
L’annuncio è della Regione Veneto: è stato istituito un fondo di 150.000 euro per la tutela degli animali d'affezione e il contrasto al randagismo. Nelle intenzioni del presidente Alberto Stefani la tutela degli animali d’affezione “rappresenta una priorità etica e sanitaria. L’istituzione di un fondo specifico regionale segna una precisa scelta politica: riconoscerne il valoree sostenere in modo strutturato le azioni di prevenzione, cura e controllo”.
Si tratta sicuramente di un segnale politico importante, in una regione che si presenta come virtuosa in Italia rispetto alle altre relativamente alle problematiche legate alla gestione dei canili e all’effettiva incidenza del randagismo.
Il confronto impari è sicuramente con le regioni del centro Sud, ma in realtà anche il sistema veneto sta affrontando una trasformazione strutturale ed economica significativa. Sebbene non si registri un'emergenza di randagi stabilmente presenti sul territorio, il flusso di animali abbandonati o vaganti rimane elevato. Ad esempio, secondo i dati diffusi a gennaio 2025 dalla consigliera regionale Elisa Cavinato (Lega-LV), il solo servizio di Igiene Urbana Veterinaria dell'Ulss 6 Euganea ha gestito il recupero di oltre 1.700 cani in un solo anno.
Dati che vengono in realtà superati da quelli pubblicati sul sito del Ministero della Salute in cui dovrebbero trovarsi numeri aggiornati regione per regione ma che continua ad essere molto lento rispetto al fornire fotografie in tempo reale di quale sia la realtà in Italia. In ogni caso, facendo riferimento a quanto ora disponibile, ovvero numeri relativi proprio allo stesso periodo citato dalla Consigliera, il territorio veneto aveva registrato 2.706 ingressi nei canili sanitari e 790 nei canili rifugio, riuscendo a restituire ai legittimi proprietari 1279 individui.
Il mantenimento delle strutture in cui i cani sono detenuti, rappresenta comunque una voce di spesa rilevante per le amministrazioni locali. Un esempio concreto della pressione economica arriva dai bandi pubblici: nel marzo 2025 il Comune di Arzignano in provincia di Vicenza ha affidato la gestione del proprio rifugio all'ENPA per un periodo di soli sette mesi con una base d'asta di circa 65.950 euro. Analizzando le convenzioni medie sul territorio regionale, il costo per ogni cane ospitato oscilla tra i 2,50 e i 5,00 euro al giorno, cifre che i Comuni devono garantire per assicurare standard minimamente dignitosi per la cura del benessere dei cani che dovrebbe essere legato non solo alle necessità di base, cibo e acqua e spazi adatti, ma anche al loro benessere pisichico.
A tal proposito, il Veneto come tutte le altre regioni italiane si deve preparare però a una trasformazione importante: un Decreto del Ministero della Salute del 14 febbraio 2025 e pubblicato a luglio 2025 ha infatti stabilito che e ntro il 22 luglio 2026, i canili sanitari e i rifugi saranno ufficialmente equiparati a “stabilimenti di sanità animale". Questo passaggio introduce obblighi rigorosi di cui abbiamo già evidenziato l’importanza su Kodami, come l’adozione di un manuale interno di gestione, la nomina obbligatoria del veterinario che ha il compito di direttore sanitario, la tracciabilità di tutti gli ospiti con l’inserimento nella Banca Dati Nazionale e diverse altre novità che servono proprio a migliorare le condizioni di vita degli “ospiti”.
A questo proposito, se il Veneto finanzia con 150 mila euro le strutture pubbliche, il paragone con le altre regioni è impietoso rispetto a quanto spendono per il randagismo realtà come la Sicilia o la Campania per fare un paragone a fronte di una politica che non è mai riuscita a risolvere nulla, continuando a incarcerare i cani e a non praticare politiche di adozione consapevole attraverso soprattutto campagne di sensibilizzazione e bandi pubblici nella gestione delle strutture non stravolte dal ribasso delle aste.
La Campania, ad esempio, si trova a fronteggiare un carico di lavoro molto gravoso, con ben 8.833 ingressi nei canili sanitari e 4.897 nei rifugi, numeri che richiedono investimenti strutturali massicci per evitare che i costi di custodia facciano collassare i bilanci comunali. Un divario ancora più netto emerge dal confronto con la Sicilia: l’isola ha registrato 7.537 ingressi nei canili sanitari nello stesso periodo ma, attraverso la Legge Regionale n. 1/2025, ha stanziato ben 5 milioni di euro per rimborsare ai Comuni le spese di ricovero. Per dare una dimensione economica al fenomeno, la sola città di Catania ha ricevuto un riparto di circa 399.300 euro, una cifra che da sola supera di oltre il doppio l’intero fondo regionale veneto.
Per contestualizzare però l'esiguità dello stanziamento veneto limitandoci ad un’analisi relativa al nord ma sempre pensando al numero effettivo di cani presenti e di popolazione umana, è sufficiente osservare la Lombardia dove, a fronte di 6.638 ingressi sanitari regionali, una singola Agenzia di Tutela della Salute come l'ATS di Brescia dispone di un finanziamento di 161.000 euro per il suo piano triennale, investendo quindi su una sola provincia più di quanto il Veneto faccia per tutto il suo territorio.
In passato, tornando al Sud, regioni come la Puglia hanno stanziato 800 mila euro per campagne di sterilizzazione e strutture a fronte di 5.714 ingressi, mentre la Sardegna gestiva complessivamente oltre 1,1 milioni di euro già nel 2012 per una popolazione che oggi registra 3.561 ingressi.
In conclusione, sebbene i 150 mila euro del Veneto siano un primo passo per promuovere la sensibilizzazione e le adozioni, i dati ufficiali del Ministero confermano che i soldi servono ovunque ma ciò che manca è una politica concreta in un ambiente dominato dalle aste al ribasso nella gestione dei canili e dalla poca presenza di educatori e istruttori cinofili, figure chiave per l’innalzamento dell’indice di adozione dei cani ospiti e per guidare le famiglie alla scelta migliore.