
I canili sono finiti sotto la lente d'ingrandimento dell'Autorità Nazionale Anti Corruzione. Nella Delibera n. 527 del 17 dicembre 2025, depositato alla Segreteria del Consiglio in data 13 gennaio 2026, l'Anac ha valutato la situazione media nelle strutture italiane che si dovrebbero occupare dell'ospitalità dei cani sulla base dei principi sanciti da quella che ancora oggi, a livello nazionale, è l'unica normativa cui fare riferimento: la 284 del 1991, la Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo che indirizza gli enti locali nella gestione al fine di tutelare il benessere degli animali ospitati. "“Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l'ambiente”: è uno dei passaggi fondamentali della Legge quadro che è stato inserito anche all'interno della relazione dell'Anac e nel dettato normativo di riferimento, bisogna ricordarlo al di là dell'applicazione concreta che è stata fallimentare come dimostra anche questo documento, la logica di base era infatti proprio che la funzione dei canili dovesse essere principalmente quella di un luogo per la cura degli animali e di passaggio per favorire le adozioni.
Qual è la situazione dei canili pubblici secondo la Delibera Anac
Principalmente l'Anac ha sollevato una evidente pessima abitudine nel gestire gli appalti da parte dei Comuni affidandoli a soggetti esterni attraverso procedure che sono prive di una valutazione specifica rispetto al tema specifico, determinate come se si trattasse di procedure standardizzate e in più puntualmente attribuite a chi offre il prezzo più basso. Nel documento viene evidenziato che:
Le criticità accertate hanno riguardato: una scorretta e/o del tutto assente progettazione, e a monte della programmazione, da parte delle amministrazioni; con riguardo al servizio di assistenza veterinaria, trattandosi di un servizio di natura intellettuale, il mancato ricorso al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa secondo il miglior rapporto qualità/prezzo; un uso illegittimo ed improprio dell’affidamento diretto; un’ individuazione della tariffa giornaliera per cane posta a base di gara incongrua e del tutto insufficiente a garantire un servizio qualitativamente elevato; un ricorso improprio all’istituto dell’affidamento dei servizi analoghi ai sensi dell’articolo 76, comma 6, del decreto legislativo 36/2023 e dell’istituto della proroga tecnica.
Il punto nodale della questione è proprio quello che si configura nell'esercizio di quelle che vengono chiamate "aste al ribasso". Le parole inserite nella relazione sono del resto molto chiare: quanto viene stabilito come "costo per cane" praticamente è del tutto inadeguato a garantire dei minimi standard relativi ad esempio alle cure veterinarie, al cibo, al pagamento di personale formato e a sostenere i percorsi di adozione necessari perché il cane trovi la famiglia giusta. Praticamente l'Anac mette in rilievo quanto il ricorso continuo ad affidare direttamente
L'Autorità sostanzialmente nel documento prodotto si rivolge direttamente alle amministrazioni pubbliche, chiedendo una riflessione e un cambiamento sul come stanno conducendo le gare d'appalto e in generale sulla gestione dei canili, dando comunque un giudizio chiaro e impietoso sullo stato di fatto. Il Presidente, l'avvocato Giuseppe Busia firmatario della relazione, presenta però anche le soluzioni possibili, con un invito a valutare le forme di co progettazione e soprattutto la collaborazione con enti del settore no profit, ovvero a guardare alle associazioni competenti in materia del terzo settore per l'affidamento dei canili e non ad imprenditori privati.
La spesa pubblica per i canili e cosa c'è ancora da fare
Il riferimento, sebbene non si usi questa locuzione nel documento, è quello di trovare soluzioni che non consentano più di foraggiare quello che è un vero e proprio "business dei canili", considerando che nel Rapporto "Animali in città" di Legambiente relativo al 2023, ad esempio, si è valutato che la spesa pubblica investita per la gestione degli animali d'affezione senza persone di riferimento sia intorno ai 250 milioni di euro all'anno. Il 64% di questa cifra è relativa proprio ai canili.
Per i gestori erano invece già arrivate nuove regole più stringenti dal 1 gennaio 2026, con l'entrata in vigore di un nuovo manuale in attuazione della normativa di sanità animale stabilita dal Decreto ministeriale del 14 febbraio 2025 che si applica anche ai canili sanitari e ai canili rifugio. Il testo prevede nuove regole legate al benessere dei cani, soprattutto per quanto riguarda la professionalizzazione delle figure necessarie all'interno delle strutture e la tracciabilità delle entrate e delle uscite.