UN PROGETTO DI
1 Marzo 2026
12:25

La triste storia dei cani girarrosto, la razza estinta allevata nelle cucine solo per correre in una ruota

I cani girarrosto venivano allevati solo per correre in una ruota e far girare lo spiedo sul fuoco. Sfruttati per secoli e considerati meri utensili da cucina, sono poi scomparsi con l'arrivo dei primi macchinari.

Immagine
I cani girarrosto venivano allevati nelle cucine per correre in una ruota e far girare lo spiedo su cui arrostiva la carne. Illustrazioni dell’800 via Wikiedia Commons

I cani vengono spesso definiti "i migliori amici dell'uomo". Ma noi esseri umani non sempre lo siamo stati nei loro confronti, anzi. Per secoli, abbiamo infatti selezionato soprattutto forme e razze da lavoro, impiegate nei compiti più disparati come cacciare, fare la guardia, seguire tracce, guidare greggi. Ciò che contava di più non era tanto la relazione e nemmeno l'aspetto, ma l'utilità. Quando però questa "utilità"non serviva più, anche il cane che la svolgeva diventava "superfluo", come un vecchio strumento da gettare via.

Ed è esattamente quello che accadde ai cosiddetti "cani girarrosto", noti in inglese come "turnspit dog". Si tratta di piccoli cani dalle zampe corte che sono stati allevati e selezionati a lungo solo per correre dentro una ruota e far girare lo spiedo su cui arrostiva la carne. Si tratta probabilmente uno dei capitoli più tristi della millenaria storia tra cani ed esseri umani. Questi cani erano infatti considerati più degli utensili da cucina, che esseri viventi senzienti con cui vivere.

Chi erano i cani girarrosto, allevati per correre in una ruota

Immagine
Una ruota in cui correvano i cani girarrosto, usata per girare e cuocere la carne sul fuoco. Foto da Wikimedia Commons

Non sappiamo con precisione quando comparvero i cani girarrosto, ma una delle prime descrizioni risale al 1570, nel trattato De Canibus Britannicis del medico inglese John Caius. Qui si parla di cani che, quando la carne doveva essere arrostita, entravano in una ruota fissata al muro e, correndo con il peso del proprio corpo, facevano girare lo spiedo in modo continuo. Il meccanismo era molto semplice: la ruota, molto simile a quella di un criceto, ma più grande, era collegata con corde o ingranaggi allo spiedo sul fuoco.

Mentre il cane camminava o trottava al suo interno interno, lo spiedo ruotava lentamente sopra il fuoco: era un lavoro monotono e molto faticoso, che poteva durare ore. Nel Medioevo e fino all'età moderna, arrostire grossi pezzi di carne richiedeva una rotazione costante sulla brace. Prima dei cani, a svolgere questo compito erano spesso ragazzi molto giovani, che passavano ore davanti al fuoco con le mani esposte al calore, fino a riempirsi di vesciche. Nel XVI secolo, in molte cucine inglesi, quei ragazzi furono sostituiti dai cani.

Considerati strumenti, non animali

Le testimonianze dell'epoca raccontano una realtà molto dura per questi piccoli cani. Erano infatti considerati come meri utensili da cucina, al pari di un paiolo o di una griglia. Se rallentavano la loro corsa, rischiavano anche punizioni molto severe: in alcuni casi venivano lanciati carboni accesi nella ruota per costringerli a riprendere a correre. Di solito, veniva tenuti in coppia, così da poter concedere almeno un po' di riposo a uno dei due.

Per di più, anche quando non "lavoravano" in cucina non ricevevano alcun affetto, anzi. Venivano infatti utilizzati anche come "scaldapiedi" per i fedeli che andavano in chiesa la domenica. E come se non bastasse, non era così raro gli venisse mozzata la coda. In una battuta de La commedia degli errori, William Shakespeare li descrive come "curtailed", cioè con la coda mozzata. Era probabilmente anche un modo per distinguerli dai cani "da compagnia" delle classi più ricche e aristocratiche.

