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9 Aprile 2026
17:36

Il bisonte europeo è tornato: così cambia (in meglio) la natura in Europa

Dopo aver sfiorato l’estinzione nel secolo scorso, il bisonte europeo sta tornando a popolare l’Europa, con effetti positivi a cascata per ecosistemi e clima: aumenta la biodiversità, rigenera i boschi e favorisce ambienti più resilienti.

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Una mandria di bisonti europei in Polonia

Il più grande mammifero terrestre d'Europa era scomparso quasi del tutto appena un secolo fa. Oggi, invece, il bisonte europeo sta tornando a muoversi libero in molti paesi del Vecchio Continente, e con lui stanno cambiando anche i paesaggi. Questa specie un tempo popolava gran parte dell'Europa. Poi, tra XIX e inizio XX secolo, la caccia e la distruzione degli habitat lo hanno spinto sull'orlo dell’estinzione. Nel 1927, quando l'ultimo bisonte in natura fu abbattuto nel Caucaso, ne restavano poco più di 50 in cattività, tra zoo e parchi privati.

Da quel momento è iniziato uno dei più importanti progetti di conservazione al mondo. Le prime reintroduzioni in natura risalgono già agli anni 50, ma è soprattutto negli ultimi decenni che la popolazione ha ripreso a crescere rapidamente. Oggi si stimano circa 7.000 bisonti europei liberi, distribuiti tra Polonia, Bielorussia, Romania, Germania, Svizzera, Lituania e persino Regno Unito e Spagna.

Gran parte di questo successo si deve anche al lavoro di organizzazioni come Rewilding Europe, che promuovono il cosiddetto "rewilding". Si tratta di un approccio alla conservazione che punta a "restituire spazio alla natura", lasciando che ecosistemi e specie tornino a funzionare in modo più autonomo, anche attraverso le reintroduzioni di specie chiave. In questo contesto, il bisonte è probabilmente la specie simbolo di questa filosofia: la sua presenza può innescare una cascata di effetti positivi sull'ambiente.

Il bisonte europeo, un ingegnere degli ecosistemi

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Estinto in natura nel secolo scorso, il bisonte europeo sta tornando a popolare l’Europa a partire da pochissimi individui sopravvissuti in cattività

Il bisonte europeo (Bison bonasus) – cugino del più noto bisonte americano – è un grande erbivoro e, come altri animali simili, modifica profondamente l'ambiente in cui vive. Bruca erba e arbusti, scorteccia gli alberi, li abbatte e si rotola nel terreno. Azioni che possono sembrare distruttive, ma che in realtà creano nuovi spazi e opportunità per molte altre specie.

Nel bosco di Blean Woods, nel Kent inglese, dove una mandria è stata reintrodotta nel 2022, gli effetti sono già evidenti: più luce raggiunge il suolo, la vegetazione è meno fitta e stanno comparendo piante che prima non riuscivano più a crescere. In altre parole, aumenta la biodiversità, cioè la varietà e il numero di forme di vita presenti in un ambiente. E questo, per chi si occupa di conservazione e gestione degli ecosistemi, è una buona notizia: più alta la biodiversità, di solito, più produttivi, sani e funzionali sono gli ecosistemi.

Questi animali agiscono quindi come veri e propri "ingegneri degli ecosistemi", contribuendo a rendere gli habitat più complessi e resilienti, ovvero più capaci di resistere ai cambiamenti, compresi quelli climatici, e riprendersi da un evento negativo o distruttivo.

Il ruolo nel clima: più natura, meno carbonio

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I bisonti, come altri grandi erbivori, modellano il paesaggio, favoriscono il recupero la biodiversità e contribuiscono allo stoccaggio del carbonio

Il ritorno del bisonte potrebbe infatti avere effetti positivi anche per il clima. Uno studio pubblicato nel 2023 da ricercatori della Yale University ha analizzato una popolazione reintrodotta nei Carpazi romeni. Secondo i risultati, una mandria di circa 170 individui potrebbe contribuire a catturare e immagazzinare quantità di carbonio paragonabili alle emissioni annuali di decine di migliaia di automobili.

Questo avviene grazie a diversi meccanismi: il pascolo uniforme delle praterie, la fertilizzazione naturale del suolo attraverso gli escrementi, la dispersione dei semi e la compattazione del terreno, che riduce il rilascio di carbonio.

Gli scienziati sottolineano che queste stime hanno ancora diversi margini di incertezza, ma il messaggio è chiaro: grandi erbivori come il bisonte possono contribuire a ristabilire dinamiche ecologiche ormai perdute che favoriscono anche lo stoccaggio di carbonio. Effetti positivi simili sono stati riscontrati anche con altre specie: lupi, balene, squali, elefanti, possono aiutarci a ridurre l'impatto dei gas serra sul surriscaldamento globale e sul clima.

Un ritorno che cambia i comportamenti, il paesaggio e non solo

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Il ritorno del bisonte europeo rappresenta uno dei più grandi traguardi della conservazione e del rewilding mondiale

In alcuni casi, gli effetti positivi del ritorno dei bisonti sono più piccoli, ma altrettanto interessanti. Nei Paesi Bassi, per esempio, nel Parco Nazionale Zuid-Kennemerland i piccoli uccelli passeriformi utilizzano il pelo che i bisonti perdono in primavera per costruire i nidi. Si tratta di un materiale particolarmente morbido, isolante e che aiuta a mantenere costante la temperatura delle uova. Alcuni studi ancora in corso stanno cercando di capire se questo comportamento possa aumentare il successo riproduttivo degli uccelli.

Dopo oltre due secoli di assenza, i bisonti sono tornati anche nei Carpazi meridionali della Romania, nei monti Rodopi in Bulgaria e in Spagna, dove non si vedevano più da migliaia di anni (quest'ultimo caso è stato anche fortemente criticato). Qui, come altrove, il loro ritorno non rappresenta solo il recupero di una specie, ma l'inizio della ricostruzione di interi ecosistemi.

Il caso del bisonte europeo mostra come la conservazione di oggi non significhi più solo proteggere, ma anche ripensare tra umani e natura e agire attivamente per ripristinare e ricostruire  – per quanto possibile – ciò che abbiamo perso. Restituire spazio a specie chiave può rendere gli ambienti più ricchi, dinamici e, in definitiva, più "selvaggi". E forse anche più capaci di affrontare le sfide sempre più difficili e incerte che ci aspettano in futuro.

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