
La gazza (Pica pica) è uno degli uccelli più riconoscibili e comuni in Italia e in Europa. Appartiene alla famiglia dei corvidi, la stessa di corvi, ghiandaie e cornacchie, ed è facile riconoscerla per il suo piumaggio bianco e nero con riflessi metallici e per la lunga coda. Vive a stretto contatto con gli esseri umani e frequenta campagne, parchi urbani, periferie e persino grandi città. È infatti un uccello estremamente intelligente e adattabile e ormai una presenza fissa in ambiente urbano.
Nel folklore europeo, però, la gazza è conosciuta soprattutto per un'altra caratteristica: la fama di "ladra". Da secoli si racconta che rubi oggetti luccicanti, gioielli, monete o piccoli pezzi di metallo. Una reputazione così radicata da essere entrata nel linguaggio comune e nell'immaginario collettivo. Eppure, questa presunta propensione al furto non ha in realtà alcun reale riscontro. Oggi sappiamo che la gazza è "ladra" soprattutto nelle storie popolari e, in particolare, in ambito venatorio e culturale, più che nella realtà dei fatti.
Perché si dice che le gazze ladre rubano

Il mito della gazza ladra nasce e si sviluppa soprattutto in Europa, con declinazioni molto simili tra loro soprattutto in Italia, nel Regno Unito e in Francia. Anche in passato, infatti, la gazza era un uccello molto comune nei pressi degli insediamenti umani e si avvicinava spesso alle case, alle stalle, ai mercati e ai campi coltivati, attirata dal cibo facile. Questo comportamento opportunista – comune a molti corvidi – l'ha resa malvista ai nostri occhi, soprattutto in contesti rurali e venatori, dove era considerato un uccello "furbo", invadente e "dannoso".
In un'epoca in cui oggetti piccoli e preziosi potevano facilmente andare persi o essere rubati, era semplice attribuire la colpa a un uccello curioso che si aggirava nei dintorni, trovando nella gazza un capro espiatorio ideale. Anche perché, da buon opportunista, la gazza talvolta "ruba" uova e piccoli di altri uccelli dai nidi molto esposti e poco protetti. Da qui l'idea che fosse attratta da tutto ciò che luccica e che lo rubasse intenzionalmente. La cultura popolare ha poi fatto il resto, consolidando questo mito ancora oggi ben radicato.

L'opera La gazza ladra di Gioachino Rossini, rappresentata per la prima volta nel 1817, ha infatti contribuito enormemente a fissare questo stereotipo: nella trama, una gazza addomesticata ruba una posata d'argento causando gravi conseguenze a una giovane domestica, Ninetta, che finisce così in carcere. Anche se si tratta di una finzione teatrale, l'opera ha avuto un'enorme diffusione e ha rafforzato l'associazione tra la gazza e il furto.
Più tardi, anche la cultura pop e altre opere del 900, come fumetti e cartoni animati – tra cui Le avventure di Tintin – hanno contribuito a consolidare questo mito, trasformando la gazza in un animale scaltro, opportunista e propenso al furto.Oggi questa visione è diffusa soprattutto in contesti rurali e in particolare venatori, dove la gazza continua a essere malvista dai cacciatori per il suo presunto e mai dimostrato impatto sulle popolazioni di piccoli passeriformi.
Cosa c'è di vero nel mito delle gazze ladre e i gioielli

La credenza è ancora così diffusa che, negli ultimi anni, diversi ricercatori hanno deciso di metterla alla prova. Uno studio del 2014 molto noto e pubblicato sulla rivista Animal Cognition ha cercato di capire se le gazze fossero davvero attratte da oggetti luccicanti, come gioielli o superfici metalliche. I ricercatori hanno posizionato diversi tipi di oggetti – brillanti, opachi, commestibili e non – in ambienti frequentati dalle gazze e ne hanno osservato il comportamento.
Il risultato è stato piuttosto chiaro: le gazze non mostrano alcuna preferenza per gli oggetti luccicanti. Anzi, in molti casi li evitano, probabilmente perché li percepiscono come elementi nuovi e potenzialmente pericolosi, un comportamento noto anche come neofobia, la paura per ciò che è nuovo e sconosciuto. Quando si avvicinano a un oggetto, quindi, lo fanno per curiosità o per valutare se possa essere una fonte di cibo, non perché attratte dal suo valore estetico o materiale.
In altre parole, non esiste alcuna prova scientifica che le gazze rubino gioielli o oggetti metallici per accumularli o collezionarli. Il mito, quindi, resta tale: una costruzione culturale affascinante che però non trova conferma nel comportamento reale dell'animale, a meno che non si tratti di uccelli "domestici" e cresciuti in cattività, abituati a "giocare" e interagire con gli oggetti di casa. Anche questo aspetto potrebbe aver contribuito a consolidare questo mito.
Chi è davvero la gazza ladra

Al di là della sua fama ingiustificata, la gazza rimane però un uccello estremamente affascinante e interessante. Lunga circa 45 centimetri, di cui quasi la metà è costituita dalla coda, la gazza ha un'apertura alare che può superare i 55 centimetri e un peso medio di 200-250 grammi. Il piumaggio è inconfondibile: bianco e nero, con riflessi verdi e violacei sulle ali e sulla coda, visibili soprattutto alla luce diretta del sole.
La gazza vive in una grande varietà di ambienti, dalle campagne alle aree agricole, fino a margini dei boschi, parchi urbani e città. È una specie sedentaria, cioè tende a rimanere nello stesso territorio tutto l'anno, e forma coppie stabili che possono durare per tutta la vita. Nidifica solitamente sugli alberi, spesso pini, costruendo grandi nidi a cupola fatti di rami intrecciati e dotati di una sorta di "tetto" che protegge le uova e i pulli dai predatori. Sono simili ai nidi delle cornacchie – altri corvidi urbani -, che però di solito sono aperti e senza "tetto".

È una specie estremamente adattabile e si nutre di insetti, piccoli vertebrati, uova, semi, frutta, rifiuti e carcasse che trova in giro, come gli animali investiti dalle auto in strada. Come tutti i corvidi, la gazza è anche molto intelligente. È capace di risolvere problemi complessi, manipolare oggetti, riconoscere individui, ricordare luoghi e adattare il proprio comportamento a contesti diversi. Non è una ladra di gioielli, ma un animale molto curioso, opportunista e straordinariamente adattabile.
Forse è proprio questa sua spiccata intelligenza, unita alla sua vicinanza agli esseri umane, ad averla resa protagonista di racconti, storie popolari e leggende. Il nome "ladra" non lo troverete in nessuna guida di birdwatching, studio scientifico o pubblicazione ornitologica. Oggi solo i cacciatori la chiamano così, ma per conoscere davvero la gazza bisogna andare oltre il mito e scoprire un uccello molto più interessante – e innocente – di quanto la sua fama lasci intendere.