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25 Febbraio 2026
14:18

Il delfino Mimmo nella laguna di Venezia sta bene. Gli esperti: “Vanno monitorati gli uomini, non lui”

Uno studio a cura del team di biologi marini e veterinari che seguono il delfino Mimmo nella laguna di Venezia spiega che i rischi per l'animale sono solo quelli legati alle attività antropiche e alla troppa curiosità rispetto alla presenza dell'animale che è invece del tutto in linea con le abitudini della specie.

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Il delfino Mimmo nella laguna di Venezia (foto studio su Frontiers)

Barche poco attente a rispettare le regole, velocità eccessive e approcci decisamente invadenti da parte di turisti e locali nel volerlo immortalare per forza. I rischi per Mimmo, il delfino che da mesi ha scelto la laguna di Venezia e in particolare il bacino di San Marco come sua "casa", sono quelli che le persone possono causargli. Ed è per questo che in un articolo pubblicato su Frontiers gli esperti che lo stanno osservando spiegano che vanno monitorati gli esseri umani più che il tursiope.

"La Laguna di Venezia faceva storicamente parte dell'areale dei delfini dell'Adriatico, ma tali segnalazioni sono diventate rare a partire dagli anni '70. Il ‘delfino di Venezia' è presto diventato una celebrità, con conseguenti tentativi di nutrire, toccare e interagire con l'animale, oltre a visite guidate e avvicinamenti irregolari da parte di imbarcazioni. Questo comportamento inappropriato da parte degli esseri umani ha aumentato il disturbo, il rischio di collisioni con eliche/imbarcazioni e l'assuefazione alla vicinanza umana. A seguito di prove di disturbo e lesioni, nel novembre 2025 è stato effettuato un tentativo di allontanare il delfino dalle acque ad alto rischio del Bacino di San Marco utilizzando imbarcazioni e dissuasori acustici. Tuttavia, il delfino è tornato immediatamente". Così il team di di biologi marini e veterinari ricostruisce nello studio la storia di questi mammiferi nell'area della laguna e quella attuale di Mimmo.  E analizzando la situazione specifica gli esperti precisano che il problema non è la sua presenza, ma le attività antropiche che possono procurargli danno.

Il primo avvistamento di Mimmo è avvenuto nel giugno del 2025. Per diversi mesi, fino a dicembre, i ricercatori hanno documentato i suoi spostamenti nella laguna. Secondo quanto risulta dalle osservazioni, il delfino si nutre di cefali e si comporta in modo tipico per la sua specie, considerando proprio quanto sono particolarmente adattabili i soggetti che ne fanno parte. "Il comportamento del tursiope solitario osservato tra giugno e dicembre 2025 – scrivono nell'articolo – è coerente con il comportamento tipico della specie. Il delfino è probabilmente entrato in laguna e successivamente si è stabilito nelle acque a sud di Venezia a causa dell'elevata disponibilità di prede in quel tratto di laguna".

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Il delfino tursiope nel Bacino di San Marco (area urbana di Venezia, Italia). Foto inserite nello studio publicato su Frontiers "per gentile concessione del Museo di Storia Naturale di Venezia ’Giancarlo Ligabue’ e del Dipartimento di Biomedicina Comparata e Scienze dell’Alimentazione, Università di Padova, Padova, Italia (CERT).

Gli esperti sono anche molto critici rispetto ai tentativi che sono stati fatti per far allontanare l'animale verso il mare aperto, utilizzando anche segnali acustici, e che non hanno avuto successo. I ricercatori ritengono che questa pratica sia del tutto scorretta, ovvero che catturare o anche trasferire gli animali in questo modo è rischioso e inaccettabile. "Decenni di ricerca indicano che potrebbe essere difficile dissuadere le specie opportuniste di odontoceti dall'avvicinarsi a punti in cui il cibo è prontamente disponibile – sottolineano – Mentre i deterrenti acustici possono allontanare i delfini tursiopi per periodi di tempo variabili, raramente li inducono ad abbandonare le loro aree di alimentazione".

Sulla cattura, poi, i biologi e i veterinari non usano mezzi termini: "deve essere fortemente sconsigliata" scrivono e spiegano il perché, identificando tre motivazioni principali. La prima è che Mimmo potrebbe annegare o anche subire la cosiddetta "miopatia da cattura", ovvero una condizione che porta anche alla morte degli animali selvatici a causa "dello stress fisiologico dovuto alla cattura, al confinamento e alla manipolazione". Poi ci sarebbero anche rischi per le persone che dovrebbero mettere in atto l'operazione "tra cui la possibilità che il delfino reagisca con colpi di coda o altri movimenti violenti, intenzionali o meno, che potrebbero essere potenzialmente letali". Infine, dicono gli esperti, "la cattura richiederebbe esenzioni dalle direttive nazionali e internazionali sulla protezione della fauna selvatica, che possono essere difficili da ottenere".

La conclusione dell'articolo, pubblicato da chi sta seguendo con costanza e la dovuta competenza la vita di Mimmo e dell'intero sistema laguna, è solo una: una maggiore attenzione da parte degli esseri umani potrebbe trasformare questa storia in un caso esemplare di convivenza tra esseri umani e altri animali, a patto che sia garantito "il pieno rispetto delle leggi italiane e internazionali attraverso adeguate misure di controllo, limiti di velocità e una decisa deterrenza di comportamenti umani inappropriati".

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