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Lo spettacolo dei cervi che lottano in piazza: il video dal cuore selvaggio dell’Abruzzo

Due cervi si scontrano a colpi di palchi in una piazza di Barrea, nel Parco d'Abruzzo: un rituale che va avanti da migliaia di anni e che racconta il ciclo vitale e le sfide tra maschi.

15 Gennaio 2026
10:15
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I due maschi incrociano i palchi in una piazza del comune di Barrea, in Abruzzo

Un breve scontro, pochi secondi di silenziosa tensione accompagnata dal rumore secco e "legnoso" dei palchi che si incrociano. È diventato virale il video che mostra due cervi maschi impegnati in una lotta nel cuore di Barrea, in Piazza Mammarino, all'interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Le immagini, catturate da Susanna Campana, hanno fatto rapidamente il giro dei social: i due maschi, nel pieno del paese, si affrontano come accade nei boschi e nelle radure, sotto gli occhi stupiti di chi era presente e di chi ha visto la scena online.

Il filmato mostra uno scontro breve, a cui gli abitati di Barrea e altri comuni abruzzesi sono ormai abituati. I due cervi (Cervus elaphus) si avvicinano, abbassano la testa e incrociano i palchi, le grandi strutture ossee che solo i maschi portano sul capo, poi si allontanano poco dopo. La scena colpisce soprattutto perché avviene in un contesto urbano, una piazza, ma chi vive e frequenta l'Abruzzo sa quanto questi ungulati siano ormai parte integrante dei centri abitati del Parco.

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I palchi, che hanno solo i maschi, cadono e riscrescono ogni anno sempre più grandi e ramificati

Per capire meglio cosa sta succedendo nel video, è utile però partire proprio dai palchi. A differenza delle vere corna, quelle che hanno capre, bufali e altri bovidi, i palchi dei cervi non sono permanenti: ogni anno i maschi li perdono e li ricrescono da zero. La caduta avviene in genere alla fine dell'inverno, tra febbraio e marzo. Dopo la perdita, dal cranio comincia poi a crescere una nuova struttura ossea, inizialmente ricoperta da una pelle morbida e molto vascolarizzata chiamata velluto.

In questa fase il palco cresce molto rapidamente e, di anno in anno, diventa sempre più grande e ramificato. La crescita, di solito, raggiunge il suo massimo in estate. Proprio in questo periodo il velluto si secca e viene strofinato via contro alberi e arbusti, lasciando scoperto solo l'osso duro. A questo punto, i palchi sono finalmente pronti per svolgere la loro funzione principale: la competizione tra maschi durante la stagione degli amori, conosciuta come quella del bramito, che si svolge in autunno.

Quello che vediamo nel video di Barrea, quindi, è probabilmente una fase preparatoria. Alcuni maschi, soprattutto i più giovani e inesperti, iniziano a "esercitarsi" già mesi prima del bramito vero e proprio, quando invece la questione diventa molto più seria. In Autunno, quando i maschi devono far colpo sulle femmine e iniziano a bramire, sono infatti al massimo della loro forma fisica: si osservano, camminano in parallelo, mostrano i palchi e valutano la forza e stazza dell'altro sotto gli occhi attenti delle femmine.

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Gli scontri veri e propri tra maschi adulti avvengono durante la stagione degli amori, in autunno

Di solito questo basta a decretare un vincitore, senza contatto fisico. Tuttavia, se nessuno dei due cede, allora si arriva allo scontro vero e proprio. I palchi vengono incrociati e i cervi spingono con forza, cercando di sbilanciare l'avversario. Può sembrare una lotta violenta, e in parte lo è, ma è regolata soprattutto da segnali e rituali che limitano il rischio di danni seri, anche se possono capitare. Vincere significa poi conquistare un territorio e, soprattutto, il diritto di accoppiarsi con le femmine.

Quello che vediamo nel video che arriva da Barrea è quindi un rituale antico, una "danza" che va avanti da migliaia – se non milioni – di anni, ma che ci affascina sempre come se fosse la prima volta. Un rituale che segue il ritmo delle stagioni e della natura restituendoci uno spaccato di vita selvaggia dei cervi nel bel mezzo di un paese, Barrea, diventato simbolo della convivenza tra cervi e attività umane nel cuore dell'Appennino.

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