
Le immagini hanno fatto il giro del mondo: si vedono cani seviziati e uccisi. E non in un "luogo qualsiasi", ma all'interno di un canile, a Suraia, in Romania. Secondo quanto documentato dalla piattaforma di giornalismo partecipativo Snoop.pro, oltre 64.000 cani sono stati soppressi nel Paese negli ultimi tre anni, e la metà di questi è finita in quattro rifugi gestiti da veterinari che hanno trasformato la procedura in un business. Almeno 9 milioni di euro di fondi pubblici, aggiungono i giornalisti che si sono occupati dell'inchiesta, sono stati elargiti per appalti vinti da aziende e associazioni impegnate nella cattura e nell'eutanasia dei cani randagi, compresi quelli sani.
Per capire cosa sta succedendo oggi o, meglio, cosa accade da anni in Romania rispetto alla "gestione" del randagismo, abbiamo chiesto a Sara Turetta, presidente di Save The Dogs and other Animals, di spiegarci come stanno le cose. La fondazione gestisce "Impronte di Gioia", un'eccellenza italiana che comprende una clinica veterinaria sociale, un rifugio per cani, un gattile e un santuario per 70 tra cavalli e asini abbandonati a Cernavoda, la cittadina dove Turetta e il suo staff lavorano instancabilmente da 25 anni:
Cosa è successo nel canile di Suraia in Romania?
Una telecamera nascosta ha filmato il sadismo con cui i cani venivano uccisi: strangolati con i lacci, picchiati brutalmente o colpiti con siringhe piene di sostanza paralizzante. Un vero e proprio film dell'orrore. In base ai documenti raccolti dalla piattaforma investigativa Snoop.ro, quasi 15.000 cani avrebbero trovato la morte così negli ultimi tre anni in quel canile, e decine di sindaci avrebbero pagato 3 milioni di euro per questi "servizi". La ditta appaltatrice è di proprietà di un veterinario, Daniel Lazar, ora inquisito.
Come si è arrivati all’attuale situazione, puoi farci un excursus?
La storia della famigerata gestione dei cani abbandonati in Romania affonda le radici a 25 anni fa, quando per la prima volta sono venuta qui a Bucarest per capire cosa stava succedendo: centinaia di migliaia di cani randagi venivano uccisi per ragioni di "salute pubblica", senza regole. Dopo dieci anni e centinaia di migliaia di vittime, a Bucarest come nel resto del paese, per un breve periodo intorno al 2012 c'erano stati segnali incoraggianti che si volesse rivedere tale impostazione, ma la tragica morte di un bambino sbranato da due ex cani di canile aveva dato cancellato tutto. Poco importa che fosse una proprietà privata: la parte più arretrata della politica rumena si era lanciata a capofitto sulla vicenda e dal 2013 le uccisioni sono proseguite con l'appoggio sostanziale dell'opinione pubblica aizzata contro i cani. Con il tempo la capitale e città come Cluj hanno deciso di rinunciare alle soppressioni, pur avendo i canili stracolmi, e di finanziare con fondi pubblici le sterilizzazioni dei cani di proprietà, su pressione di una cittadinanza molto più evoluta che nel resto del paese. Ma sono eccezioni in un panorama disastroso. Ma dal 2013 nè i media nè la politica si sono più occupati seriamente del tema. Fino ad una settimana fa, quando el immagini di Suraia sono state diffuse.
Qual è stata la reazione dell’opinione pubblica alle immagini evidenti delle violenze nel canile?
La reazione dell'opinione pubblica è stata di profonda indignazione. Alla manifestazione di ieri ho visto persone piangere. Io non ho voluto vedere quelle immagini, ma mi hanno riferito di urla strazianti. Queste cose le ho viste 20 anni fa e non riesco più a sopportarle emotivamente. Mi ha fatto piacere vedere che ieri ci fossero 3.000 persone davanti al Parlamento, venute da tutto il paese. Sono numeri importanti per un paese come questo, che non ho mai visto. Il che la dice lunga sull'impatto di questa vicenda.
Conosci bene la realtà rumena, la società civile cosa pensa dei randagi?
La società civile, fatta di persone di educazione medio alta che girano il mondo e hanno una buona posizione lavorativa, è di simpatia per i cani e di riconoscimento dei loro diritti. Certo, sono ancora troppo pochi coloro che adottano un cane in canile, ma sempre più persone si fermano a nutrirli per strada e contattano le associazioni se trovano un animale ferito. 15 o 20 anni fa la società civile era inesistente e le associazioni erano poche, mal rappresentate e isolate. Oggi sentiamo che il popolo delle città è in parte con noi, mentre quello delle periferie o delle campagne purtroppo continua a vedere i cani come degli strumenti "da lavoro" o come una minaccia.
Alcuni rappresentanti di ONG sono stati ricevuti al parlamento romeno, per discutere un pacchetto di interventi. Siete stati coinvolti?
Ci sono stati due incontri ad alto livello: quello che ha coinvolto le tre associazioni locali che hanno svelato le atrocità di Suraia, ricevute dall'Autorità Nazionale Veterinaria, un ente che da moltissimi anni aveva chiuso qualsiasi dialogo con le ONG. L'altro incontro riguarda la Commissione del Senato che sta valutando la proposta di una coalizione più ampia che raccoglie una ventina di associazioni, inclusa la nostra, di rivedere la legge. Al primo incontro la settimana scorsa non c'eravamo ma ci saremo questa settimana e le prossime, per fare pressione insieme a tutti gli altri affinchè vi sia un cambio di passo. E abbiamo seguito la formulazione della proposta nei mesi precedenti.
Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate?
Le difficoltà maggiori riguardano la corruzione, che qui purtroppo continua a dominare la vita istituzionale. Le denunce contro i gestori di Suraia si susseguivano da tre anni, ma il veterinario che gestiva la struttura era imparentato con esponenti dell'unità veterinaria locale e aveva agganci con la polizia. Ci sono volute quelle immagini per sbloccare la situazione: una cosa inaccettabile. Nel reportage di Snoop.ro appare anche Cernavoda, la cittadina dove operiamo: da una parte noi, che diamo un servizio prezioso alla comunità ci ritroviamo a pagare cifre esorbitanti per la gestione dei rifiuti e per le tasse locali, mentre il Consiglio Comunale ha erogato 168.000 euro ad una ditta per rimuovere dal territorio 651 cani in tre anni. Il Sindaco che ha voluto tutto ciò è rinchiuso in carcere per un'altra storia di corruzione e insieme ad un Consigliere di opposizione stiamo cercando di riaprire il dialogo con l'Amministrazione, ma la verità è che nonostante il nostro ruolo sia riconosciuto da moltissimi cittadini, la sensibilità su questi temi nelle città di provincia è ancora molto limitata. Ma mi auguro che quelle immagini atroci abbiano aperto le menti e i cuori anche nella nostra città.