
Nei giorni scorsi alcune spiagge del Cilento e della costa tirrenica cosentina si sono tinte di blu. Un fitto tappeto di piccoli organismi trasportati dal mare ha ricoperto numerosi arenili, creando uno spettacolo insolito per chi passeggiava lungo la riva. Il fenomeno ha interessato in particolare i comuni campani di Acciaroli, Casal Velino e Ascea, ma segnalazioni sono arrivate anche dalla Calabria tirrenica, per esempio da Praia a Mare.
Tra curiosità e qualche timore, molti si sono chiesti di cosa si trattasse. In realtà, non è la prima volta che accade e la protagonista di questi spiaggiamenti si chiama Velella velella, conosciuta anche con il nome comune di Barchetta di San Pietro o di San Giovanni. È un invertebrato imparentato con le meduse, tipico del Mar Mediterraneo, che vive in mare aperto e si muove in grandi aggregazioni galleggianti, sospinta esclusivamente dalle correnti e dai venti.
Chi è la Velella velella: non è una medusa né un singolo animale

Guardando una barchetta di San Pietro si può avere l'impressione di trovarsi davanti a una medusa azzurra caratterizzata da una "vela" dorsale trasparente. In realtà, non si tratta né di una medusa vera e propria né, sopratutto, di un singolo individuo. Velella velella è un invertebrato appartenente al gruppo degli cnidari, lo stesso di meduse, gorgonie, anemoni di mare e coralli. Tuttavia, ogni singola "barchetta" non è un individuo, ma una colonia formata da tanti piccoli polipi specializzati (chiamati zoidi) che vivono uniti e funzionano come un unico essere vivente.
Ogni individuo all'interno della colonia di Velella velella – che fa parte del gruppo dei sifonofori, come la caravella portoghese – ha un compito bene preciso: alcuni polipi si occupano dell'alimentazione (gastrozoidi), altri della riproduzione (gonozoidi), altri ancora di difendere la barchetta da eventuali pericolo (dattilozoidi). I vari gruppi specializzati lavorano un po' come se fossero degli organi o sistemi separati e tutti insieme formano il disco ovale blu intenso, lungo pochi centimetri, sormontato dalla sottile vela triangolare fatta di chitina, una sostanza resistente, ma leggera.
Ed è proprio questa vela a dare il nome alla specie a e rendere davvero unico e immediatamente riconoscibile questo cnidario. Funziona esattamente come quella di una barca, sfruttando il vento per permettere alla colonia di muoversi in superficie. Tuttavia, le capacità di movimento di questi organismi sono piuttosto limitate: la barchetta non può direzionare i propri movimenti ed è quindi completamente in balia delle correnti e delle condizioni meteo del mare.
Perché arrivano tutte insieme sulle spiagge?
Come già anticipato, questi spiaggiamenti in massa non sono affatto eventi insoliti o eccezionali. Avvengono ciclicamente, di solito all'inizio della primavera o in autunno, quando particolari combinazioni di venti persistenti e correnti costiere spingono le grandi aggregazioni di sifonofori verso riva. E se le mareggiate sono intense, il vento è costante e soffia per giorni verso riva, migliaia – a volte milioni – di barchetta possono accumularsi lungo la costa e finire tutti insieme sugli arenili.
Una volta a terra, muoiono poi rapidamente e il loro colore blu intenso tende a sbiadire nel giro di poche ore. Si tratta quindi di un fenomeno naturale legato al ciclo vitale della specie e alle dinamiche del mare, non di un segnale di inquinamento o di alterazioni ambientali improvvise.
Le barchette di San Pietro sono pericolose?

Le barchette di San Pietro, come quasi tutti gli cnidari, possiedono cellule urticanti chiamate cnidociti, le stesse delle meduse. Servono per catturare piccole prede, come plancton e altri minuscoli organismi marini. Tuttavia, il loro potere urticante è molto debole per gli esseri umani o per i nostri animali domestici. Al massimo possono provocare un lieve fastidio in caso di contatto diretto con la pelle particolarmente sensibile, ma nulla di cui preoccuparsi troppo.