallo zoo di Ichikawa in un comunicato – nessuna ha mostrato una grave aggressività nei suoi confronti. Quando osservate questi comportamenti disciplinari da parte di altri membri del gruppo nei confronti di Punch quando cerca di comunicare con loro, vorremmo che sosteniate gli sforzi di Punch, invece di provare pena per lui".

Dallo zoo precisano infatti che i macachi giapponesi "seguono una società rigidamente gerarchica e gli individui dominanti mostrano ‘azioni disciplinari' nei confronti dei loro subordinati". In pratica, alle scimmie non importa se Punch sia una celebrità virale o meno e, come sempre Ferraro aveva scritto su Kodami, "al di là delle immagini emotivamente impattanti, la storia di Punch merita una riflessione più ampia. I macachi giapponesi, sono animali complessi, con strutture sociali articolate e relazioni che possono durare anni".

Poi, visto che quelle immagini colpivano anche perché Punch dopo i "problemi" avuti con le altre scimmie correva dal suo pupazzo, gli esperti dello zoo hanno anche precisato: "Come al solito, Punch dopo poco si è allontanato dal peluche e ha iniziato a comunicare con altre scimmie. Questi comportamenti sono diversi dagli ‘abusi' umani e al momento, non ci sono prove che Punch sia stato attaccato in un modo che possa minacciare la sua sopravvivenza. Inoltre, non abbiamo alcuna intenzione di ignorare la ‘disciplina' o di modificare le nostre cure per attirare la compassione della gente e quindi aumentare il numero di visitatori del nostro zoo o i profitti".

Insomma, chi si occupa di lui sta tentando di lanciare un messaggio molto chiaro: va bene empatizzare ma non giudicare senza avere conoscenze della specie e ciò anche a discapito di perdere clienti: lo zoo ci tiene sostanzialmente a non fare una brutta figura a causa dei commenti sui social.

Detto tutto ciò, però, vorremmo concludere ricordando anche ai giardini zoologici di nuovo quello che ha sottolineato il nostro Salvatore Ferraro: "Negli zoo, pur con tutte le attenzioni e le cure possibili, specie così ‘intelligenti' e sociali possono sviluppare problemi comportamentali legati alle condizioni artificiali. Non è una condanna  di pancia agli zoo, ma un tema complesso e discusso ormai da tempo nella comunità scientifica e nel dibattito pubblico sul ruolo delle strutture zoologiche oggi e sulla possibilità che animali così complessi, come scimmie antropomorfe, elefanti o cetacei, vengano tenuti in cattività".

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