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2 Aprile 2026
11:43

Il pipistrello fantasma usa dialetti diversi tra le colonie: uno studio ipotizza una forma di cultura

Uno studio sul pipistrello fantasma dimostra che anche questi chirotteri hanno “dialetti”: le differenze tra le colonie potrebbero essere frutto di una vera forma di cultura.

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Un pipistrello fantasma (Macroderma gigas) durante gli studi sul campo. Foto di Hannah Maddison–Harris/Research Institute for the Environment and Livelihoods

Accenti, dialetti e inflessioni regionali, di solito, li associamo agli esseri umani: raccontano da dove veniamo, con chi siamo cresciuti, a quale comunità apparteniamo. Ma un nuovo studio suggerisce che qualcosa di molto simile accade anche nei pipistrelli. In particolare nel cosiddetto pipistrello fantasma, una specie australiana rara, minacciata di estinzione e ancora poco conosciuta.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Ecology and Evolution e guidato dalla biologa Nicola Hanrahan della Charles Darwin University, ha analizzato le vocalizzazioni di diverse colonie di Macroderma gigas, il più grande pipistrello carnivoro dell'Australia. Per farlo, gli studiosi hanno registrato i suoni emessi dai chirotteri appartenenti a cinque diverse colonie distribuite nel nord dell'Australia, alcune distanti tra loro poche decine di chilometri, altre fino a oltre 800.

Il pipistrello fantasma, una specie minacciata e poco conosciuta

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Il pipistrello fantasma è chiamato così per via del colore particolarmente chiaro

Il pipistrello fantasma – chiamato così per via del colore particolarmente pallido – è una specie minacciata che vive solo in Australia, con meno di 10.000 individui in tutto. Circa il 20% della popolazione vive nel Territorio del Nord australiano e proprio per questo, capire come comunica e come sono strutturate le sue colonie è fondamentale anche per la sua conservazione.

I ricercatori hanno esaminato diversi tipi di vocalizzazioni sociali – chiamate "chirp-trill", "squabble" e altri suoni ultrasonici – insieme ai classici richiami utilizzati per l'ecolocalizzazione. L'ecolocalizzazione è il sistema che i pipistrelli utilizzano per orientarsi al buio: emettono onde sonore e "ascoltano" l'eco che rimbalza sugli oggetti e l'ambiente per capire cosa li circonda. Un sistema molto simile – il biosonar – è usato anche da delfini e altri cetacei.

Ogni colonia di pipistrelli ha il suo "dialetto" locale

Dalle analisi è emerso che tutte le colonie mostrano vere e proprie differenze nei suoni emessi dai pipistrelli: usano "dialetti" locali. In parte queste variazioni si spiegano con fattori genetici, geografici o legati alla forma del corpo (per esempio le strutture anatomiche che producono o ricevono i suoni variano leggermente tra le colonie). Ma non basta: una buona parte delle differenze resta senza una spiegazione.

Ed è qui che entra in gioco l'ipotesi più affascinante. Proprio come accade negli esseri umani, anche nei pipistrelli questi "accenti" o "dialetti" locali potrebbero essere influenzati da processi sociali, cioè appresi e modificati nel tempo vivendo insieme ad altri individui. In altre parole, non solo biologia, ma anche una forma di cultura. Ogni singola colonia potrebbe avere un proprio "linguaggio" legato all'appartenenza sociale e all'essere parte di una comunità.

Studi simili sono già stati fatti soprattutto sugli uccelli e sui cetacei, dove l'esistenza di dialetti locali in tantissime specie è ormai ampiamente conosciuta. Anche in altre specie di pipistrelli sono emerse evidenze simili, ma è la prima prova di formazione di dialetti nella famiglia di chirotteri a cui appartiene il pipistrello fantasma. E questo apre una finestra su un aspetto ancora poco esplorato: la vita sociale di questi animali notturni.

Studiare i pipistrelli per capire meglio noi stessi

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Studiare i dialetti dei pipistrelli potrebbe aiutare a capire meglio anche i nostri

I pipistrelli, infatti, non sono animali solitari o "tetri" come spesso si pensa. Molte specie vivono in gruppi numerosi e molto complessi e comunicano con un repertorio di vocalizzazioni molto articolato e complesso. Studiare queste vocalizzazioni può aiutare a capire come sono organizzate le colonie e persino a individuare le singole popolazioni isolate, senza disturbare gli animali o entrando fisicamente nei loro rifugi.

C'è anche un altro motivo per cui questi studi sono molto importanti. I pipistrelli sono tra i pochi mammiferi in cui esistono prove solide di apprendimento vocale, cioè la capacità di modificare i suoni in base all'esperienza. È una caratteristica molto rara, che condividono con noi esseri umani e pochi altri animali, di nuovo uccelli e cetacei. Per questo, i chirotteri sono considerati modelli preziosi per studiare le basi biologiche e sociali dell'evoluzione del linguaggio umano.

Capire come "nascono" i loro dialetti potrebbe dirci qualcosa anche su come, migliaia di anni fa, sono nati i nostri.

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