
Il "bull shark", ovvero lo squalo leuca non è quell'animale solitario e "burbero" che fino ad ora era stato così descritto. Un nuovo studio su questo grande predatore costiero, famoso per la sua capacità di risalire i fiumi e vivere in acqua dolce, consente di capire meglio il comportamento sociale.
Lo squalo leuca, noto anche come "squalo zambesi" dal nome del fiume africano in cui vive, è stato seguito per ben sei anni dai ricercatori che hanno dato vita poi alla ricerca. Le osservazioni sono avvenute nello Shark Reef Marine Reserve nelle acque delle Isole Figi e hanno tenuto in considerazione il comportamento di 184 individui. Le conclusioni hanno completamente ribaltato le idee fino ad oggi condivise sulle modalità di socializzazione: per decenni questi animali sono stati considerati solitari e particolarmente aggressivi a causa anche dei luoghi comuni sugli squali in generale.
Ciò che è emerso dal monitoraggio è che gli squali leuca, che possono raggiungere fino ai 3 metri e mezzo di lunghezza e un peso di 230 chili, hanno rapporti e relazioni tra di loro, specialmente attraverso interazioni tra coppie di individui che comunicano l'un l'altro con, ad esempio, movimenti paralleli o dinamiche "lead‑follow", ovvero in cui c'è un soggetto che guida e l'altro che segue.
I biologi sottolineano che si tratta di relazioni non casuali: adulti di dimensioni simili tendono a rimanere insieme più frequentemente, e sia maschi che femmine mostrano preferenze nel loro comportamento sociale. E' emerso però che gli individui di entrambi i sessi preferivano socializzare con le femmine ma i maschi avevano in media più contatti sociali rispetto agli esemplari dell'altro sesso. Differenze ci sono anche in base all'età: gli individui più anziani tendono infatti all'asocialità.
"Come esseri umani, coltiviamo una vasta gamma di relazioni sociali, dalle semplici conoscenze ai nostri migliori amici, ma evitiamo anche attivamente certe persone, e questi squali fanno cose simili", ha sottolineato l'autrice principale dello studio Natasha D. Marosi, ricercatrice di Exeter e fondatrice del Fiji Shark Lab.
Lo squalo leuca appartiene alla famiglia Carcharhinidi e in inglese è chiamato "bull shark", per via della forma tozza del corpo e proprio per il comportamento che è sempre stato considerato imprevedibile e particolarmente aggressivo nei confronti delle altre specie. Il contatto con gli esseri umani è raro ma rispetto ad altre tipologie di squali la frequentazione delle stesse acque da parte anche della nostra specie lo ha portato ad essere considerato uno degli squali più pericolosi per l'uomo, sebbene le aggressioni siano eventi piuttosto rari.
La specie si muove in acque poco profonde come baie ed estuari e anche in fiumi e laghi. È possibile incontrarlo nelle zone costiere tropicali e subtropicali di tutto il mondo e riesce a vivere anche negli ambienti di acqua dolce: una popolazione è presente infatti nel lago Nicaragua che non ha alcuno sbocco sul mare.