
Il pinguino imperatore, specie simbolo delle regioni più estreme della Terra, è da oggi ufficialmente classificato come specie "In pericolo" nella Lista Rossa della IUCN. A decretarlo è stata la stessa Unione internazionale per la conservazione della natura, sulla base di una nuova valutazione coordinata da BirdLife International. La causa principale è una sola e ormai nota da anni: il cambiamento climatico.
E purtroppo non è la sola cattiva notizia per il futuro della biodiversità del nostro pianeta. Insieme al pinguino imperatore, anche altre specie antartiche, come l'otaria orsina antartica e l'elefante marino del sud sono ora ufficialmente in pericolo di estinzione.
Il ghiaccio scompare e i pulcini dei pinguini muoiono annegati

Il pinguino imperatore (Aptenodytes forsteri) è la più grande tra tutte le specie di pinguino esistenti e vive esclusivamente in Antartide. La sua sopravvivenza è però strettamente legata a un tipo molto particolare di ghiaccio marino, chiamato in inglese fast ice, una piattaforma ghiacciata ancorata alla costa, che resta relativamente stabile e ferma per lunghi periodi. Per circa nove mesi all’anno, questo tipo ghiaccio è fondamentale per questa specie: è qui che gli adulti si riproducono, depongono le uova e allevano i pulcini, che nascono ricoperti da un piumino soffice e grigio, ma non impermeabile.
Solo dopo diverse settimane i pulcini fanno la muta e sviluppano un piumaggio più adatto all'acqua. Il problema è che questo ambiente sta scomparendo. Dal 2016, l'estensione del ghiaccio marino antartico ha raggiunto livelli minimi record. Il riscaldamento globale e l'aumento della temperatura media del pianeta causato soprattutto dalle emissioni di gas serra rende il ghiaccio sempre più sottile e instabile.

Quando la piattaforma ghiacciata si rompe troppo presto – prima che i pulcini completino lo sviluppo e la muta – le conseguenze sono drammatiche: intere colonie possono finire in mare prima che i piccoli siano pronti a nuotare. I pulcini annegano oppure, se riescono a riemergere, muoiono congelati perché il loro piumaggio non è ancora impermeabile. Eventi di questo tipo erano rari in passato, ma da qualche anno non lo sono più.
Solo nel 2022, quattro dei cinque siti riproduttivi noti nel Mare di Bellingshausen – situato al largo della parte occidentale della Penisola Antartica – sono collassati, causando la morte di migliaia di giovani pinguini. Un episodio simile era già stato osservato nel 2016, nel Mare di Weddell. Questi eventi di mortalità di massa sempre più frequenti stanno purtroppo abbassando il successo riproduttivo delle colonie e il numero di giovani che riescono a raggiungere l'età adulta: per questo la specie è ora considerata in pericolo di estinzione.
Da "Quasi minacciata" a "In pericolo": un salto di due categorie di minaccia
Secondo infatti la nuova valutazione della IUCN, oggi ci sono circa 595.000 pinguini imperatori adulti. Tuttavia, il numero è in forte in calo: tra il 2009 e il 2018 la popolazione è diminuita di circa il 10%, molto più velocemente del previsto. E le proiezioni sul futuro delle colonie sono ancora più preoccupanti: se le emissioni di gas serra continueranno ai ritmi attuali, entro il 2080 la popolazione potrebbe ridursi della metà.
Per questo motivo la specie è passata in un solo aggiornamento da "Quasi minacciata (NT)" a "In pericolo (EN)", saltando in un colpo solo ben due categorie (in mezzo a queste due c'è "Vulnerabile"). Si tratta di un cambiamento rapido e molto significativo, che riflette la velocità con cui sta cambiando l'ecosistema antartico per colpa dei cambiamenti climatici causati dalle attività umane.

Gli scienziati definiscono il pinguino imperatore una "specie sentinella". Significa che il suo stato di salute ci fornisce informazioni molto più ampie su ciò che sta accadendo all'ambiente in cui vive. Se questi animali faticano a sopravvivere, vuol dire che l'intero sistema antartico è in grossa difficoltà. Il ghiaccio marino non è infatti importante solo per loro, ma per molte altre specie e per l'equilibrio climatico globale.
Secondo gli esperti di BirdLife, il caso del pinguino imperatore è l'ennesima prova concreta di come la crisi climatica stia accelerando il rischio di estinzione delle specie, proprio sotto i nostri occhi. Dalla nuova valutazione della IUCN emergono infatti problemi anche per altri animali dell'Antartide.
Non è l'unica specie in difficoltà e il tempo sta per scadere

Per l'otaria orsina antartica (Arctocephalus gazella) il "salto" verso l'estinzione è addirittura triplo: la specie è infatti passata dalla categoria "Rischio minimo (LC)" – la meno preoccupante – a "In pericolo", la stessa del pinguino imperatore. La sua popolazione si è infatti dimezzata dal 2000, soprattutto a causa della riduzione del krill, piccoli crostacei fondamentali per la rete alimentare marina. Il krill, infatti, si sta spostando in acque più profonde e fredde per sfuggire al riscaldamento degli oceani, diventando così meno disponibile per i predatori.
Anche l'elefante marino del sud (Mirounga leonina) è ora considerato a rischio, in questo caso soprattutto a causa delle epidemie di influenza aviaria che hanno colpito duramente alcune colonie in Sud America. La specie è ora inserita nella categoria "Vulnerabile (VU)".

Secondo gli scienziati e le organizzazioni ambientaliste, l’unica soluzione davvero efficace per contrastare questo declino della biodiversità è ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica fino ad azzerarle. In altre parole, vuol dire abbandonare quanto prima i combustibili fossili. Allo stesso tempo, gli esperti propongono anche di inserire il pinguino imperatore tra le specie "specialmente protette" nell’ambito del Trattato Antartico, per limitare ulteriori pressioni come turismo e il traffico navale crescente al Polo Sud.
Il destino di questa specie e di molte altre dipende dalle decisioni che verranno prese nei prossimi anni. Il pinguino imperatore è uno dei campanelli d'allarme più chiari ed evidenti di quanto velocemente il nostro pianeta stia cambiando a ritmi innaturali. Il tempo sta però per scadere (o potrebbe persino essere già scaduto).