
Dopo quasi cent'anni di assenza, gli struzzi tornano a correre tra i deserti dell'Arabia Saudita. Cinque uccelli originari del Nord Africa sono stati liberati all'interno della Riserva Reale del principe Mohammad bin Salman, una vasta area protetta nel nord-ovest del paese. È un evento simbolico e concreto allo stesso tempo, che segna un nuovo capitolo per una regione profondamente trasformata dagli esseri umani nel corso del 900, quando si è estinto lo struzzo d'Arabia e non solo.
Gli uccelli rilasciati appartengono alla sottospecie di struzzo comune (una delle due specie oggi viventi di struzzo, l'altra è S. molybdophanes) conosciuta come struzzo nordafricano o struzzo berbero (Struthio camelus camelus), tra l'altro in serio pericolo di estinzione in Nord Africa. Oggi questa sottospecie è infatti classificata come "In pericolo critico" dalla IUCN e in natura ne sopravvivono meno di mille individui, distribuiti in piccole popolazioni frammentate nella regione africana del Sahel.
Il loro ritorno in Arabia Saudita è parte di un progetto di più ampio respiro chiamato Rewild Arabia, una delle iniziative di "rewilding" – ovvero di rinaturalizzazione e ripristino degli ecosistemi – più ambiziose di tutto il Medio Oriente. L'obiettivo è infatti ripristinare oltre 24.500 chilometri quadrati di habitat, distribuiti in 15 ecosistemi diversi, e ripopolare o reintrodurre 23 specie minacciate o localmente estinte, come appunto gli struzzi.

Gli struzzi nordafricani sono stati infatti scelti come "sostituti ecologici" dello struzzo d'Arabia (Struthio camelus syriacus), una sottospecie oggi estinta e che un tempo viveva in tutta la Penisola Arabica e nel Medio Oriente. Lo struzzo d'Arabia era leggermente più piccolo di quello nordafricano e si è estinto in Arabia Saudita probabilmente già negli anni 30, principalmente a causa della caccia intensiva, che ha reso impossibile per un animale così grosso e visibile sopravvivere negli ambienti aperti. L'ultimo individuo noto fu abbattuto nel 1941 in Bahrein.
Dal punto di vista genetico ed ecologico, lo struzzo nordafricano è però il parente vivente più vicino a quello arabo e svolge un ruolo ecologico essenzialmente simile. Questi grossi uccelli non volatori, infatti, contribuiscono a tenere sotto controllo la vegetazione e disperdono i semi attraverso le loro feci, favorendo così la rigenerazione delle piante. In questo modo aiutano a mantenere in salute e più funzionali gli ecosistemi desertici e la biodiversità.

Il rilascio dei primi cinque struzzi rappresenta quindi un passaggio chiave verso la creazione di una popolazione fondatrice, da cui potrebbero nascere futuri programmi nazionali di allevamento e ulteriori reintroduzioni. A guidare il progetto non sono però solo i dati scientifici, ma anche le tracce del passato. Scoperte archeologiche e antiche incisioni rupestri – i cosiddetti petroglifi – mostrano chiaramente struzzi in branco e scene di caccia, confermando quanto questi animali fossero un tempo molto comuni nella regione e culturalmente rilevanti.
Quella dello struzzo è inoltre la dodicesima reintroduzione effettuata nella riserva. Prima di lui sono tornati tra gli altri specie come l'orice d'Arabia (Oryx leucoryx) estinto in natura negli anni 70, l'onagro o emione persiano (Equus hemionus onager), la gazzella delle sabbie (Gazella marica) e quella di montagna (Gazella gazella). Tutti tasselli di una strategia di rewilding di lungo periodo che mira a ricostruire ecosistemi funzionanti e resilienti.