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25 Marzo 2026
13:14

È morta Biruté Galdikas, l’ultima primatologa delle “Trimates”: una vita dedicata agli oranghi

Aveva 79 anni ed è scomparsa il 24 marzo, dopo una lunga malattia. Cinquantacinque anni fa, da giovane studentessa, atterrò nel Borneo con uno zaino, un taccuino e una promessa fatta a un paleoantropologo visionario: studiare gli oranghi nella foresta. Era l'ultima delle "Trimates", insieme a Jane Goodall e Dian Fossey.

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La primatologa Biruté Galdikas aveva 79 anni. Foto di Orangutan Foundation International

La primatologa Biruté Mary Galdikas è morta il 24 marzo a Los Angeles, all'età di 79 anni, dopo una lunga malattia. Lo rende noto l'Orangutan Foundation International (OFI), l'organizzazione da lei fondata nel 1986 per proteggere gli oranghi del Borneo e la foresta che li ospita.

Era la più giovane – e l'ultima sopravvissuta – delle cosiddette Trimates, conosciute anche come Leakey's Angels, le tre donne scelte dal noto paleoantropologo Louis Leakey che hanno riscritto la comprensione sulle grandi scimmie antropomorfe e, attraverso di essa, quella su noi stessi. Nata in Germania il 10 maggio 1946 da genitori lituani in fuga dall'occupazione sovietica, e poi cresciuta in Canada, era la meno nota del trio completato dalla recentemente scomparsa Jane Goodall, diventata un'icona globale, e Dian Fossey, assassinata in Ruanda.

Biruté Galdikas è rimasta per tutta la vita nella foresta, lontana dalle telecamere, dedicando tutto il suo tempo alla missione che l'aveva portata per la prima volta nel Borneo: studiare e proteggere gli oranghi. E lo ha fatto per cinquantacinque anni, fino alla sua scomparsa.

Tre donne per tre grandi scimmie antropomorfe

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La primatologa Biruté Galdikas insieme a un orango. Foto di Orangutan Foundation International

Il nome Louis Leakey è associato ai grandi scavi della Rift Valley, ai fossili di ominidi trovati in Africa, alla caccia alle origini della specie umana. Ma negli anni 60 e 70, il paleoantropologo fece qualcosa di abbastanza insolito per un accademico del suo livello: scommise su tre giovani donne con scarsa o nessuna formazione scientifica e le mandò nel profondo delle foreste tropicali.

Jane Goodall era già nel Gombe, in Tanzania, dal 1960. Studiava gli scimpanzé e stava smontando ogni certezza sull'uso di strumenti come prerogativa esclusivamente umana. Dian Fossey era invece in Ruanda, sui vulcani dei Virunga, a costruire un rapporto di fiducia con i gorilla di montagna che avrebbe poi pagato con la vita – uccisa nel suo campo nel 1985, quasi certamente da bracconieri. E Biruté Galdikas, la più giovane delle tre, era destinata ad andare nella foresta pluviale del Borneo indonesiano.

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Biruté Galdikas sulla copertina del National Geographic dell’ottobre del 1975. Foto di Orangutan Foundation International

Il mondo della scienza e non solo, con un misto di ironia e paternalismo che il tempo avrebbe trasformato in rispetto e autorevolezza, le etichettò Leakey's Angels, richiamando il popolare telefilm dell'epoca, Charlie's Angels. Louis Leakey, invece, preferiva Trimates. Tre primati umane che studiavano tre primati non umani. Galdikas scelse gli oranghi. O forse, come avrebbe detto lei, furono gli oranghi a sceglierla.

Aveva visto la fotografia di un orango da bambina e quei grandi occhi ambrati non le erano più usciti dalla testa. "Sono stati gli occhi a portarmi dagli oranghi", disse in un'intervista alla Sierra Club Magazine. "Ti attraversano fino all'anima".

