
Quattro cani sono rimasti feriti e due sono stati soppressi durante una corsa notturna di levrieri a Cannington, nella periferia di Perth, in Australia. Non è una notizia straordinaria, purtroppo, ma solo l'esempio di quello che accade frequentemente durante le competizioni di racing, ovvero le gare di corsa in cui sono sfruttati i cani, solitamente Grayhound, per il mercato delle scommesse.
Le gare all'ippodromo di Cannington, dove è avvenuto "l'incidente", sono poi state sospese dopo la settima delle 12 corse previste che ha causato il ferimento dei quattro cani che sono rimasti feriti. Il circuito è considerato tra i più pericolosi in tutta l'Australia, un paese che sta cercando di fermare questa pratica che, ad esempio, in Nuova Zelanda è già diventata illegale. In Europa anche le cose stanno iniziando a cambiare: in Scozia il governo sta sostenendo il disegno di legge per vietare definitivamente le corse dei levrieri: una decisione storica che è stata presa per tutelare il benessere dei cani e che segue quella già presa di recente dal Galles.
Tutti i paesi del Commonwealth, fondamentalmente, hanno una profonda radice storica e culturale che affonda nella tradizione britannica dei cinodromi. Nonostante negli anni il benessere degli animali sia diventato un punto dell'agenda politica a livello internazionale, certe tradizioni proprio non si riescono ancora a sradicare, come del resto accade per le corride in Spagna e nei paesi un tempo colonizzati che ne hanno assorbito le tradizioni.
La morte dei due cani a Perth e il ferimento di altri quattro animali ha risollevato un dibattito pubblico che in realtà negli ultimi tempi è molto forte in Australia, soprattutto dopo l'annuncio del primo ministro sulla riconversione dell'area di Wentworth Park a Sidney, un vero e proprio polo per le corse che si trasformerà in area destinata ai cittadini e ai loro cani.
Lo stato federato dell'Australia Occidentale, inoltre, ha annunciato un'inchiesta parlamentare statale sulle corse dei levrieri, in seguito a una petizione di 26.000 firme che ne chiede la graduale eliminazione del settore. In tutto il paese sono attive 60 "piste" che fruttano allo Stato una cifra pari a 1,3 miliardi di dollari all'anno, un indotto notevole che è difficile da scardinare sebbene i programmi che mirano allo stop definitivo prevedano dei rimborsi per gli organizzatori e gli allevatori volti alla riconversione delle loro attività.
La vita dei levrieri da corsa, semplicemente, è una "non vita" tanto quando corrono quanto, se non peggio, quando non sono usati per le gare. Le corse avvengono appunto nei cinodromi, in cui vince il più veloce a percorrere un tracciato circolare o ovale, rincorrendo una preda artificiale meccanica, simile a un coniglio o una lepre, fino al taglio del traguardo. Laura Arena, veterinaria esperta in benessere animale, così descrive il trattamento a cui sono sottoposti questi cani: "Spesso, oltre all’isolamento sociale e alla deprivazione sensoriale, i cani vengono mantenuti con la museruola, per evitare che si provochino delle ferite autolesive da stress. Inoltre, spesso gli animali, a meno che non siano campioni, non sono sottoposti alle giuste terapie preventive, come le vaccinazioni annuali o le visite veterinarie, perché non sarebbe economicamente vantaggioso per gli allevatori. Anche le metodologie di allenamento non sono meno preoccupanti, gli animali sono sottoposti a sforzi estenuanti, anche per mettere a prova la loro resistenza. Quando gli animali si feriscono, a volte durante le stesse gare o durante gli allenamenti, la via dell’abbattimento è la più economica rispetto alle cure mediche o agli interventi chirurgici. Allo stesso modo il mantenimento degli animali fuori carriera, perché non più prestanti, è obsoleto. Questi animali vengono scartati e soppressi".