Il naturalista Edward Jesse, nel libro Anecdotes of Dogs del 1846, racconta anche un episodio molto curioso in tal senso: durante una funzione religiosa a Bath, in Inghilterra, i cani girarrosto presenti in chiesa sentirono pronunciare la parola "spit" (spiedo) nella lettura del giorno e, avendo ormai associato il termine al lavoro, si precipitarono fuori in fretta e furia. Un aneddoto forse romanzato, ma indicativo di quanto quel compito fosse ormai fissato nella loro mente e nella loro vita.

Che aspetto avevano i cani girarrosto?

Immagine
I cani girarrosto erano descritti come piccoli, dal corpo allungato e con le zampe molto corte. Immagine via Rawpixel

Parlare di vera e propria razza non è in realtà propriamente corretto, almeno non nel senso moderno del termine. Il concetto di razza canina, con standard precisi e registri ufficiali, si sviluppa soprattutto nell'Ottocento vittoriano. Prima contava soprattutto la funzione, non l'estetica, e non esistevano vere e propria regole per l'allevamento. Secondo però le descrizioni dell'epoca, i cani girarrosto avevano zampe molto corte e spesso un po' storte, corpo allungato e testa relativamente grande.

Il mantello poteva essere grigio-bluastro con macchie nere, ma anche nero o rossiccio. Erano probabilmente meticci vagamente simili a bassotti allevati e selezionati solo per la resistenza e la capacità di lavorare nella ruota. Non erano considerati "belli", né vengono descritti con un carattere particolarmente socievole, anche se questa narrazione era probabilmente influenzata più dalla percezione e dalla considerazione che si aveva di questi cani, ma anche delle condizioni terribili in cui vivevano.

Sebbene oggi sono ricordati soprattutto come cani britannici, esistono anche testimonianze del loro impiego in Germania e in Francia. Attraversarono persino l'Atlantico: nel Settecento venivano usati nelle cucine di grandi alberghi e locande delle città americane. Ci sono lettere e annunci pubblicitari che parlano infatti di vendita e allevamento di questi cani nelle colonie. A un certo punto erano diventati parte integrante delle grandi cucine, come il fumo, il calore e il rumore dei mestoli. Poi però scomparvero improvvisamente.

Quando e come si sono estinti i cani girarrosto

Immagine
Questi cani scomparvero con la rivoluzione industriale, ma è possibile che la loro eredità genetica sopravviva in alcune razze moderne dalle zampe corte, come l’Irish Glen of Imaal Terrier

Con l'arrivo dell'era industriale, la tecnologia sostituì gradualmente il "lavoro" di molti animali. I girarrosti meccanici resero praticamente inutile l'esistenza delle ruote e così, in pochi decenni, il numero dei cani girarrosto crollò: già all'inizio dell'Ottocento erano molto rari e intorno al 1900 scomparvero definitivamente. Il fatto che nessuno abbia sentito il bisogno di allevarli e conservarli come animali da compagnia dice molto sul loro destino: erano stati allevati esclusivamente per una funzione precisa, non per vivere davvero insieme alle persone.

Pare però che solo la regina Vittoria, grande amante dei cani, ne abbia accudito alcuni quando ormai non servivano più, erano "in pensione" e stavano sparendo. Secondo alcuni, inoltre, è possibile che da questi cani lunghi e dalle zampe corte siano poi partite, almeno in parte, le selezioni che hanno portato alla nascita di alcune razze come l'Irish Glen of Imaal Terrier e il Welsh Corgi. Secondo alcuni studi, infatti, le zampe corte e un po' storte di molte razze – come quelle del Bassotto – sono il frutto di una mutazione avvenuta una sola volta nella storia.

Sono pochi anche gli individui tassidermizzati e conservati nei musei. Uno di questi, chiamato Whiskey, è esposto al Museo di Abergavenny, in Galles, ed considerato l'ultimo cane girarrosto conosciuto: è possibile vedere una sua foto qui. Negli Stati Uniti, nell'Ottocento, l'indignazione per il trattamento riservato a questi cani contribuì anche alla nascita delle prime associazioni per la protezione degli animali, come l'odierna American Society for the Prevention of Cruelty to Animals.

Sfondo autopromo
Segui Kodami sui canali social
api url views