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9 Febbraio 2026
8:31

I serpenti possono resistere senza mangiare per un anno o più e ora sappiamo come ci riescono

I serpenti possono digiunare per mesi o anche oltre un anno, in casi estremi. Un nuovo studio dimostra che ci riescono anche perché hanno perso i geni della grelina, l’ormone della fame.

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I serpenti possono restare per mesi o persino anni senza mangiare e ora sappiamo perché

Il digiuno più lungo mai documentato per un serpente è durato oltre tre anni. È successo in Giappone, dove un esemplare di Trimeresurus flavoviridis – una vipera giapponese molto velenosa – è stato monitorato a partire dal 10 settembre 1977 in un centro specializzato della prefettura di Kagoshima. Per più di mille giorni non ha mangiato nulla. E non è un caso isolato: per molti serpenti restare senza cibo per mesi, o addirittura anni, è del tutto normale.

I serpenti sono infatti animali "estremi" a tavola. Quando mangiano, lo fanno in modo abbondante, inghiottendo prede che possono sembrare persino troppo grandi rispetto al loro corpo. Ma tra un pasto e l'altro possono poi passare tempi lunghissimi, diversi mesi o anche oltre un anno in casi estremi. Come è possibile? Per anni la risposta non è stata del tutto chiara, ma ora uno studio pubblicato sulla rivista Open Biology offre una spiegazione che parte dal loro DNA e passa per "l'ormone della fame".

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Il record per il digiuno più lungo mai osservato in un serpente appartiene alla vipera Trimeresurus flavoviridis ed è durato oltre tre anni. Foto di Patrick Randall via Flickr

Al centro della scoperta c'è la grelina, un ormone prodotto soprattutto dallo stomaco quando è vuoto e conosciuto appunto come ormone della fame. Nei mammiferi, compresi gli esseri umani, la grelina segnala al cervello che è il momento di mangiare. Durante il digiuno, infatti, aiuta l'organismo a mobilitare le riserve di grasso per ottenere energia mentre si cerca cibo. Per molto tempo si è pensato persino che la grelina potesse essere la chiave per trattare malattie e disturbi legati all'alimentazione come obesità o diabete.

Il suo funzionamento, però, si è rivelato più complesso del previsto: bloccarla, per esempio, non ha prodotto effetti significativi su appetito e peso nei topi. Insomma, il suo ruolo nel metabolismo – cioè nell'insieme dei processi con cui il corpo produce e usa energia – era tutt'altro che semplice. I ricercatori hanno allora deciso di guardare altrove, analizzando il genoma completo di ben 112 specie diverse di rettili.

Il risultato è stato del tutto inaspettato: 32 specie di serpenti, quattro di camaleonti e due lucertole hanno perso quasi completamente i geni che permettono di produrre la grelina. In alcuni casi restano solo frammenti inutilizzabili, in altri il gene è del tutto assente o così modificato da non funzionare più. Non solo. In queste stesse specie manca anche un enzima, chiamato MBOAT4, indispensabile per attivare la grelina. Senza l'ormone e senza l'enzima che lo rende operativo, l'intero sistema cambia.

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Senza grelina, i serpenti riescono a consumare meno energia e a resistere più a lungo senza mangiare

Cosa significa tutto questo? Nei mammiferi la grelina stimola il consumo delle riserve energetiche durante il digiuno stimolando l'appetito. Nei serpenti e in altri rettili che hanno perso questi geni, invece, il metabolismo funziona in modo completamente diverso. Molte di queste specie adottano una strategia di caccia detta "sit-and-wait": restano immobili per lunghi periodi aspettando che una preda si avvicini. È un metodo efficace, ma imprevedibile e per sopravvivere, devono quindi ridurre al minimo il consumo di energia a riposo.

Secondo gli autori, la perdita dei geni legati alla grelina sembra essere proprio un adattamento a questo stile di vita. In pratica, questi animali hanno "rimodellato" il loro metabolismo per consumare meno energia quando non mangiano, riuscendo così a sopportare digiuni lunghissimi. Secondo gli scienziati si tratta di una scoperta notevole, che potrebbe aiutare a capire meglio il ruolo della grelina anche in altri animali, compresi noi. Perché a volte, per comprendere come funziona il nostro corpo, basta osservare chi ha scelto – o meglio, evoluto – una strada completamente diversa.

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