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Lo scimpanzé che “canta” e suona la batteria con le assi di legno: la scoperta che cambia le origini della musica

Ayumu, uno scimpanzé di 26 anni, ha smontato le assi del pavimento e le ha usate per suonare. Con ritmo stabile, vocalizzazioni e un'espressione “da gioco”: forse la musica non è più una questione umana.

25 Marzo 2026
19:24
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Lo scimpanzé Ayumu mentre usa le assi di legno per percuoterle contro la recinzione. Foto di Kyoto University

Nel febbraio 2023, all'interno del centro per lo studio delle origini evolutive e del comportamento umano dell'Università di Kyoto – l'EHUB – è accaduto qualcosa che i ricercatori non avevano mai visto prima. Ayumu, uno scimpanzé maschio di 26 anni figlio della "geniale" e recentemente scomparsa Ai, si è avvicinato a una passerella di legno, ha sollevato alcune assi e ha cominciato a batterle contro la recinzione producendo suoni strutturati, complessi, accompagnati da vocalizzazioni in una sequenza deliberata. Non era un comportamento casuale. Era una performance.

A documentarlo è un nuovo studio condotto dal team di ricerca dell'EHUB guidato da Yuko Hattori, pubblicato sulla rivista Annals of the New York Academy of Science, che ha analizzato 89 esibizioni di Ayumu tra il 2023 e il 2025. I risultati, secondo gli autori, suggeriscono che la capacità di trasformare l'espressione vocale in suono strumentale non è un'esclusiva umana. E questo cambia molto del modo in cui pensiamo alla musica.

Ayumu, lo scimpanzé che "canta" e "suona la batteria" con le assi di legno

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Ayumu usa una combinazione di percussioni e vocalizzazioni nello stesso tempo. Foto di Kyoto University

Gli scimpanzé tambureggiano e percuotono gli alberi. È un comportamento noto, ben documentato, parte del repertorio comportamentale di queste scimmie antropomorfe. Ma quello che Ayumu ha fatto era molto diverso. La combinazione di percussioni e vocalizzazioni nello stesso tempo – con più componenti ritmiche simultaneamente – non era mai stata osservata prima in un animale non umano. Era un caso del tutto nuovo. E per capire se fosse davvero intenzionale, i ricercatori hanno dovuto smontarlo pezzo per pezzo.

Hanno classificato ogni elemento del comportamento: colpire, trascinare, lanciare. Poi hanno applicato un'analisi delle transizioni, uno strumento statistico che permette di distinguere le sequenze casuali da quelle deliberate, valutando quali passaggi da un gesto all'altro avvenivano per scelta e quali per caso. Il risultato è stato netto: la sequenza dei suoni prodotti da Ayumu non era casuale. C'era una logica, una struttura.

E poi c'è il ritmo. Gli intervalli tra un colpo e l'altro erano isocroni: mantenevano un tempo costante, come un metronomo. Anzi, usare gli strumenti produceva un ritmo più stabile rispetto al semplice tamburellare con mani o piedi. Lo strumento non era un accessorio, ma un miglioramento. In certo senso – tra molte virgolette – Ayumu stava "suonando" e "cantando" allo stesso tempo.

Mentre "canta" e "suona", Ayumu aveva la faccia da gioco

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Durante le performance, mostrava la cosiddetta la cosiddetta "play face", l’espressione facciale associata al gioco e alle emozioni positive

I video registrati dai ricercatori documentano anche il processo di smontaggio delle assi: Ayumu che piega le ginocchia, afferra il bordo di un'asse con entrambe le mani, la solleva e poi comincia a batterla contro le grate della recinzione. Ma durante le performance, i ricercatori hanno osservato anche qualcosa di inaspettato: la cosiddetta "play face", l'espressione facciale associata al gioco e alle emozioni positive negli scimpanzé.

Non è un dettaglio secondario. Quella stessa espressione non compare tipicamente durante altre vocalizzazioni, come urla e richiami di allerta, le comunicazioni sociali più diffuse. Compariva qui. In un contesto nuovo. "È stato affascinante vedere come lo scimpanzé usasse gli strumenti per produrre suoni diversi mentre esprimeva contemporaneamente un display vocale", ha detto in un comunicato Hattori. Un'osservazione che suona quasi timida rispetto alla portata di quello che descrive: c'era anche coinvolgimento emotivo.

Dove finisce il grido e inizia la musica

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L’origine della musica non è più solo una questione strettamente umana

La domanda che lo studio prova ad affrontare non riguarda però solo le intenzioni di Ayumu. Riguarda inevitabilmente anche noi. L'ipotesi di partenza di molti studi nel campo dell'evoluzione musicale è che gli strumenti siano nati dall'incontro tra due elementi preesistenti: l'espressione emotiva attraverso le vocalizzazioni e l'uso di oggetti. Una sorta di "fusione", avvenuta in un momento imprecisato della preistoria, che avrebbe dato poi origine alla musica per come la conosciamo.

Il problema è che i primissimi strumenti a percussione erano fatti di legno o pelli animali, materiali deperibili, che non lasciano tracce archeologiche. Non si trovano. Non si datano. Non si possono studiare. Gli scimpanzé, i nostri parenti primati più simili a noi, sono qui. E si possono osservare.

Ayumu ci ha così mostrato per la prima volta che un primate non umano è capace di esternalizzare un'espressione simil-vocale, quasi "canora", accompagnata da uno strumento e di saperlo fare con ritmo stabile, sequenze intenzionali e coinvolgimento emotivo positivo. Non è musica o canto nel senso stretto in cui la intendiamo noi, ma ci va molto vicino, poiché ne condivide le strutture di base. E questo è sufficiente per spostare il problema: l'origine della musica non è più solo una questione strettamente umana.

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