UN PROGETTO DI
10 Gennaio 2026
11:32

Gli struzzi tornano a correre in Arabia Saudita dopo quasi 100 anni dall’estinzione

Dopo quasi un secolo gli struzzi tornano in Arabia Saudita: i primi cinque uccelli sono stati reintrodotti in una riserva dove un tempo viveva l’estinto struzzo d’Arabia.

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Gli struzzi reintrodotti in Arabia Saudita a distanza di circa 100 anni dall’estinzione della popolazione locale. Foto di David Chancellor via Prince Mohammed bin Salman Royal Reserve

Dopo quasi cent'anni di assenza, gli struzzi tornano a correre tra i deserti dell'Arabia Saudita. Cinque uccelli originari del Nord Africa sono stati liberati all'interno della Riserva Reale del principe Mohammad bin Salman, una vasta area protetta nel nord-ovest del paese. È un evento simbolico e concreto allo stesso tempo, che segna un nuovo capitolo per una regione profondamente trasformata dagli esseri umani nel corso del 900, quando si è estinto lo struzzo d'Arabia e non solo.

Gli uccelli rilasciati appartengono alla sottospecie di struzzo comune (una delle due specie oggi viventi di struzzo, l'altra è S. molybdophanes) conosciuta come struzzo nordafricano o struzzo berbero (Struthio camelus camelus), tra l'altro in serio pericolo di estinzione in Nord Africa. Oggi questa sottospecie è infatti classificata come "In pericolo critico" dalla IUCN e in natura ne sopravvivono meno di mille individui, distribuiti in piccole popolazioni frammentate nella regione africana del Sahel.

Il loro ritorno in Arabia Saudita è parte di un progetto di più ampio respiro chiamato Rewild Arabia, una delle iniziative di "rewilding" – ovvero di rinaturalizzazione e ripristino degli ecosistemi – più ambiziose di tutto il Medio Oriente. L'obiettivo è infatti ripristinare oltre 24.500 chilometri quadrati di habitat, distribuiti in 15 ecosistemi diversi, e ripopolare o reintrodurre 23 specie minacciate o localmente estinte, come appunto gli struzzi.

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Gli struzzi introdotti appartengono alla sottospecie nordafricana (Struthio camelus camelus), considerata in pericolo critico di estinzione

Gli struzzi nordafricani sono stati infatti scelti come "sostituti ecologici" dello struzzo d'Arabia (Struthio camelus syriacus), una sottospecie oggi estinta e che un tempo viveva in tutta la Penisola Arabica e nel Medio Oriente. Lo struzzo d'Arabia era leggermente più piccolo di quello nordafricano e si è estinto in Arabia Saudita probabilmente già negli anni 30, principalmente a causa della caccia intensiva, che ha reso impossibile per un animale così grosso e visibile sopravvivere negli ambienti aperti. L'ultimo individuo noto fu abbattuto nel 1941 in Bahrein.

Dal punto di vista genetico ed ecologico, lo struzzo nordafricano è però il parente vivente più vicino a quello arabo e svolge un ruolo ecologico essenzialmente simile. Questi grossi uccelli non volatori, infatti, contribuiscono a tenere sotto controllo la vegetazione e disperdono i semi attraverso le loro feci, favorendo così la rigenerazione delle piante. In questo modo aiutano a mantenere in salute e più funzionali gli ecosistemi desertici e la biodiversità.

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Un tempo in Arabia Saudita viveva lo struzzo d’Arabia, una sottospecie estinta a causa della caccia nel 900. Illustrazione da un un manoscritto islamico del 1335. Immagine da Wikimedia Commons

Il rilascio dei primi cinque struzzi rappresenta quindi un passaggio chiave verso la creazione di una popolazione fondatrice, da cui potrebbero nascere futuri programmi nazionali di allevamento e ulteriori reintroduzioni. A guidare il progetto non sono però solo i dati scientifici, ma anche le tracce del passato. Scoperte archeologiche e antiche incisioni rupestri – i cosiddetti petroglifi – mostrano chiaramente struzzi in branco e scene di caccia, confermando quanto questi animali fossero un tempo molto comuni nella regione e culturalmente rilevanti.

Quella dello struzzo è inoltre la dodicesima reintroduzione effettuata nella riserva. Prima di lui sono tornati tra gli altri specie come l'orice d'Arabia (Oryx leucoryx) estinto in natura negli anni 70, l'onagro o emione persiano (Equus hemionus onager), la gazzella delle sabbie (Gazella marica) e quella di montagna (Gazella gazella). Tutti tasselli di una strategia di rewilding di lungo periodo che mira a ricostruire ecosistemi funzionanti e resilienti.

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