
Il 4 febbraio è la giornata internazionale contro il cancro. Si tratta di una patologia che non colpisce solo l'essere umano ma che accomuna diverse specie animali, incluso il "miglior amico dell'uomo". Secondo le più recenti stime i tumori colpiscono un cane su quattro e la malattia si presenta mediamente dopo i 10 anni di vita, attestandosi come la principale causa di morte.
Giuseppe Borzacchiello, Professore universitario di Fisiopatologia veterinaria del Dipartimento di Medicina veterinaria e Produzioni animali dell'Università degli studi di Napoli Federico II, da anni studia la malattia e la sua incidenza sugli animali domestici e a lui abbiamo chiesto di fare un quadro delle conoscenze attuali.
Quanto è comune il cancro nei cani e quali dati epidemiologici abbiamo oggi?
Il cancro negli animali è una malattia molto frequente e “antica”. Abbiamo testimonianze di neoplasie addirittura nei dinosauri. L’avanzamento delle conoscenze nelle discipline clinico-diagnostiche ha fatto sì che oggi più frequentemente riusciamo a diagnosticare il cancro negli animali, la cui vita media si è anche allungata. Una stima precisa dell’incidenza, ovvero del numero di nuovi casi su una popolazione data, non l'abbiamo perché i registri tumori non hanno criteri standardizzati. Inoltre, casi clinici sospetti non sempre sono diagnosticati con esame istologico e ci sono variabili relative a predisposizioni di razza. Approssimativamente possiamo dedurre che 1 cane su 4 si ammalerà di cancro.
Ci sono differenze nell’incidenza del cancro tra cani giovani e cani più anziani?
Sì. Il cancro è una malattia complessa che generalmente viene diagnosticata nel paziente anziano.
Quali sono i tipi di tumore più frequenti nei cani e quale tra questi risulta il più comune?
I tumori che più frequentemente diagnostichiamo sono quelli “visibili” ovvero quelli che colpiscono la cute, gli annessi cutanei (le mammelle, ad esempio) e i tessuti molli. Tra le forme più frequenti ci sono il linfoma, il tumore della mammella, l’osteosarcoma, il mastocitoma e il melanoma.
Quali segni clinici portano a sospettare i vari tipi di tumore?
Lesioni della cute e/o annessi (mammelle) vanno sempre attenzionate. Nelle razze di grande mole qualsiasi segno di apparente zoppia va riferita per la maggiore incidenza di tumore dell’osso. I cani liberi possono più frequentemente soffrire di tumori venerei e dunque in questo caso le lesioni dei genitali sono da controllare. Alcune razze più frequentemente di altre si ammalano di cancro: i Boxer sono predisposti al mastocitoma e dunque persone di riferimento consapevoli devono saperlo e stare attenti a segnalare al medico di fiducia qualsiasi alterazione o lesione cutanea sospetta. Dimagrimento, perdita di appetito, difficoltà a respirare e/o a deglutire sono segni clinici generici ma che devono destare allarme soprattutto in un paziente anziano.
Quali cure esistono oggi per i tumori nei cani e con quali risultati?
Le terapie oggi sono molto efficaci anche se non sempre totalmente risolutive. Le maggiori speranze derivano dall’impiego di anticorpi monoclonali che però sono ancora in una fase sperimentale. Purtroppo ancora molti cani muoiono di cancro anche perché gli umani di riferimento non sempre sono disposti a cure impegnative da un punto di vista economico.
Come si valuta la qualità di vita durante i trattamenti?
In linea di massima le terapie antitumorali sono ben tollerate dagli animali che comunque devono essere monitorati. La qualità di vita del paziente oncologico è un aspetto difficile da valutare perché si misura rispetto alle aspettative della persona di riferimento.
In casi in cui non c’è nulla da fare, esistono terapie del dolore?
Esistono terapie per alleviare il dolore ma spesso si sceglie per l’eutanasia compassionevole.
Esiste una correlazione tra il cancro nei cani e negli esseri umani?
Molti aspetti di forme tumorali del cane sono del tutto sovrapponibili a quelle dell’uomo.
Quali fattori di rischio influenzano lo sviluppo del cancro nei cani?
Ad oggi non si conoscono i fattori di rischio della maggior parte dei tumori del cane e questo è un forte limite sia ai fini preventivi che terapeutici. Gli studi presenti in letteratura sono ancora pochi e su campioni limitati. Pensiamo che per stabilire il nesso causale tra fumo di sigaretta e cancro al polmone dell’uomo ci sono voluti quasi 50 anni! Certamente sono più note le predisposizioni di razza: i cani di grande stazza più frequentemente si ammalano di cancro alle ossa.
Si può fare prevenzione anche per i cani, ovvero ci sono consigli come quelli che vengono dati alle persone?
No, perché non conosciamo i fattori di rischio delle neoplasie canine. Ciò è vero anche per la sterilizzazione che comunemente si crede prevenga lo sviluppo del cancro della mammella. In realtà, il rischio non si annulla del tutto.