
La storia di Nina è diventata, nel giro di pochi mesi, un caso simbolo che intreccia tutela degli animali, vuoti normativi e decisioni giudiziarie che continuano a far discutere. La cagnolina, sequestrata nel dicembre del 2024 a una famiglia di Gorizia per maltrattamenti, è stata infatti restituita alle stesse persone a cui era stata tolta, dopo l'ultimo pronunciamento della Corte di Cassazione. Con questa decisione si chiude, almeno sul piano giudiziario, una vicenda lunga, intricata e complessa.
Nina si trovava in un canile in attesa di una decisione del Tribunale del Riesame, ma è stata prelevata dalla struttura e riconsegnata alla famiglia originaria. Insieme a lei, al momento del sequestro, c'erano altri animali da cortile e due Bouledogue Francesi. Uno di loro è purtroppo morto, ma tutti gli animali erano stati sequestrati e allontanati perché trovati in condizioni ritenute molto gravi.

Secondo quanto emerso nelle fasi iniziali dell’indagine, Nina sarebbe stata recuperata in uno stato di salute critico, tanto da rischiare la vita. Dopo il sequestro, la cagnolina si era però ripresa ed era stata affidata a una nuova famiglia, che se n'era presa cura permettendole di recuperare peso e forze e a cui era stata anche formalmente assegnata con tanto di registrazione di microchip. Al momento del sequestro, infatti, Nina era sprovvista di microchip, che oltre a essere obbligatorio attesta formalmente la "proprietà" dell'animale.
Per molti, quello sembrava finalmente il giusto lieto fine, ma il percorso giudiziario non si è fermato e, con il passare dei mesi, Nina è stata nuovamente prelevata e trasferita in canile alla fine del 2025, fino alla decisione definitiva che ne ha disposto la restituzione alla famiglia a cui era stata inizialmente sequestrata. La vicenda ha attirato anche l'attenzione del deputato di Fratelli d’Italia Walter Rizzetto, che già lo scorso anno aveva presentato un'interrogazione parlamentare sul caso.
Rizzetto ha parlato di "forte stupore" di fronte a una decisione che, a suo giudizio, lascia ancora molte zone d'ombra. "È necessario chiarire – ha dichiarato – perché Nina sia stata riconsegnata a persone la cui proprietà non risulta nemmeno accertata, considerando che al momento del ritrovamento la cagnolina era priva di libretto sanitario e di microchip". Secondo il deputato, la questione non riguarda solo Nina, ma il modo in cui vengono garantite, o meno, le tutele per gli animali coinvolti in procedimenti giudiziari.
"Nina ha diritto a essere protetta e messa al sicuro. La tutela degli animali deve essere garantita", ha ribadito, annunciando la presentazione di una nuova interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia Carlo Nordio. Intanto, fuori dalle aule dei tribunali, cresce la mobilitazione. Per domani, 7 febbraio, è stata organizzata a Gorizia una camminata pacifica per esprimere solidarietà a Nina e, allo stesso tempo, sensibilizzare l'opinione pubblica sui diritti degli animali.
L'obiettivo è mantenere alta l'attenzione su una vicenda che ha suscitato indignazione ben oltre i confini del Friuli-Venezia Giulia. Alla manifestazione hanno aderito decine associazioni animaliste, provenienti non solo dalla regione, ma anche da territori limitrofi, con un'eco che ha raggiunto il livello nazionale. Tra i partecipanti è prevista anche la presenza dello stesso Walter Rizzetto.
A farsi portavoce della protesta sono soprattutto le associazioni Amore animale e La Cuccia ODV, che ha accudito nella propria struttura Nina e seguito la vicenda fin dalle prime fasi. Contattata da Fanpage.it, l'associazione ha spiegato che la marcia "serve per attirare l'attenzione e far capire che Nina non può stare con queste persone e deve tornare a casa". I volontari parlano di una battaglia che non intendono abbandonare: "Non molliamo e continuiamo a combattere per salvarla. Questa storia non va lasciata in ombra".
La storia di Nina, oggi più che mai, mette in luce una domanda che resta aperta: cosa succede agli animali quando la giustizia si muove lentamente o quando le decisioni formali sembrano entrare in conflitto con il reale benessere? Una domanda che, almeno per ora, non riguarda solo una cagnolina di Gorizia, ma il modo in cui scegliamo di proteggere chi non ha voce.