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19 Febbraio 2026
11:16

Il modo in cui educhi o addestri il tuo cane riflette la tua etica nei confronti degli animali: lo studio

Scegliere di rivolgersi a un addestratore che usa ancora tecniche punitive e strumenti coercitivi rispetto a chi ha un approccio basato sul rispetto dell'animale e il rafforzamento della relazione dipende dai valori etici che si hanno rispetto al cane inteso come individuo a sé o animale da "usare". Uno studio americano spiega la psicologia dietro le scelte delle persone di riferimento quando si rivolgono ad addestratori o educatori.

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"Questo è il primo studio a dimostrare che la scelta del metodo di addestramento o educazione del cane della persona di riferimento è legata al suo orientamento etico nei confronti degli animali". E' così che viene presentata la ricerca condotta da un team di ricercatori del Dipartimento di Comportamento clinico e Benessere degli animali della Royal (Dick) School of Veterinary Sciences dell'Università di Edimburgo in Scozia.

Come scegliamo di educare il nostro cane riflette il nostro approccio nei confronti degli animali

Si tratta di uno studio unico che ha valutato le scelte di un panel di persone rispetto ai metodi o gli approcci di educazione o addestramento che hanno deciso di seguire insieme al loro cane.  Da quanto ricavato, gli studiosi hanno compreso che il modo in cui viene concepita la relazione con "il miglior amico dell'uomo" è la cartina di tornasole per comprendere quali sono i principi morali che una persona ha nei confronti degli animali. 

"L'obiettivo principale della ricerca era esaminare la correlazione tra l'uso di metodi scelti da parte delle persone e il loro orientamento etico nei confronti dell'approccio con gli animali" ha spiegato Tracy Weber, una delle autrici, in un'intervista su Psicology Today curata da Mark Bekoff, uno dei più importanti etologi canini al mondo. "Abbiamo anche scoperto, tuttavia, che, sebbene il nostro studio non fosse specificamente progettato per promuovere un metodo o una visione etica specifica, era molto facile per le persone (soprattutto coloro che utilizzano correzioni fisiche nell'addestramento) sentirsi denigrate", ha aggiunto la veterinaria.

Il punto nodale, infatti, è che da questa ricerca emerge la netta differenza tra chi si rivolge ad addestratori "classici" che ancora utilizzano metodi in cui vengono utilizzati mezzi e strumenti "fisicamente avversivi, come collari a punte o spray alla citronella", come precisano gli esperti, e chi sceglie approcci in cui il cane viene visto come un soggetto dotato di personalità, emozioni e cognizioni (come il cognitivo zooantropologico o il cognitivo relazionale).

La componente etica nella scelta dell'educatore o dell'addestratore

I ricercatori hanno identificato quattro specifici orientamenti etici che hanno così classificato in base alle scelte: "Diritti degli Animali", "Protezione degli Animali", "Antropocentrismo" e "Utilitarismo laico". Ciò che è emerso, analizzando dati che sono stati raccolti attraverso un sondaggio online compilato da 964 persone di riferimento di cani che vivono negli Stati Uniti, è che gli orientamenti antropocentrico e utilitaristico laico danno priorità ai benefici per l'uomo rispetto ai bisogni degli animali e chi li predilige si rivolge agli addestratori.

Gli orientamenti per i diritti degli animali e la protezione degli animali, invece, danno priorità ai diritti e al benessere di questi ultimi e gli approcci educativi sono rivolti a trainer che applicano metodi in cui vi è il rispetto dell'individualità del cane e i percorsi sono finalizzati alla comprensione della specie e al miglioramento o al rafforzamento della relazione.

Questo studio, nelle intenzioni dei ricercatori, non è stato fatto per denigrare un metodo piuttosto che un altro, ma per provare scientificamente che l'etica è una componente essenziale del rapporto con gli altri animali. La dottoressa Weber, infatti, conclude così il suo scambio con Bekoff: "Sebbene personalmente mi piacerebbe vedere le persone passare a metodi di addestramento senza forza, la mia principale speranza è che questo lavoro possa aprire canali di comunicazione. Il nostro mondo (soprattutto gli Stati Uniti) è oggi molto frammentato. Il velo di odio tra i dog trainer nei vari campi cinofili è un microcosmo di un fenomeno più ampio. Se le persone potessero iniziare a comprendere i numerosi punti di vista etici che guidano le decisioni, forse potrebbero anche imparare a comunicare con coloro che non condividono le loro convinzioni personali. Comprensione e comunicazione vengono prima. Il cambiamento sboccia dopo".

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