
Gli orsi polari sono diventati uno dei simboli più iconici e potenti della crisi climatica. Da anni sappiamo infatti che la perdita del ghiaccio marino nell'Artico rappresenta una minaccia diretta e concreta per la loro sopravvivenza. Eppure, un nuovo studio a lungo termine condotto alle Svalbard, l'arcipelago della Norvegia nel Mar Glaciale Artico, racconta una storia un po' più complessa e meno scontata.
Lo studio, pubblicato recentemente su Scientific Reports, ha analizzato le condizioni corporee degli orsi polari adulti tra il 1995 e il 2019, un periodo caratterizzato da una rapida e significativa riduzione del ghiaccio marino. Il risultato sorprendente è che, nonostante questo cambiamento profondo dell'ambiente, molti orsi adulti hanno mantenuto un buono stato di salute, senza mostrare un evidente dimagrimento nel tempo.
Per capire perché questo dato sia così importante, bisogna ricordare che l'Artico non è una massa di terra, come l'Antartide, ma un oceano coperto da ghiaccio marino. È proprio questo habitat instabile e stagionale a essere fondamentale per questi predatori. Sul ghiaccio gli orsi si spostano e, sopratutto, cacciano le foche, prede molto ricche di grassi, ma trovano anche le condizioni adatte per riprodursi e allevare i piccoli.

Quando il ghiaccio si scioglie sempre prima e resta assente più a lungo, gli orsi sono quindi costretti a passare più tempo sulla terraferma. Alle Svalbard, però, uno dei modi in cui sembra si stiano adattando è cambiando in parte dieta. I ricercatori hanno infatti osservato un aumento delle predazioni su animali terrestri, come le renne. Non si tratta di un comportamento del tutto nuovo, ma oggi viene documentato sempre più con maggiore frequenza.
Secondo gli autori dello studio, gli orsi polari sono animali molto adattabili e imparano in fretta: se un individuo riesce a catturare una renna, tenderà a tornare negli stessi luoghi per riprovare. Tuttavia, non tutti gli orsi sono in grado di farlo. Rimangono pur sempre cacciatori specializzati di foche, non di mammiferi terrestri veloci, e queste prede alternative forniscono anche meno energia.

Oltre alle renne, gli orsi delle Svalbard possono nutrirsi anche di altri mammiferi marini, come i trichechi, ma sono risorse meno abbondanti e meno caloriche rispetto alle foche che vivono sulle lastre di ghiaccio. In altre parole, possono "tirare avanti" ancora per un po', ma non è una soluzione sicura nel lungo periodo.
Lo studio, infatti, non parla di un futuro più sereno per gli orsi polari. La buona condizione degli adulti riguarda solo una parte della popolazione ed è un solo indicatore di salute. Altre ricerche mostrano che più giorni senza ghiaccio riducono la sopravvivenza dei cuccioli o delle femmine più anziane, e possono portare a cucciolate sempre più piccole. Senza nuovi nati, anche orsi adulti apparentemente in forma non basteranno a garantire il futuro della specie.
Alle Svalbard, quindi, gli orsi polari non se la passano ancora "così male", ma è probabilmente solo una tregua temporanea, non una vera vittoria contro gli effetti dei cambiamenti climatici.