L'arrivo in Borneo e l'inizio di una missione durata tutta la vita

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Biruté Galdikas arriva per la prima volta nel Borneo nel 1971. Foto di Orangutan Foundation International

Era il novembre del 1971 quando Biruté Galdikas, venticinque anni, arrivò alla Tanjung Puting Reserve nel Kalimantan Centrale, la porzione indonesiana del Borneo, insieme al suo primo marito Rod Brindamour, dopo un giorno intero di navigazione sul fiume Sekonyer. Non c'erano strade, né telefoni, né elettricità. Il campo che fondò – e che chiamò Camp Leakey, in onore del suo mentore – nasceva con appena un paio di capanne di legno.

I suoi colleghi all'UCLA, dove studiava per il dottorato, avevano cercato di scoraggiarla: gli oranghi erano considerati impossibili da studiare. Non sono come i delfini che si avvicinano verso chi li cerca. Non sono gli scimpanzé, socievolissimi e rumorosi. L'orangutan – che in malese significa letteralmente uomo della foresta – è una scimmia solitaria, silenziosa, diffidente. Vive in cima agli alberi, a decine di metri di altezza, nel fitto della foresta pluviale. Cercarli vuol dire guadare acqua fino alla vita, partire prima dell'alba, tornare dopo il buio.

Per settimane, Galdikas li seguì senza riuscire ad avvicinarli. Poi imparò qualcosa che le sarebbe rimasto per tutta la carriera: bisognava adottare quello che lei stessa chiamava "un senso del tempo da orango". Non affrettare nulla. Muoversi piano e aspettare. Nel giro di quattro anni, aveva già raccolto più dati e informazioni sugli oranghi di quanto l'intera letteratura scientifica avesse mai prodotto fino a quel momento.

Quello che nessuno sapeva sugli oranghi

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Galdikas è stata la prima a descrivere le abitudini e la biologia riproduttiva degli oranghi

Prima degli studi di Galdikas, gli oranghi erano le grandi scimmie antropomorfe meno conosciute. Nessuno sapeva con esattezza cosa mangiassero, come si riproducessero, come organizzassero le loro esistenze quasi interamente solitarie. Lei fu la prima a scoprire che la loro dieta era incredibilmente variegata e composta da oltre 400 tipi diversi di alimenti: frutta, foglie, cortecce, insetti. Descrisse per la prima volta anche le loro abitudini sociali.

I maschi adulti si muovono quasi sempre da soli, le femmine con i cuccioli formano legami che durano anni, i giovani rimangono relativamente sociali per alcuni anni. Mappò inoltre i loro territori, studiò le strategie che usavano per trovare il cibo nella foresta, svelò le abitudini nascoste sugli alberi.

Ma soprattutto, documentò quello che divenne forse il dato più citato della primatologia degli oranghi: l'intervallo tra le nascite. Le femmine di orango a Tanjung Puting trascorrono tra i 7 e gli 8 anni tra un parto e l'altro, il periodo di più lungo tra tutti i mammiferi. Una madre allatta, protegge, segue e insegna tutto ciò che sa a suo figlio per quasi un decennio, prima di partorire di nuovo.

Non è un dato banale, ma quasi una sentenza per la tutela e la protezione degli oranghi. Una specie che partorisce un solo cucciolo per volta e che si riproduce così lentamente non può permettersi perdite. Ogni orango ucciso o catturato prima dell'età riproduttiva è un vuoto che la popolazione impiega quasi un decennio a colmare. Quando Galdikas calcolò quelle cifre, la biologia della conservazione cambiò.

L'impegno per gli oranghi rimasti orfani

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Galdikas si è anche impegnata nella riabilitazione e nella reintroduzione in natura degli oranghi rimasti orfani. Foto di Orangutan Foundation International

E non si fermò alla ricerca. Quasi subito divenne la principale figura di riferimento per la riabilitazione degli oranghi rimasti orfani in Indonesia, cuccioli sequestrati ai cacciatori di frodo, sopravvissuti agli incendi o alla deforestazione, animali che avevano trascorso anni in gabbia come "animali domestici" nelle case di funzionari e famiglie benestanti. Galdikas li accoglieva al campo, li allevava con cure quasi materne, li reintroduceva nella foresta.

