UN PROGETTO DI
18 Febbraio 2026
15:15

La proposta di legge sui “cani potenzialmente pericolosi” non piace ma ci sono poche, carenti e non considerate alternative

Il mondo della cinofilia dibatte sugli "errori" contenuti in una proposta di legge della Regione Lombardia che mira, tra le altre cose, a obbligare a prendere un patentino per la detenzione di determinate tipologie di cani solo a chi non acquista da allevamenti riconosciuti dall'Enci. Ma guardando gli altri disegni di legge che ancora devono pure essere solo assegnati alle commissioni parlamentari, c'è penuria di contenuti che offrano un'alternativa.

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Della PLP 4, oggi DDL S. 1572, ne abbiamo scritto diverse volte e per primi, fondamentalmente. Si tratta della proposta di legge presentata dalla Regione Lombardia in Senato perché diventi legge nazionale e che regolamenta in materia di "cani potenzialmente pericolosi". La proposta vorrebbe, tra le altre cose, introdurre l'obbligo di patentino ma solo a carico di chi non compra uno degli animali indicati tra le tipologie "a rischio" da un allevatore con affisso Enci.

In breve, ma ci sono diverse altre "regole" contestate da veterinari, associazioni, rete degli allevatori etici, esperti della cinofilia e anche avvocati competenti in diritti animali, questo è uno dei nodi principali di una proposta che ad ora è ferma, in attesa della lettura da parte della 10ª Commissione permanente che si occupa di Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato e previdenza sociale.

Su Kodami abbiamo appunto riportato diversi e approfonditi pareri, come quelli dell'etologo Roberto Marchesini, dell'istruttore Angelo Vaira, dei veterinari esperti in comportamento dell'associazione VIVA e dei rappresentanti del cosiddetto "comitato NOPLP4". Ma ciò che ancora non è emerso in maniera chiara però è quale può essere invece un'adeguata contro proposta fatta non solo di teoria ma anche di indicazioni concrete che portino altri parlamentari a presentare un testo che sia delegittimante della PLP 4 a favore di un'altra visione, fondamentalmente, della relazione con il cane.

Ad oggi infatti sono solo due le proposte che sono arrivate in due Commissioni ed entrambe provengono da partiti di governo: la proposta della Regione Lombardia, appunto, che nasce da un'iniziativa del consigliere Roberto Anelli delle Lega e il Disegno di Legge n. 2254 a firma del parlamentare di Fratelli d'Italia Walter Rizzetto. Presentato nel febbraio del 2025, quest'ultimo è intitolato "Disposizioni concernenti l'introduzione degli obblighi di licenza, di assicurazione e di frequenza di un corso di formazione per la detenzione di cani appartenenti a razze considerate pericolose". E' stato assegnato alla 12ª Commissione permanente (Affari sociali) ma anche in questo caso l'esame non è nemmeno iniziato. In quest'ultima proposta, molto breve dal punto di vista contenutistico, si presenta di nuovo l'istituzione di una lista di "cani potenzialmente pericolosi" (ipotesi da tempo scartata in ambito scientifico) e l'obbligo di corsi di formazione per chi li detiene. Si tratta, in fondo, di una sorta di versione "mini" di quanto poi invece ampliato all'interno della PLP4, ma più o meno sulla stessa lunghezza d'onda dal punto di vista concettuale.

Non esiste invece un testo alternativo “ufficiale” che abbia almeno raggiunto la possibilità di essere valutato in Commissione. L'argomento in realtà è stato affrontato diverse volte nell'arco anche delle legislature passate e nella presente si trovano alcune proposte, sempre molto simili, ma che nella stragrande maggioranza non sono mai arrivate al rango dell'assegnazione in Commisione. Ad aver fatto una valutazione in questo senso è stata l'Associazione Nazionale dei Medici Veterinari che ha riassunto sul sito ufficiale lo stato dell'arte.

L'ultimo in ordine di tempo, e anche una delle sole due proposte che non arrivano dal centro destra, è l'atto n. 2622 presentato alla Camera dall'Onorevole Daniela Torto del Movimento 5 Stelle. Il contenuto del testo non è ancora pubblico, c'è solo il titolo che recita così: "Norme in materia di obblighi di formazione e di assicurazione a carico dei proprietari e dei detentori di cani e altre disposizioni per la tutela del benessere degli animali e della pubblica incolumità". Unico altro esempio di Disegno di legge, il  n. 1396, che arriva dall'opposizione è poi quello avanzato dalla senatrice Raffaella Paita di Italia Viva e intitolato "Divieto di vendita, di titolarità e di possesso a qualsiasi titolo di cani di razza Pitbull terrier e istituzione dell'albo delle razze canine pericolose". Anche questo non è mai arrivato ad essere assegnato ad alcuna Commissione parlamentare.

Le altre proposte arrivano sempre dal centro destra. Come ad esempio quella presentata dall'onorevole Edoardo Ziello della Lega che punta alla "Modifiche all’articolo 2 della legge 23 agosto 1993, n. 349, in materia di attività cinotecnica, e altre disposizioni concernenti il possesso e la detenzione di cani appartenenti a razze considerate pericolose". La legge citata è quella che definisce l'attività cinotecnica come "l'allevamento, la selezione e l'addestramento delle razze canine".  Poi ce ne sono altre come quella dell'onorevole Beatriz Colombo, sempre di Fratelli d'Italia, in merito a "Disposizioni in materia di individuazione, detenzione e gestione dei cani potenzialmente pericolosi", come può leggere appunto sul sito dell'ANMVI.

Insomma, facendo un bilancio molto semplice, ad oggi anche solo come idea da racchiudere in una proposta in cui si punti davvero sull'educazione della persona di riferimento ancor prima che sulla ghettizzazione di alcune tipologie di cani non vi è nulla. Ed è questo che scoraggia chi si occupa di etologia canina e cerca di far emergere una cultura della prevenzione più che della punizione e allo stesso tempo puntando ad aumentare il bacino delle adozioni versus il favorire l'acquisto dei cani in un Paese come il nostro in cui i canili, poi, sono strapieni pure di cani di razza con tanto di pedigree. Nulla di nuovo sotto al sole, verrebbe da concludere, soprattutto considerando che in Italia nemmeno il Ministero della Salute sa come stanno davvero le cose, ovvero non si ha idea di quanti siano davvero i casi di morsicature sul territorio.

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