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10 Febbraio 2026
19:24

L’invasione silenziosa: come le mantidi aliene arrivate dall’Asia stanno conquistando l’Italia e l’Europa

Le mantidi aliene asiatiche si stanno diffondendo rapidamente in Italia e in Europa, favorite dal commercio globale e dal clima sempre più mite. Un nuovo studio italiano fa il punto sugli impatti ecologici e sulle strategie di monitoraggio e controllo di questa invasione silenziosa.

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Intervista a Roberto Battiston
Entomologo e conservatore naturalista del Museo di Archeologia e Scienze Naturali "G. Zannato" di Montecchio Maggiore
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Una mantide gigante asiatica (Hierodula tenuidentata), una specie aliena in rapida espansione in Italia

Negli ultimi anni, soprattutto tra la fine dell'estate e l'autunno, sempre più persone raccontano di aver incontrato nei parchi, nei giardini e perfino sui balconi di casa grandi mantidi verdi, molto più robuste e appariscenti di quella a cui siamo abituati da sempre, la nostrana mantide religiosa (Mantis religiosa). Non è però solo un'impressione: in Italia e in buona parte d'Europa è in corso una vera e propria invasione silenziosa di mantidi "aliene", arrivate dall'Asia e oggi sempre più diffuse, anche per colpa dei cambiamenti climatici.

Le specie aliene invasive – cioè quelle trasportate volontariamente o meno dagli esseri umani lontano dai loro territori d'origine e ormai naturalizzate – sono considerate una delle principali minacce per la biodiversità in tutto il mondo. Tuttavia, capire quanto e come impattino sugli ecosistemi e le specie autoctone è spesso molto difficile, soprattutto quando si parla di insetti.

Un nuovo studio coordinato dal Museo di Archeologia e Scienze Naturali "G. Zannato" di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, e pubblicato sul Journal of Orthoptera Research ci offre ora uno dei primi quadri chiari e documentati su questo fenomeno, usando proprio le mantidi aliene come "specie spia" dei numerosi processi di invasione biologica in atto. E lo ha fatto anche grazie alle segnalazioni e alle osservazioni di semplici appassionati e comuni cittadini.

Le mantidi asiatiche che stanno invadendo l'Europa

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Le mantidi sono arrivate dall’Asia insieme alle piante ornamentali su cui erano attaccate le ooteche. In foto una mantide gigante asiatica (Hierodula tenuidentata) con ooteca. Foto di Roberto Battiston

Le protagoniste dello studio sono due specie appartenenti al genere Hierodula, un gruppo di mantidi "giganti" originarie dell'Asia. In Italia, spiegano i ricercatori, sono ormai presenti in pianta stabile due diverse specie: Hierodula tenuidentata, conosciuta anche come mantide gigante asiatica, e Hierodula patellifera, comunemente nota come mantide gigante indocinese. La loro comparsa risale a circa dieci anni fa e, da allora, la loro espansione non si è più fermata.

"Le due specie di Hierodula che abbiamo in Italia sono arrivate più o meno entrambe una decina di anni fa nell'Italia settentrionale", spiega a Fanapge.it Roberto Battiston, conservatore naturalista del Museo Zannato e coordinatore dello studio. "H. tenuidentata è stata osservata inizialmente tra Modena, Parma e Cremona, nel cuore della Pianura Padana, mentre H. patellifera è comparsa soprattutto nell'area compresa tra Milano e Padova, lungo la linea ferroviaria che collega le due città", aggiunge il ricercatore.

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Confronto tra Hierodula patellifera (a sinistra) e H. tenuidentata. Foto di Roberto Battiston

Il modo in cui queste mantidi sono arrivate in Italia e Europa è legato a uno dei motori principali delle invasioni biologiche: il commercio globale. "Probabilmente viaggiano con le piante ornamentali", racconta Battiston. Le mantidi depongono infatti le uova in strutture chiamate ooteche, una sorta di sacco protettivo che in natura le femmine fissano a rami, tronchi e arbusti. "Le piante con l'ooteca attaccata possono essere esportate e vendute nei vivai europei. Una volta messe a dimora in giardini e parchi, si schiudono e le mantidi trovano un nuovo ambiente in cui stabilirsi", sottolinea Roberto Battiston.

Non a caso, i primi "focolai" di diffusione non si trovano in aree naturali "intatte", ma soprattutto in contesti urbani: parchi pubblici, giardini privati, viali alberati. Da qui, le mantidi aliene iniziano poi ad espandersi e a conquistare nuovi territori.

Un'invasione favorita dal clima che cambia

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Le mantidi asiatiche sopravvivono e si diffondo sempre di più anche a causa dei cambiamenti climatici. In foto una ninfa di Hierodula tenuidentata, lo stadio giovanile

Negli ultimi dieci anni la diffusione di queste due specie aliene è stata rapida e continua. Un fattore chiave, secondo gli autori, è legato anche ai cambiamenti climatici. Le Hierodula sono insetti cosiddetti termofili, cioè amano che il caldo e soffrono gli inverni rigidi. "Il grosso limite di questo tipo di insetti erano le basse temperature", spiega Battiston, "ma gli inverni sempre più miti stanno permettendo loro di sopravvivere e colonizzare nuove aree".

