
Quando l'hanno vista per la prima volta, Valkyrie era tutta rannicchiata e coperta dalla neve. Giaceva immobile sotto a un albero, lungo una strada del nord della British Columbia, in Canada. Era il 20 dicembre e la temperatura, quella notte, sarebbe scesa fino a -34 gradi. In quelle condizioni, un cucciolo di orso nero americano di circa un anno ha pochissime possibilità di sopravvivere.
A notarla è stato un automobilista che, vedendola ferma sul ciglio dell’autostrada, si è fermato per cercare di "spaventarla" e allontanarla dalla carreggiata, evitando che venisse investita. Ma qualcosa non tornava: l'orsetta non reagiva. Era debole, quasi immobile. Così è scattata la chiamata alla Northern Lights Wildlife Society, un’organizzazione no profit che da oltre trent’anni si occupa di recupero e riabilitazione della fauna selvatica.
Un salvataggio contro il tempo
La mattina successiva, dopo aver ottenuto l’autorizzazione dalle autorità provinciali, una volontaria dell'associazione, Renata Debolt, è tornata sul posto insieme all’uomo che aveva segnalato l’orsetta. Hanno camminato nella neve alta fino alla vita, finché non l'hanno trovata: Valkyrie era ancora viva, ma si muoveva a malapena. Non c'era la madre nei paraggi ed era a un passo dal congelamento e dall'ipotermia, una delle principali cause di morte per gli animali selvatici in inverno, soprattutto per i cuccioli.
Dopo averla sistemata in una cassa, i soccorritori hanno dovuto trascinarla a fatica tra alberi e la neve fino alla strada, dove li aspettava un veicolo. I video del recupero condivisi sui social mostrano tutta la difficoltà di quei momenti, ma anche la determinazione degli operatori.
Non solo freddo: l'orsetta aveva ustioni gravi su muso e zampe

In un primo momento, l’ipotesi era che Valkyrie soffrisse "solo" di una grave ipotermia. Una volta portata al caldo, però, è emerso qualcosa di molto più grave. L'orsetta presentava ustioni molto gravi sul muso e sulle zampe. Inizialmente si era pensato a congelamento, cioè danni ai tessuti causati dal freddo estremo, ma un esame più approfondito ha chiarito la realtà: erano bruciature.
Secondo gli operatori, Valkyrie – e probabilmente anche sua madre – si erano rifugiate sotto una grande catasta di legname accumulata durante le operazioni forestali e poi incendiata per smaltire i residui. Questi cumuli, prima di essere bruciati, possono però sembrare luoghi sicuri per ripararsi dal freddo e vengono usati anche come riparo da molti animali. Non è la prima volta che succede e gli operatori hanno recuperato già molti animali in situazioni simili.
Un viaggio lungo nove ore e le cure che le hanno salvato la vita
Valkyrie è stata poi trasferita dopo nove ore di viaggio fino al centro di recupero della Northern Lights Wildlife Society, vicino alla piccola cittadina di Smithers. Qui è stata sedata e ha ricevuto le prime cure. Oggi sta molto meglio e i veterinari che la seguono dicono che la guarigione è molto probabile, anche se servirà tempo. L'orsetta, sorprendentemente, si sta dimostrando una "paziente modello": non si toglie le bende, mangia con appetito e in una sola settimana ha preso quasi quattro chili.
Dopo la pubblicazione delle sue foto sui social, l’associazione è stata sommersa dai messaggi. Così è nato un piccolo contest per darle un nome e ha vinto Valkyrie, che in questo caso non è solo una figura mitologica, ma anche il nome di un cocktail a base di vodka, seguendo il tema scelto dal centro die recupero per gli animali ricoverati quest'anno nella struttura.
Valkyrie resterà al centro fino a primavera inoltrata. Poi, se tutto andrà come previsto, verrà liberata vicino alla zona in cui è stata trovata, con un collare satellitare che permetterà di monitorarne gli spostamenti e verificare il suo adattamento in natura.