
Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato è tornato ieri in aula per rispondere a una interrogazione parlamentare e per dire qualcosa che già di per sé non doveva accadere. Ovvero che "a partire dal mese di gennaio, il principio attivo GS-441524 per il trattamento della Peritonite Infettiva Felina (FIP) risulta disponibile presso fornitori nazionali ed è pertanto ordinabile dalle farmacie per l'allestimento delle preparazioni magistrali, previa prescrizione veterinaria tramite ricetta elettronica".
Sembra una bella notizia, messa così, ma questo solo per chi non sa che la cura per una malattia che porta alla morte di migliaia di felini domestici all'anno solo in Italia, doveva finalmente essere presente sul mercato in modo continuativo da ottobre scorso, mese in cui il responsabile della Sanità aveva annunciato in pompa magna che nel nostro Paese le persone potevano salvare i loro gatti grazie a un farmaco che era vietato e per ottenere il quale si rivolgevano al mercato illegale.
Per raccontare lo stato di fatto, più che quello che finalmente la legge prevede su carta ma che nella pratica è ancora distante dalla realtà, è che non tutte le farmacie hanno a disposizione il principio attivo, che costa procurarselo e che le attese per le preparazioni galeniche sono lunghe. Oltretutto, come sottolineato dopo l'intervento del sottosegretario in aula dalla parlamentare del Pd Eleonora Evi a Kodami: "Riconosco i passi in avanti ma la cura ancora non arriva alle famiglie. In particolare il problema che non è chiaro se le preparazioni galeniche si possano usare solo per via orale (come indicato nella circolare di Gemmato di ottobre) o anche in forma iniettabile, essenziale per aggredire la malattia nel primo momento".
E' dunque senz'altro vero che l'Italia ha superato un'impasse che era surreale, ovvero procedere appunto all'autorizzazione di un rimedio certo per la peritonite felina che era già riconosciuto e utilizzato legalmente in diversi paesi, come Regno Unito e Paesi Bassi, mentre da noi si continuava ad ignorare l’evidenza scientifica e lasciare che i cittadini trovassero soluzioni illegali, rivolgendosi a canali come i social network dove si trovavano annunci di vendita e rischiando ovviamente di essere sanzionati pur di salvare il proprio gatto.
Ma il problema del reperimento resta, e anche quello del corretto utilizzo del principio attivo che necessita di indicazioni chiare, di una formazione diretta ai veterinari ma anche appunto di informazioni univoche nei confronti degli utenti. Stiamo parlando di una terapia salvavita della quale si conosce l'efficacia da molto tempo: da quando si è scoperto che il GS-441524, un antivirale della stessa famiglia del Remdesivir (il farmaco usato anche per le infezioni da Covid-19), è appunto efficace per la cura della Peritonite Infettiva Felina (FIP). Si tratta della patologia virale tra le più letali per i gatti, causata da una mutazione del coronavirus felino (FCoV) e che colpisce prevalentemente i cuccioli e i soggetti immunodepressi. "La forma effusiva della malattia lascia pochissime possibilità di sopravvivenza: senza trattamento, il decesso avviene in pochi giorni o settimane", aveva spiegato su Kodami Giuseppe Borzacchiello, Professore di fisiopatologia veterinaria all'Università Federico II di Napoli.
Ad oggi, dunque, pure se è possibile procedere con la preparazione galenica, ancora non si riesce a capire quanto davvero le persone di riferimento ne abbiano accesso facilmente. Il punto poi sollevato dalla parlamentare del PD è altrettanto fondamentale, ovvero capire in chi modo è possibile somministrare poi la cura. Solo via orale o anche con iniezioni? Dalla circolare ministeriale non è chiaro questo aspetto. Perché soprattutto in fase iniziale, quando la malattia si presenta con un attacco al sistema neurologico o oculare, poter procedere con siringhe è più efficace rispetto al dare il composto via bocca.
Altro punto rimane quello dei costi: le preparazioni galeniche hanno prezzi alti e soprattutto quando il principio attivo è difficile da recepire. Sono costi alti anche per la stessa farmacia che deve preparare il farmaco e non c'è un calmiere dei prezzi su questo tipo di preparazioni e men che mai poi in generale sui farmaci veterinari.
Abbiamo provato a fare una simulazione, basandoci su dei prezzi orientativi in base alle informazioni pubblicate su Farmagalenica, sito che si occupa proprio di "Informazione su Galenici e Farmacie che fanno Preparazioni Galeniche". Partendo dal presupposto che la terapia dipende principalmente dal peso del gatto e ipotizzando un ciclo di 12 settimane, in cui probabilmente secondo le indicazioni del veterinario vi saranno anche variazioni sulla quantità di preparato da dosare a seconda dei risultati della terapia, questo è quello che è emerso come costo medio nelle singole tipologie di somministrazione:
- Fiale iniettabili 20 mg/ml – 10 fiale da 5 ml: circa 389 €
- Sospensione orale 50 mg/ml – 30 ml: circa 285 €
- Capsule da 40 mg – 90 pezzi: circa 240 €
- Capsule da 80 mg – 90 pezzi: circa 391 €
- Compresse masticabili 40 mg – 90 pezzi: circa 285 €
A seconda dunque dello stato del singolo animale, dal peso e fino all'andamento della terapia che può portare a modifiche in itinere, la forbice di spesa è evidentemente comunque molto elevata. E nel mercato nero continuano a proliferare offerte di terapie complete a 100 euro, per fare un esempio concreto di come anche se ora davvero si avesse la possibilità di trovare il farmaco rapidamente in farmacia, comunque la spesa mette di fronte a una concreta difficoltà per tanti e all'accesso solo a chi, sostanzialmente, ha soldi in tasca.