Qualcuno la criticò: troppa confidenza con gli umani avrebbe reso quei cuccioli inadatti alla vita in natura. Le autorità indonesiane arrivarono a mettere in discussione i suoi permessi. Lei però resistette. Nel lungo periodo, i dati le diedero ragione: la sua organizzazione è responsabile del rilascio di oltre 500 oranghi nelle foreste del Borneo. Nel frattempo, crescendo fianco a fianco alle madri orango, aveva imparato qualcosa che nessun libro poteva insegnare: come un orango impara. Come comunica. Come soffre.

Più di centomila ore in campo. Una sola specie (anche se oggi sappiamo che le specie di orango sono tre). Un solo posto. Lo studio più lungo condotto da un unico ricercatore o da una sola ricercatrice su un qualsiasi mammifero nella storia della scienza.

L'ultima delle Trimates

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Le "Trimates", Jane Goodall, Dian Fossey e Biruté Galdikas. Foto da Wikimedia Commons

Jane Goodall è scomparsa nell'ottobre del 2005, a 91 anni, mentre instancabilmente era ancora impegnata nelle conferenze che portava in giro per il mondo. Dian Fossey fu assassinata quarant'anni fa. Galdikas era rimasta l'ultima a portare quell'eredità e l'ultima che poteva dire di aver vissuto nella foresta, di aver passato più anni con le scimmie di quanti ne avesse trascorsi in qualsiasi città.

Le Trimates non erano solo ricercatrici, ma parte integrante dell'ecosistema che studiavano. In un'epoca in cui la ricerca sul campo diventa sempre più tecnica, più veloce, più basata su sensori, tecnologia e modelli matematici, loro erano ancora lì: nel fango, sotto la pioggia, a quaranta metri sotto i rami dove dormivano i loro soggetti di studio.

Il comunicato dell'OFI parla di "chiusura di un'era". Non è retorica. Quando Goodall è arrivata al Gombe, Kennedy era presidente degli Stati Uniti. Quando Galdikas è arrivata al Kalimantan, Neil Armstrong aveva camminato sulla luna appena due anni prima. Quell'era – di scienziati e scienziate che si perdevano nella foresta per decenni, senza GPS, senza fondi garantiti, spesso senza nemmeno la certezza dei permessi – non tornerà.

Quello che resta della primatologa degli oranghi

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Galdikas nel 2017. Foto da Wikimedia Commons

La fondazione da lei fondata naturalmente continuerà. A guidarla sarà Frederick Bohap Galdikas, figlio di Biruté e del suo secondo marito, il contadino e presidente tribale del popolo Dayak Pak Bohap bin Jalan, morto prima di lei. Il campo al Kalimantan funziona ancora e centinaia di persone, perlopiù indigene locali, portano avanti il lavoro di ricerca, riabilitazione e protezione della foresta e dei suoi ultimi oranghi.

La popolazione di oranghi di Tanjung Puting – tra le più grandi rimaste – è ancora lì, in parte, proprio grazie a lei. Galdikas aveva infatti contribuito a far designare quella zona come parco nazionale. Nel 1991 organizzò anche la prima Conferenza Mondiale sulle Grandi Scimmie Antropomorfe, portando gli oranghi per la prima volta sul palcoscenico internazionale. Vinse il Tyler Award for Environmental Achievement, la Medaglia degli Esploratori, l'Order of Canada, il Kalpataru e la Satya Lencana, alcuni dei massimi riconoscimenti per la conservazione. Insegnò per decenni alla Simon Fraser University in Canada e all'Università Nazionale di Jakarta, formando centinaia di studenti.

Il suo ultimo desiderio, riporta l'OFI, era di essere riportata nel Borneo per essere sepolta accanto al marito. Tornare alla foresta. È quello che aveva sempre fatto, in fondo. Scegliere la foresta e gli oranghi quando ogni cosa ragionevole suggeriva il contrario.

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