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11 Gennaio 2026
11:29

La storia di Robyn: dopo aver perso la madre per rabbia va in Africa a vaccinare i cani

A giugno del 2024 una donna inglese è morta per rabbia dopo una vacanza in Marocco in cui aveva riportato un graffio per aver accarezzato un cucciolo. La figlia, infermiera, ha partecipato alla campagna di vaccinazione dei cani in Cambogia insieme a Mission Rabbies, organizzazione che si occupa di portare sul territorio volontari e veterinari per aiutare le popolazioni in cui la rabbia è ancora endemica.

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Robyn Thomson durante la campagna di vaccinazione in Cambogia

Nello scorso giugno una donna inglese è purtroppo salita agli onori della cronaca dopo essere morta a causa di un semplice graffio riportato dopo aver accarezzato un cucciolo di cane in Marocco, dove si era recata in vacanza, attraverso il quale aveva contratto la rabbia. La storia di Yvonne Ford era stata resa nota dalla figlia Robyn Thomson che, attraverso i social, aveva raccontato la triste vicenda accaduta alla madre facendo così emergere in realtà un caso che non è unico e ancora non è raro che accada. 

Robyn ha non solo fatto sapere la lunga sofferenza a cui era stata sottoposta Yvonne, in attesa di una diagnosi giunta poi in ritardo, ma quanto questa zoonosi che ancora causa migliaia di vittime nel mondo. Ed ora la donna, infermiera professionista, è ritornata a far parlare di sé per un motivo degno di rilevanza: si è unita a Mission Rabbies, associazione internazionale che si occupa di portare supporto pratico alle popolazioni in cui la rabbia è una malattia endemica attraverso l'invio di veterinari, infermieri e volontari per campagne di vaccinazione dei cani sul territorio.

Il primo paese in cui Robyn è stata insieme al marito è stata la Cambogia. "È diventata una sfida tra chi di noi due riusciva a vaccinare più cani – ha raccontato Robyn al Guardian – Quest'anno avevamo un obiettivo di 10.000 cani in un giorno, che abbiamo raggiunto, ed è un record per il maggior numero di cani mai vaccinati in una sola area". La donna ha raccontato la sua esperienza come qualcosa di altamente formativo e quanto la spinta a fare qualcosa di pratico in ricordo della madre l'abbia portata a capire l'importanza di contribuire fattivamente al debellare la rabbia. "Non pensi davvero che possa succedere a qualcuno e poi è accaduto proprio a noi", ha commentato dopo la sua prima esperienza in Asia e aggiungendo che la prossima volta andrà in Malawi, considerando che il Continente africano è tra i più colpiti dalla zoonosi.

Mission Rabies è una ONG che da anni opera nelle diverse regioni del mondo in cui la rabbia continua a mietere tante vittime ed è stato il veterinario Luke Gamble, il fondatore, a contattare la figlia della signora inglese morta lo scorso anno. La sua ONG è nata nel 2013 e sin da subito aveva un obiettivo molto alto: arrivare a vaccinare almeno 50 mila cani in India. Da allora le attività si sono espanse in altri paesi attraverso non solo campagne di monitoraggio e vaccinazione ma anche attraverso incontri divulgativi con le popolazioni locali per sensibilizzarle e far conoscere le tecniche di prevenzione per non incorrere nella malattia considerando che il 99% della diffusione umana dipende proprio da interazioni sbagliate con cani liberi affetti da rabbia.

I dati dell'ONG descrivono numeri davvero importanti che sono stati raggiunti nell'arco dei 15 anni dalla fondazione: oltre 5 milioni di cani vaccinati tra Asia e Africa e la recente campagna in Cambogia in cui ha partecipato anche Robyn Ford e suo marito ha raggiunto il risultato di 220 mila animali ora non più a rischio di contrarre la malattia in sole due settimane. Il senso di una campagna così massiccia è solo uno, in realtà: arrivare a quella che viene definita "immunità di gregge" (termine che abbiamo imparato in tempi di pandemia anche per noi umani) e far sì che si raggiunga questo target per interrompere la trasmissione di quello che è un virus.

La rabbia infatti è una malattia virale che coinvolge il sistema nervoso centrale. I sintomi sono già la manifestazione di una patologia che è letale: una volta che si manifestano, infatti, è difficilissimo che si possa guarire. La trasmissione avviene, come nel caso della donna inglese, attraverso il contatto con un animale infetto ma non è il graffio o il morso di per sé a far sì che avvenga lo "spillover" ma il vettore del virus è la saliva. Il problema principale, come del resto si è verificato per Yvonne Ford, è che i sintomi sono difficili da riconoscere in tempo e l'incubazione non ha un periodo definito, può variare da qualche settimana e fino ad alcuni mesi da soggetto a soggetto. Quando però la malattia è evoluta, anche se non c'è più traccia della ferita, il virus ha raggiunto il sistema nervoso centrale e non c'è più nulla da fare.

Il nome scientifico è Rabies lyssavirus e il motivo per cui è stata chiamata così è perché la manifestazione evidente, in fase finale come già precisato, è che la persona sembra "arrabbiata" ma ciò è causato dagli spasmi nervosi che mostra, soprattutto quando cerca di bere. Che sia un cane, un gatto o un essere umano, infatti, quando il soggetto prova a ingurgitare l'acqua i muscoli della gola si contraggono in maniera spasmodica, tanto che si parla di idrofobia, ovvero "paura di bere". Altre manifestazioni sono l'ipersensibilità alla luce, la salivazione continua e abbondante e le convulsioni.

L'Organizzazione Mondiale della Salute segnala che la zoonosi causa circa 60 mila morti nella popolazione umana all'anno in tutto il mondo, di cui almeno il 95% sono in Africa e Asia.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it/kodami sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra il paziente ed il proprio veterinario.
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