
Ci sono storie che risaltano nella cronaca quando i fari si illuminano per raccontare l'atrocità a cui animali, ma anche persone, sono sottoposte. Poi il tempo passa e poco si sa delle vittime e dei carnefici. Quando la storia di Rambo, un meticcio pugliese, emerse era il 7 gennaio del 2025: Il cane fu avvistato sulla strada provinciale 145 di Cassano Murge, legato con una sorta di guinzaglio alla portiera di un’auto e così trascinato sull'asfalto.
L'intervento di alcuni cittadini che segnalarono quanto avevano visto con i loro occhi, portò però al recupero del cane che fu ritrovato "disteso a terra con le zampe e i cuscinetti coperti di sangue, come aveva raccontato a Kodami Alessandro Florio, gestore del canile comunale di Cassano dove Rambo aspettava una nuova occasione. Cosa che per lui poi è accaduta, dopo alcuni mesi passati nella struttura prima di essere adottato dalla sua nuova, e vera, famiglia.
Rambo era stato legato allo sportello posteriore di un'auto da due persone, un padre e un figlio che sarebbero dovuti essere coloro che erano le sue "persone di riferimento". Quel trascinamento aveva comportato seri danni al cane, tanto che come ricorda la Lav era stato necessario un "ricovero urgente presso una vicina clinica veterinaria che aveva evidenziato, oltre allo stato di forte stress e di paura, le gravi condizioni in cui versava: diverse lesioni profonde e sanguinanti sia sulle zampe che sull’addome dovute – come riportato nella relazione veterinaria – proprio allo sfregamento”.
I due, identificati grazie alle segnalazioni, erano stati denunciati presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Bari tramite lo Sportello LAV contro i maltrattamenti sugli animali attivo nella stessa città dal giugno del 2023. Proprio ieri si è svolta la prima udienza del dibattimento a loro carico e come riporta l'associazione "è stata ammessa la costituzione di parte civile di LAV, assistita e difesa dall’Avv. Annarita D’Errico. Il difensore degli imputati ha preannunciato l’intenzione, da parte dei suoi assistiti, di chiedere la definizione del giudizio mediante applicazione della pena su accordo delle parti".