Oggi le segnalazioni non si limitano più solo al Nord Italia. Secondo gli autori, ci sono dati affidabili anche dall'Italia centrale e alcune osservazioni, ancora però da confermare, che arrivano persino dalle regioni del Sud. Le mantidi asiatiche stanno inoltre superando anche le Alpi: sono state documentate in Trentino, nelle aree prossime all'arco alpino, e sono comparse in Svizzera, Austria e in diversi Paesi dell'Europa centrale. Hierodula patellifera, in particolare, è ormai una specie in espansione a livello globale.

Perché le mantidi aliene sono un problema

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Le mantidi predano soprattutto piccoli insetti come api e vespe, impollinatori fondamentali. Foto di Roberto Battiston

A prima vista, una mantide asiatica può sembrare solo un insetto molto affascinante e innocuo, ma in realtà si tratta di predatori molto abili ed efficienti. Come le "nostre" mantidi religiose, cacciano camuffandosi tra la vegetazione e catturano una grande varietà di prede: soprattutto altri insetti – naturalmente – ma anche piccoli vertebrati, come lucertole e raganelle. Lo studio dimostra inoltre che, una volta naturalizzate, possono raggiungere densità molto elevate, diventando parecchio numerose in poco tempo.

Questo può avere conseguenze importanti sugli ecosistemi e la biodiversità locali. "Ora sappiamo che queste specie esotiche sono in grado di predare un gran numero di insetti impollinatori, persino piccoli vertebrati e specie minacciate di estinzione", aggiunge ancora Battiston.

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Possono persino cacciare anche piccoli vertebrati come anfibi e lucertole. Foto di Flavio Basilico

Gli impollinatori, come api e farfalle, sono infatti fondamentali per la riproduzione delle piante e quindi per il funzionamento degli ecosistemi e dell'agricoltura. Ridurne il numero significa alterare le cosiddette reti trofiche, cioè le complesse relazioni alimentari tra le specie, costruite nel corso di migliaia di anni e già messe in crisi da perdita di habitat, inquinamento e altre minacce.

In questo senso, le mantidi aliene diventano così un indicatore visibile di un problema molto più ampio: "Sono una spia di una globalizzazione che sta compromettendo in modo silenzioso diversi ecosistemi", dice Battiston.

Un modello basato sulla citizen science: tutti possono partecipare al processo scientifico

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Roberto Battiston (a sinistra) e William Di Pietro durante le attività di ricerca sul campo. Foto di Roberto Battiston

Uno degli aspetti più significativi dello studio è il metodo utilizzato per la raccolta dei dati. La ricerca, nata dalla collaborazione tra il Museo Zannato e l'Università di Padova, integra infatti osservazioni dirette, esperimenti di laboratorio, studi del comportamento, modelli ecologici e soprattutto oltre 2.300 segnalazioni raccolte grazie alla citizen science, cioè il coinvolgimento diretto di appassionati e semplici cittadini nella raccolta dei dati.

Gran parte delle osservazioni proviene dal PMA, il Progetto Mantidi Aliene, una piattaforma nazionale che raccoglie fotografie, osservazioni e segnalazioni geolocalizzate inviate da appassionati, fotografi naturalisti e semplici cittadini. "Senza il contributo delle persone sul territorio non avremmo mai potuto ottenere una visione così ampia", spiegano infatti William Di Pietro e Antonio Fasano del GRIO, il Gruppo di Ricerca sugli Insetti Ortotteroidei, coautori dello studio.

Alcuni di questi dati e osservazioni arrivano anche da piattaforme più generaliste come iNaturalist e persino da post pubblicati su social media come Facebook e Instagram. Questo approccio – orma sempre più diffuso in numerosi ambiti di ricerca sulla biodiversità – dimostra ancora una volta che la citizen science può avere un ruolo importante non solo nella divulgazione e nell'educazione, ma anche come strumento scientifico vero e proprio, capace di intercettare precocemente le invasioni biologiche e di seguirne l'evoluzione nel tempo e nello spazio.

Dalla conoscenza alla gestione

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Due maschi di Mantis religiosa tentano di accoppiarsi con una femmina di Hierodula tenuidentata. Foto di Marialaura Mazzola

Secondo i ricercatori, casi come quello delle mantidi asiatiche mostrano però chiaramente che il semplice monitoraggio non basta. "La gestione delle specie aliene deve basarsi su una reale valutazione degli impatti", sottolinea Battiston, "in linea con i criteri internazionali dell’IUCN e con le direttive europee". Solo così è possibile stabilire le priorità di intervento e le strategie di controllo, soprattutto nelle aree più sensibili dal punto di vista della conservazione.

E secondo gli autori questo modello che unisce musei, università, associazioni scientifiche e cittadini è da considerare utile e replicabile anche per altri organismi invasivi, dalle piante agli insetti, fino ai vertebrati esotici. "Le specie aliene sono una delle grandi sfide ambientali del nostro tempo", conclude Battiston. "Creare un ponte tra comunità scientifica e cittadini significa non solo capire meglio cosa sta succedendo, ma anche costruire basi più solide per prevenire e limitare i danni futuri".

L'invasione delle mantide asiatiche avanza rapidamente e in silenzio, dunque, ma oggi abbiamo finalmente gli strumenti per osservare, comprendere e, forse, per iniziare finalmente a gestire la situazione e limitare i danni per la già martoriata biodiversità italiana ed europea.

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