
Craig non era solo un grosso elefante. Per chi vive o ha visitato l'Amboseli National Park, nel sud del Kenya, era l'elefante. Uno di quelli che si riconoscono subito, anche da lontano, per via delle zanne lunghissime che quasi sfioravano il terreno. Sabato mattina Craig è morto per cause naturali, a 54 anni, mettendo fine alla vita di uno degli ultimi grandi "super tusker" africani, come vengono chiamati i maschi con zanne eccezionalmente lunghe e pesanti.
A confermarlo sono stati i ricercatori e i conservazionisti che da decenni seguono la popolazione di elefanti africani di savana di Amboseli. Secondo l'Amboseli Trust for Elephants Craig, nato nel gennaio del 1972, aveva ormai un'età molto avanzata per un elefante africano maschio che vive in natura. "Ha vissuto a lungo e senza dubbio ha generato molti piccoli", hanno scritto nel messaggio di saluto.
Craig era famoso soprattutto per le sue enormi zanne. Negli elefanti, le zanne sono incisivi superiori modificati che crescono per tutta la vita e vengono usati come display nella comunicazione e nella ricerca del partner, per scavare, difendersi e spostare oggetti. Nei cosiddetti super tusker – una categoria rarissima – ciascuna zanna può superare i 45 chilogrammi di peso, ma oggi ne restano pochissimi in tutta l'Africa e Craig era uno di loro.
Nel parco di Amboseli, al confine con la Tanzania, l'elefante era quindi diventato una vera icona. Nel 2021 era stato scelto anche come "ambasciatore" del celebre marchio di birra keniota chiamata Tusker, proprio come i grandi maschi dotati di zanne. Ma al di là della fama, chi lo ha visto da vicino ricordava soprattutto il suo carattere: era noto per la sua calma, per l'abitudine di fermarsi senza agitarsi mentre turisti e fotografi lo riprendevano, un comportamento tutt'altro che scontato per un maschio adulto.

Il Kenya Wildlife Service lo ha anche definito un simbolo per i successi nella conservazione nel paese. Craig, infatti, è riuscito a sopravvivere in un continente dove per decenni gli elefanti con zanne grandi sono stati i primi a essere uccisi. Il bracconaggio per l'avorio ha infatti colpito soprattutto gli individui più "appariscenti" e remunerativi, quelli con le zanne più lunghe e pesanti, riducendo drasticamente il loro numero in natura. Ed è proprio questo il motivo per cui oggi elefanti come Craig sono sempre più rari in Africa.
La caccia selettiva ha avuto inoltre un doppio effetto: da un lato ha eliminato fisicamente molti grandi maschi, dall'altro ha favorito, nel tempo, la sopravvivenza, la riproduzione e la diffusione di elefanti con zanne sempre più piccole o addirittura assenti. In pratica, gli individui meno "redditizi" per i bracconieri venivano risparmiati e avevano più probabilità di sopravvivere e lasciare discendenti: un esempio concreto di come le attività umane possano influenzare direttamente l'evoluzione di una specie.
Nel caso di Craig, la protezione costante ha però fatto la differenza. Amboseli è uno dei parchi più monitorati del Kenya e negli ultimi decenni gli elefanti più noti sono stati seguiti individualmente da ricercatori e ranger. Questo sistema ha permesso a Craig di sopravvivere, arrivare a un'età così avanzata e di morire per cause naturali, un evento ormai abbastanza raro per un elefante maschio con zanne così grandi e appariscenti.
La sua morte arriva inoltre in un paese dove la fauna selvatica è anche una risorsa economica fondamentale. Il turismo naturalistico rappresenta infatti circa il 10% del PIL nazionale e ogni anno milioni di persone visitano i parchi kenioti proprio per vedere animali come gli elefanti.