UN PROGETTO DI
18 Febbraio 2026
9:08

Il destino sospeso nella sofferenza degli Husky di Ponzano Romano: altra mobilitazione per i 200 cani

Un presidio di fronte alla Procura di Rieti da parte di cittadini e associazioni per ricordare le condizioni in cui sono detenuti all'interno di un allevamento a Ponzano Romano circa 200 Siberian Husky. Una situazione che va avanti dal 2021.

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Le foto dei Carabinieri forestali entrati nella struttura di Ponzano Romano

E' una storia che va avanti da troppo tempo e alla luce del sole, nel senso che tutti sanno che gli Husky rimasti nella disponibilità di un allevatore di Ponzano, nonostante un provvedimento di sequestro per detenzione non compatibile con il benessere degli animali, stanno male. Eppure nulla ancora è stato fatto, a parte il bombardamento di mail che chi non dimentica questa situazione intollerabile ha inoltrato a redazioni, enti e istituzioni fino ad arrivare al presidio del 15 febbraio davanti alla Procura di Rieti per chiedere che si intervenga in modo definitivo.

Bisogna necessariamente ricostruire con esattezza tutte le tappe di una vicenda che ha visto moltiplicarsi il numero di animali detenuti all'interno dell'allevamento che era stato oggetto di sequestro già nel 2021. E' quello l'anno in cui l'Asl di Roma, insieme ai Carabinieri Forestali, entra nella struttura di Ponzano Romano gestita da Marino Soldani de Velasco, verificando che c'erano più di 100 cani, di razza Siberian Husky, in condizioni di degrado dovuto allo spazio limitato in cui erano ammassati dentro a delle gabbie e in condizioni igieniche pessime. Gli animali erano anche privi di acqua e fu trovato anche un cane morto. L'ispezione portò ad una denuncia a carico del responsabile che si chiuse però con la decisione del Gip di non procedere e di archiviare la posizione dell'allevatore. L'archiviazione fu susseguente alle dichiarazioni di Soldani relative a un ricovero dell'uomo nei giorni in cui i cani erano stati ritrovati in quello stato, dovuto secondo quanto riportato dagli avvocati a un'aggressione subita dallo stesso e che per tanto non aveva potuto badare a loro. Su questo punto le associazioni hanno sempre risposto sottolineando che i tempi non combaciavano e che comunque lo stato delle cose non poteva essere legato a un periodo di tempo breve, ma ciò che resta agli atti è che il procedimento per maltrattamento dei animali nel 2023 è definitivamente archiviato e viene disposto anche il dissequestro. Ma, ribadiamolo, gli animali comunque sono sempre rimasti nella disponibilità dell'uomo.

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Le foto dei Carabinieri forestali entrati nella struttura di Ponzano Romano che dimostrano le condizioni in cui sono stati trovati gli Husky

Nel 2024 interviene anche il Tar, audito proprio da Soldani per contestare i provvedimenti che intanto il Comune di Ponzano Romano aveva preso nei suoi confronti. L'ente infatti era intervenuto dal punto di vista strettamente tecnico per contestare la non idoneità dal punto di vista urbanistico della struttura nell'ospitare i cani o, meglio, un allevamento che era arrivato a contenere circa 200 soggetti, mettendo in evidenza di nuovo che quella situazione rappresentava un grave caso di maltrattamento animale con relative violazioni anche delle norme sanitarie. Il Comune aveva anche emanato un'ordinanza in cui vi era l'obbligo di cessare l'attività di allevamento e indicato a Soldani che avrebbe potuto tenere solo "tre fattrici con i rispettivi cuccioli".

Anche questo intervento pubblico serve a poco, però, nonostante il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio risponda negativamente alle istanze di Soldani che aveva definito "illegittimo" l'intervento del Comune e nonostante la sentenza del Tar sia confermata anche dal Consiglio di Stato. I cani rimangono dove erano, nulla cambia e anzi l'attenzione pubblica si sposta sull'uomo che viene anche ospitato in trasmissioni televisive per raccontare non solo di non aver mai avuto giustizia rispetto all'aggressione subita (aveva accusato un vicino di casa che è stato prosciolto) ma anche di aver subito un incendio doloso nel 2023 come intimidazione da parte di chi lo perseguita per la vicenda degli Husky.

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Cani nelle gabbie e altri liberi intorno (foto Carabinieri di Roma)

La mattina del 18 febbraio 2025, l'Asl e i Carabinieri Forestali entrano di nuovo nella struttura. A far accendere di nuovo i riflettori sulle condizioni dei cani è REA, Rivoluzione Ecologista Animalista. Ciò che emerge da questa ulteriore ispezione è che il numero dei cani è aumentato considerevolmente, vengono contati 220 individui sempre in situazioni precarie rispetto al loro benessere.

Così si arriva alla manifestazione del 14 febbraio portata avanti dalle associazioni animaliste che non hanno mai perso di vista il destino di quegli animali e che si sono riunite insieme anche a molti cittadini e persone comuni che hanno voluto partecipare al presidio. Collettivo Voce Animale, Animalisti Italiani, Vita da cani, Rete dei Santuari, Animal Liberation, Lav, Leal, LNDC Animal Protection, Aida&A OdV, Animalinsieme Onlus e OIPA, oltre a presenziare davanti alla Procura di Rieti, hanno infatti presentato denuncia nei confronti del titolare. L’avvocato David Zanforlini ha ribadito che il reato di maltrattamento è "istantaneo e permanente", sostenendo che pur in presenza di giustificazioni addotte dall’allevatore, lo stato di sofferenza constatato avrebbe dovuto mantenere aperto il procedimento e portare al trasferimento degli animali.

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