
Dopo ben quattro anni di attesa, i kakapo hanno ricominciato a riprodursi e le prime uova sono già state deposte. La notizia arriva naturalmente dalla Nuova Zelanda, l'unico posto nel mondo in cui ancora sopravvive questo goffo, pesante e notturno pappagallo incapace di volare. Si tratta di un evento raro e soprattutto molto atteso per una specie che, con poco più di 230 individui, è uno degli uccelli a maggior rischio di estinzione del pianeta.
Il kakapo (Strigops habroptilus) è una specie che definire unica è a dir poco riduttivo: è il pappagallo più pesante del mondo, ha abitudini notturne e soprattutto è l'unico completamente incapace di volare. Si riproduce inoltre solo una volta ogni due-quattro anni, quando avviene la fruttificazione in massa del rimu, un grande albero neozelandese che produce frutti in modo abbondante, ma irregolare. L'ultima volta era successo nel 2022. Senza questo evento, i kakapo, che si nutrono dei suoi frutti, semplicemente non si riproducono.
Oggi la popolazione totale di kakapo conta appena 236 individui suddivisi in tre piccole isole protette, di cui 83 femmine in età riproduttiva. Ogni uccello ha un nome, è seguito singolarmente e tutti indossano un piccolo trasmettitore radio che permette ai ricercatori di monitorare spostamenti e attività. È uno dei programmi di conservazione più intensivi e di successo al mondo, avviato negli anni 90 quando la specie era ridotta a soli 51 individui, tra cui Solstice, una delle più importanti "matriarche" scomparsa lo scorso anno.
Secondo il Dipartimento per la Conservazione neozelandese (DOC), la stagione riproduttiva del 2026 potrebbe anche essere la più importante di sempre. In genere ogni femmina alleva un solo pulcino, ma se le condizioni saranno favorevoli, il numero di nuove nascite potrebbe permettere di superare il record del 2022, quando la popolazione aveva raggiunto i 252 individui. Le prime uova sono già state deposte e le schiuse sono attese per la metà di gennaio.
Ma oggi il successo del Kakapo Recovery Programme non si misura più solo contando i nuovi nati. L'obiettivo è molto più ambizioso: creare popolazioni sane e autosufficienti, che richiedano sempre meno interventi umani. Per questo, quest'anno i ricercatori adotteranno un approccio più "leggero": meno alimentazione supplementare, meno inseminazione artificiale, meno interferenze nei nidi e più uova lasciate schiudere in maniera naturale, invece che in incubatrice.
Il kakapo ha anche un comportamento riproduttivo molto particolare. È l'unico pappagallo al mondo che si riproduce con il sistema dei lek: i maschi si radunano in aree comuni – appunto i lek – e passano mesi a preparare sentieri e piccole conche nel terreno per esibirsi. Da qui emettono profondi richiami notturni, chiamati booming, udibili a chilometri di distanza, per attirare le femmine. Dopo l'accoppiamento, però, i maschi spariscono e tutta la cura delle uova e dei piccoli ricade sulla madre.
Il cammino è però ancora lungo: il kakapo resta una specie in pericolo critico di estinzione per via dell'esiguità della popolazione, della bassa variabilità genetica e per la lentezza con cui si riproduce. Basta un'epidemia di aviaria, un parassita o un evento metereologico estremo per spazzare via potenzialmente l'intera specie. Tuttavia, ogni nuova stagione riproduttiva è un passo in più lontano dall'estinzione e un esempio lampante di come la conservazione, quando è paziente, costante e condivisa, possa davvero funzionare.